Cronaca

“Ranucci come Falcone e Borsellino?”. La lezione del poliziotto a Sigfrido

Nel pieno del caso Lavitola, il giornalista evoca i grandi martiri della Repubblica: un accostamento che ha scatenato la bufera politica

Andrea Cecchini
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Ranucci si paragona a Falcone, Borsellino e Moro… Ci sarebbe da scrivere un libro, non un post su Facebook. Ha dichiarato che i migliori uomini italiani sono stati uccisi «per eccesso di chiarezza». Bene, è proprio quella che è mancata e manca in questa storia tragicomica. Perché Lavítola ha dichiarato che l’attentato aveva l’obiettivo di accrescere la notorietà della vittima… Viene da piangere e ridere allo stesso momento.

Quindi, se tanto ci dà tanto, in base alle dichiarazioni di Lavitola, in quell’attentato Ranucci non doveva morire perché doveva solo diventare più famoso, giusto? Ebbene, Falcone, Borsellino e Moro furono uccisi per eliminarli, non certo per accrescerne la notorietà. La loro morte fu il tentativo di mettere a tacere uomini diventati scomodi.

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Si sta scrivendo un’altra bruttissima pagina della nostra democrazia e, come sempre, per giri e rigiri politici, di potere… e di seggi, disegnando trame e ombre sempre più oscure per deviare l’attenzione.

Andrea Cecchini – Italia Celere, 15 agosto 2026

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