C’è una domanda che, a questo punto, vale più di tutte le suggestioni mandate in onda da Report: chi ha passato quella lettera anonima alla trasmissione di Sigfrido Ranucci? Perché a rileggerla oggi, dopo l’ordinanza del gip di Roma sull’attentato del 16 ottobre 2025, quella che doveva essere una pista investigativa assomiglia sempre di più a una polpetta avvelenata. E Report, anziché chiedersi chi l’avesse cucinata, se l’è mangiata.
Partiamo dalla fine. Il 19 aprile 2026 Rai 3 manda in onda Il cantiere dei misteri, servizio di Autieri che riprende l’inchiesta sul Cantiere Navale Vittoria di Rovigo e costruisce un percorso piuttosto ardito: l’acquisizione della società, i rapporti economici con la Campania, le due mitragliatrici trovate nel cantiere, le ombre della camorra e, dulcis in fundo, la bomba esplosa davanti all’abitazione di Ranucci. La stessa Rai presenta la puntata come un nuovo filone capace di partire da Rovigo, “lambire” aziende infiltrate dalla camorra e arrivare all’attentato.
A tenere insieme tutto questo ben di Dio c’è soprattutto una lettera anonima. Una missiva indirizzata, tra gli altri, a Ranucci e a magistrati delle procure di Roma e Napoli. E che cosa raccontava l’anonimo? Una storia perfetta per la televisione. Dietro la bomba ci sarebbe stata manovalanza riconducibile a famiglie camorristiche campane, sullo sfondo gli interessi attorno al Cantiere Vittoria, come possibile tramite veniva indicato un volto politico. Nessun nome, ma nei servizi in realtà di qualcuno s’è parlato: Gimmi Cangiano, deputato di Fratelli d’Italia e presidente dell’intergruppo parlamentare nautica, subacquea e turismo marino. Peccato che oggi la ricostruzione cautelare dell’attentato racconti tutt’altra storia.
Come ben sappiamo, il mandante è stato Valter Lavitola, che avrebbe incaricato Clesio Tavares Gomes di individuare gli uomini capaci di procurare l’esplosivo e portare a termine l’azione. La catena ricostruita dagli investigatori conduce poi a Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippis. Saranno i giudici a decidere. Ma il punto giornalistico è un altro: la pista descritta dalla lettera anonima non è quella ricostruita nell’ordinanza.
Anzi. Le conversazioni degli uomini accusati di aver materialmente partecipato all’attentato sono impressionanti proprio perché portano da un’altra parte. Passariello, parlando con Davide Netti, si attribuisce “il fatto di Ranucci” e spiega di aver agito “per un piacere”. Quando gli viene chiesto che cosa c’entri lui, risponde con una filosofia da manuale criminale: “una mano lava l’altra… e due lavano la faccia”.
Non solo. Gli atti descrivono persino la costruzione di possibili versioni alternative da utilizzare qualora gli esecutori fossero stati scoperti. In una conversazione D’Avino riferisce l’indicazione secondo cui avrebbero dovuto sostenere di aver piazzato l’ordigno per spaventare un albanese. Il gip osserva che quella spiegazione, alla luce del complesso degli elementi raccolti, può essere letta come “mera volontà di depistaggio e di costruzione di una narrazione alternativa dei fatti”. E qui viene il bello.
Per mesi Report ha guardato al Cantiere Vittoria come alla possibile origine della bomba. Ranucci ancora a luglio indicava quella come la pista a suo giudizio “più sensata”. Ma mentre la trasmissione provava a saldare Rovigo, Caserta, camorra e politica, gli uomini che oggi compongono la catena accusatoria parlavano di un committente, di un “piacere”, di soldi, assistenza legale e perfino di strategie da utilizzare per allontanare gli investigatori.
Persino un deputato del Movimento 5 Stelle, Dario Carotenuto, telefonando a Ranucci il 24 aprile, manifestava dubbi. Gli chiedeva se su Cangiano ci fosse davvero “sostanza” e osservava che l’ipotesi del parlamentare come mandante risultava poco verosimile. Ranucci replicava di aver messo insieme elementi “inquietanti” e tornava sulla coincidenza temporale tra la bomba e l’estromissione di Francescomaria Tuccillo dal cantiere. Ed eccoci al secondo capitolo: le fonti di Report.
Dalle dichiarazioni rese da Autieri agli inquirenti emerge che Tuccillo non era un osservatore casuale. Era da tempo una fonte della trasmissione. Fu lui a parlare al giornalista delle “stranezze” riscontrate all’interno del cantiere, delle operazioni finanziarie sospette e dei possibili collegamenti campani. Ed è sempre lui, il 24 settembre 2025, a telefonare ad Autieri dopo un’intervista a Roberto Cavazzana chiedendogli di tornare perché erano “spuntate” due mitragliatrici. Secondo Autieri, Tuccillo avrebbe coinvolto Report anche per ottenere una forma di protezione rispetto alla situazione che denunciava.
