Nel sistema referendario italiano, l’astensione non è affatto un tradimento della democrazia, come urlano taluni, ma una delle sue legittime forme di esplicazione.
Chi sceglie di non votare – o invita a non farlo – esercita un diritto tanto quanto chi si reca alle urne. È la regola del gioco: se un referendum abrogativo non raggiunge il quorum del 50% degli aventi diritto, non produce effetti, quindi è legittimo tenerne conto.
Tuttavia, sarebbe il momento di chiederci se questa soglia abbia senso. In tutte le altre consultazioni popolari, dalle politiche alle comunali, i cui effetti sono molto più incisivi per i cittadini e prolungati nel tempo, il risultato è valido qualunque sia l’affluenza. Perché non dovrebbe valere lo stesso per i referendum? Il valore di una scelta non dovrebbe dipendere da quanti decidono di astenersi, ma da chi ha voluto esprimersi.
Eliminare il quorum significherebbe responsabilizzare i cittadini: chi non vota accetta che decidano gli altri. Questo, sì, sarebbe certamente un atto di maturità democratica.
Giorgio Carta, 11 maggio 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


