Cronaca

Ranucci scarica la Boccia, ma rischia il boomerang: cosa può raccontare “l’amica”?

Il conduttore di Report avrebbe ridimensionato il rapporto davanti al Comitato etico Rai. Lei però conferma amicizia, incontri e un libro insieme: e ora potrebbe avere parecchie cose da raccontare

boccia ranucci
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La saga di Sigfrido Ranucci si arricchisce di un nuovo personaggio. E non proprio di una comparsa. Dopo Valter Lavitola, le lettere anonime, le chat, le audizioni e le polemiche sul metodo Report, sulla scena irrompe Maria Rosaria Boccia. Sì, proprio lei. La protagonista del caso Sangiuliano, la donna delle registrazioni, degli screenshot e delle rivelazioni centellinate. Una che, insomma, quando decide di parlare difficilmente passa inosservata. Il problema, per Ranucci, è molto semplice: lui e Boccia raccontano due storie che sembrano difficili da conciliare.

Secondo quanto ricostruito dal Messaggero, durante la lunga audizione davanti al Comitato etico della Rai il conduttore di Report avrebbe sostanzialmente ridimensionato il rapporto con l’imprenditrice di Pompei. Alla domanda sulla Boccia avrebbe reagito, secondo il quotidiano, come se gli stessero attribuendo una frequentazione quasi inesistente: “Maria Rosaria Boccia, e chi la conosce? Sarebbe mia amica? Macché”. E ancora, interrogato sul presunto libro al quale i due starebbero lavorando: “Libro? Ma di che cosa state parlando?”. Una versione ribadita ieri: “Nessuno controlla, prima di dare la notizia che Maria Rosaria Boccia sta scrivendo un libro con me: falso, ma pur di attaccarmi ci si trincera dietro la scusa che non si verificano le dichiarazioni di una intervistata”. Benissimo. Peccato che dall’altra parte la diretta interessata racconti tutt’altra storia.

Intervistata dal Corriere della Sera, non lascia infatti molto spazio alle interpretazioni: “Sigfrido Ranucci è una persona che conosco, frequento e alla quale sono legata da un rapporto di amicizia e di stima“. E aggiunge: “Troverei francamente sorprendente scoprire che abbia sostenuto di non conoscermi”. Capito il piccolo dettaglio? Non “l’ho incontrato qualche volta”. Non “abbiamo conoscenze comuni”. Non “ci siamo incrociati per ragioni professionali”. Amicizia e stima. Ci vediamo, ci frequentiamo. Punto.

Naturalmente la Boccia usa il condizionale sulle parole attribuite a Ranucci davanti al Comitato etico e fa bene: finché non esiste un verbale ufficiale pubblico, quella del Messaggero resta una ricostruzione giornalistica. Ma sul proprio rapporto con Ranucci non tentenna affatto. Anzi, rincara. Alla domanda sugli incontri nella sede Rai, compreso quello del 4 giugno nell’ufficio del giornalista, conferma: “Ci siamo visti diverse volte, a Roma, a Pompei e anche in Rai“. Non solo. Boccia conferma pure l’esistenza del progetto editoriale: “Il libro esiste. Il progetto è concreto ed è in uno stato avanzato”. Ed è qui che la faccenda diventa interessante.

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Perché se la versione riportata dal Messaggero sull’audizione di Ranucci fosse corretta, bisognerebbe capire come sia possibile che un uomo conosca appena una donna con la quale si incontra diverse volte tra Roma, Pompei e gli uffici della Rai e con la quale esiste addirittura un libro “in stato avanzato”. Uno dei due racconti, inevitabilmente, avrebbe bisogno di qualche spiegazione in più.

C’è poi il passato recente. La Boccia non ha mai nascosto la propria vicinanza a Ranucci. Dopo l’attentato subito dal giornalista a Pomezia gli aveva dedicato pubblicamente parole che difficilmente si utilizzano per un conoscente occasionale: lo aveva definito un “amico meraviglioso” e lo aveva collocato addirittura nel proprio “cerchio magico”. I due erano comparsi insieme anche in occasione della promozione de La scelta, il libro del conduttore di Report. Sono inoltre emerse chat tra i due finite negli atti dell’inchiesta romana.

Ora attenzione: tutto questo, di per sé, non dimostra alcuna scorrettezza professionale di Ranucci. Avere un rapporto personale con Boccia non è un reato, né costituisce automaticamente una violazione. Il punto politico e giornalistico è un altro: perché, se davvero davanti al Comitato etico quel rapporto è stato rappresentato come marginale, Boccia continua invece a descriverlo come un’amicizia vera, consolidata e accompagnata persino da un progetto editoriale comune? E soprattutto: quanto sa Maria Rosaria Boccia? Perché questa è la domanda che probabilmente comincia a girare nei corridoi Rai.

Nel colloquio con il Corriere, la Boccia spiega che durante gli incontri con Ranucci i due hanno parlato “di questioni personali, di attualità, delle vicende giudiziarie e mediatiche che in momenti diversi ci hanno riguardato” e del libro in preparazione. Un libro che, promette, dovrebbe raccontare “fatti, meccanismi e retroscena” della vita pubblica italiana. Meccanismi e retroscena. Parole non proprio irrilevanti, considerando il momento attraversato dal giornalista di Report.

Ecco perché la comparsa della Boccia nella saga Ranucci rischia di essere molto più ingombrante di quanto sembri. Fino a ieri era la donna che difendeva Sigfrido a spada tratta. Quella del “giù le mani”, del “cerchio magico”, dell’amico quasi perfetto. Oggi scopre dai giornali che, davanti agli organismi interni Rai, quell’amicizia sarebbe stata drasticamente ridimensionata.

Il Messaggero si domanda addirittura se l’eventuale disconoscimento dell’amicizia possa provocare una reazione dell’imprenditrice e l’emersione di nuovi dettagli sulle conversazioni con Ranucci, sulla Rai, sulle fonti di Report o sul rapporto con Lavitola. Per ora siamo nel campo delle ipotesi. La Boccia, nell’intervista al Corriere, non attacca Ranucci e anzi ribadisce stima e amicizia. Ma proprio questa calma rende il cortocircuito ancora più evidente.

Perché la questione, alla fine, è elementare. Ranucci sostiene davvero di conoscerla appena? La Boccia sostiene di frequentarlo e di essergli amica. Il libro esiste? La Boccia dice di sì e che è già molto avanti. Gli incontri ci sono stati? Lei li conferma. Qualcuno, dunque, dovrà prima o poi mettere ordine nelle versioni. E per il conduttore di Report il rischio più serio potrebbe non essere Maria Rosaria Boccia in sé. Potrebbe essere ciò che la Boccia conserva, ricorda e soprattutto potrebbe decidere di raccontare qualora si sentisse trasformata improvvisamente da “amica del cerchio magico” in una perfetta sconosciuta. La saga continua. E difficilmente finirà qui.

Massimo Balsamo, 19 agosto 2026

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