Questo non significa che Tuccillo abbia confezionato la lettera. Non c’è alcuna prova per sostenerlo. Significa però che attorno al Cantiere Vittoria esisteva una guerra di interessi, una rete di fonti e un flusso di informazioni interessate che Report avrebbe avuto tutto l’interesse a maneggiare con pinze molto lunghe. E poi compare Lavitola.
Qui bisogna essere precisi anche sulla parola “depistaggio”. Non risulta che sia Autieri a definire tale il collegamento. È Ranucci ad aver sostenuto che associare Lavitola al servizio sul cantiere costituisse un depistaggio. Autieri, invece, interrogato sui propri rapporti con il faccendiere, ha ammesso di averlo sentito “un paio di volte” dalla fine di marzo, proprio mentre lavorava alla seconda puntata sul Cantiere Vittoria. Lavitola gli avrebbe proposto informazioni relative alla scalata alla società, che il giornalista ha descritto come non decisive.
Ma c’è di più. È lo stesso Ranucci, intervistato dal Corriere, a riconoscere successivamente che Lavitola aveva dato a Report “qualche dritta” proprio per realizzare la puntata sui cantieri. Altro che personaggio completamente estraneo al filone. L’ordinanza aggiunge un dettaglio ancora più curioso. Dopo la perquisizione del 4 luglio, sul telefono di Lavitola arriva attraverso Signal un messaggio di Autieri: Ranucci lo aveva chiamato informandolo dell’arrivo dei carabinieri e il giornalista chiedeva a Lavitola se volessero sentirsi. Interrogato su quell’episodio, Autieri ha spiegato di essersi mosso spontaneamente, per ragioni giornalistiche, e di aver poi deciso di non proseguire il contatto, ritenendo avventata l’iniziativa e preferendo tenere Ranucci all’oscuro di quel tentativo.
Ora rimettiamo i pezzi sul tavolo. Una fonte interna al cantiere alimenta per mesi Report con documenti, sospetti e collegamenti. Una lettera anonima arriva in Rai e suggerisce esattamente il cocktail più esplosivo possibile: cantiere, camorra, Campania e politica. La trasmissione segue quella pista. Nel frattempo Lavitola, vecchio conoscente di Ranucci e oggi indicato dal gip come presunto mandante dell’attentato, parla proprio con l’autore del servizio sul Cantiere Vittoria e gli offre informazioni sulla scalata societaria. E Ranucci conferma che qualche “dritta” effettivamente arrivò.
Tutto questo dimostra che Lavitola abbia scritto la lettera o l’abbia fatta recapitare? No. Non c’è, allo stato degli elementi esaminati, una prova che consenta di dirlo. E sarebbe scorretto trasformare un interrogativo in una sentenza. Anche ricostruzioni giornalistiche che hanno sollevato il tema del possibile depistaggio riconoscono che non esiste una conferma dell’origine lavitoliana delle missive. Ma proprio per questo la domanda diventa ancora più interessante.
Chi conosceva abbastanza bene il dossier Cantiere Vittoria da costruire una lettera così dettagliata? Chi aveva interesse a mettere insieme camorra, interessi economici e politica? Perché quel documento indirizzava Report verso una pista che oggi non coincide con la catena del mandato ricostruita dal gip? E perché nello stesso periodo intorno all’inchiesta sul cantiere giravano informazioni provenienti da soggetti con interessi diretti nella vicenda e perfino da Lavitola?
Leggi anche:
- Lavitola, a Ranucci riducono la scorta? “Non ha motivo di essere così elevata”
- Il legale di Lavitola: “Ranucci avvertito del rischio attentati un mese prima della bomba”
- Tutti i dubbi dei pm su Ranucci e il rapporto con Lavitola
La “prova regina”, insomma, non era una prova. Era una lettera senza firma. Report l’ha trasformata in uno degli architravi di una narrazione televisiva capace di portare lo spettatore da Adria alla camorra, dalla camorra alla politica e dalla politica alla bomba di Torvaianica. Il problema è che gli investigatori, seguendo auto, celle telefoniche, intercettazioni e confessioni captate, sono arrivati da un’altra parte. Nell’ordinanza il gip arriva a ritenere, in sede cautelare, che Lavitola avesse mostrato a Clesio Tavares l’abitazione di Ranucci e che fosse lui il mandante dell’azione.
Perciò oggi il vero scoop non sarebbe riproporre ancora una volta il “filo nero” del Cantiere Vittoria. Sarebbe scoprire chi ha consegnato a Report quella mappa sbagliata. Perché qualcuno quella lettera l’ha scritta. Qualcuno conosceva abbastanza bene i protagonisti e le suggestioni del cantiere da renderla credibile. Qualcuno ha pensato di aggiungerci camorra e politica. E qualcuno ha messo nel mirino un deputato sulla base di una ricostruzione che, almeno alla luce dell’ordinanza sull’attentato, non ha portato dove prometteva. Report voleva smascherare un complotto. Rischia di aver mandato in onda, senza accorgersene, il depistaggio di qualcun altro.
Massimo Balsamo, 18 agosto 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


