in

Renzi, da rottamatore a salva-rottami

Dimensioni testo

Che meraviglia questo Rottamatore che salva i rottami del vaffanculismo, dell’incompetenza stellare al potere. Che superbo modo di fare politica, più fresca, più lineare, più cristallina. Ancora tu, Renzi? Ma non dovevamo vederti più? Non avevi detto che, dopo aver dilapidato il 40% di cui sondaggisticamente ti fregiavi, avresti tolto il disturbo una volta per sempre? Voleva abolire il Senato, è rientrato per quella porticina lì e adesso miracola il Guardasigilli che non guarda e non sigilla: 500 tra boss e tagliagole liberati col pretesto del Covid-19, in 101 prendevano, o prendono, il reddito di cittadinanza: prima li pagano poi li liberano, verrebbe da infierire.

E Renzi li puntella, nel solito gioco che sa fare, l’unico: ingarbugliare, avvertire, tirare come un mercante levantino. Che bella politica, nuova soprattutto: sa tanto di stallatico, da mercato delle vacche della prima (e anche della seconda) Repubblica. Ma lui niente, lui cammina su una linea, anche se nessuno sa quale sia: neanche Renzi. “Vogliamo contare di più”, ha chiarito Ettore Rosato, come a dire: aggiungi posti a tavola che c’è un amico in più, se sposti la poltrona stai sereno anche tu. Renzi voleva i Servizi per il suo micropartito, piccolo e letale come un virus, difficilmente li otterrà ma qualcosina la spunta di sicuro. Tanto come immagine non ha più niente da perdere, andare oltre l’antipatia genetica e perfino fonetica di cui è gratificato dalle Alpi a Capo Passero è missione impossibile. O, come ha twittato Daniele Capezzone in mirabile sintesi, “ottiene l’unanimità dei dissensi, fa ridere sia i giustizialisti che i garantisti”.

Renzi, detto il Bomba e anche il Bullo, ricorda la maschera della commedia dell’Arte, solo che qui le facce, per l’appunto, virano entrambe sulla commedia: al 2%, detta le sue condizioni: dove vuole andare? E nella sua ciambella di salvataggio non affoga solo la decenza nazionale dopo i 500 supercriminali sguinzagliati: c’è almeno un altro paio di squallori pret a porter, quello della fiera delle toghe al Csm, dalle cui intercettazioni il Pd e i suoi derivati escono introjanati fino alle orecchie, e le presunte manovre ai danni di Di Matteo riferite da lui medesimo. Robaccia di cui mortificarsi, se la mortificazione ormai non avesse la faccia di silicone.

In pochi anni il nostro Leopoldo II ha contraddetto tutto e il contrario di tutto, è corresponsabile della sudditanza alla Ue scaricabarile, del vigoroso afflusso di migranti (Emma Bonino dixit), di aver fatto le scarpe a quelli che dovevano star sereni, di essersele fatte da solo, di avere sfibrato la sinistra istituzionale, di avere salvato con la respirazione bocca a bocca gli agonizzanti grillini. Perché se saltava, come era giusto, Bonafede, veniva giù tutto. Invece, per la vanità di un bischero, sia detto con vernacolare indulgenza, tutto resta uguale ed è banale la nostra disperazione scandita a colpi di dpcm per piccoli decreti che non vengono. Una pistola ad acqua, ma bastante a spegnere il rogo sotto la poltrona del piccolo Churchill. Per il momento, domani è un altro giorno, si vedrà come e cosa sabotare.

Ma che bella politica, degna di Houdini o della contorsionista del conte Mascetti, che un bel giorno finì chiusa in una valigia, caricata su un furgone di passaggio e nessuno la vide più. Più che un rottamatore, un frantumatore. Di maroni. Nessuno lo capisce oltre e nessuno vuol darsi la pena di comprenderlo, di condividerlo, i commenti all’ultima prodezza sono definitivi, gli unici a mantenere una apertura di credito, vedi le cose come cambiano, sono i Merry Pranksters della cazzetta ufficiale, che non è quella delle leggi ma dei soli mirabolanti decreti griffati Giuseppi: ma sì, proprio loro, quelli che lo consideravano la madre di tutte le vergogne, che non mollavano l’osso sulle inchieste di famiglia e sulle disavventure bancarie di Maria Elena, che vedevano trattative e mammasantissima ovunque, che vergavano librettini elementari sul Renzusconi.