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Ricci indagato, Conte lo molla? La sinistra fa i conti col suo giustizialismo

A furia di seguire il M5s, il Pd si trova nei guai. E l'equilibrismo di Conte è semplicemente incredibile

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Un’indagine della Procura di Pesaro riguarda presunte irregolarità negli affidamenti diretti effettuati dal Comune durante il mandato dell’allora sindaco Matteo Ricci, attuale europarlamentare e candidato alla presidenza della Regione Marche. La vicenda coinvolge in particolare fondi assegnati a due associazioni culturali – Opera Maestra e Stella Polare – per un ammontare complessivo superiore a 500 mila euro. Tra i progetti finanziati figurano un murale dedicato a Liliana Segre e un’installazione in onore del pilota Valentino Rossi.

Ricci ha reso pubblica la notizia dell’avviso di garanzia ricevuto tramite un video diffuso sui social, dichiarandosi estraneo ai fatti contestati e affermando di confidare nell’operato della magistratura. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, gli affidamenti sarebbero avvenuti senza gara pubblica e l’ex primo cittadino ne avrebbe tratto un vantaggio non economico, bensì in termini di consenso politico. Ricci ha affermato di non essersi mai occupato direttamente di affidamenti pubblici, dichiarando di essersi sempre affidato ai propri dirigenti e collaboratori.

L’indagine arriva a poche ore dalla comunicazione ufficiale delle date delle prossime elezioni regionali, fissate per il 28 e 29 settembre. Il candidato ha espresso sorpresa per la tempistica del provvedimento e ha ribadito la propria posizione: “Se un collaboratore commette errori, il sindaco è parte lesa”. L’inchiesta, condotta dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza, prevede l’analisi di documentazione amministrativa – tra cui delibere, determine e verbali – allo scopo di verificare eventuali irregolarità nelle procedure e nei rapporti tra il Comune e le associazioni coinvolte.

Dal punto di vista politico, la vicenda ha suscitato reazioni diversificate. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, non ha rilasciato dichiarazioni, mentre il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha auspicato che Ricci chiarisca rapidamente la propria posizione con la magistratura. Fratelli d’Italia, partito del presidente uscente della Regione Francesco Acquaroli, ha richiamato l’attenzione sulle possibili responsabilità politiche di Ricci. Il deputato meloniano Antonio Baldelli ha evidenziato il principio della presunzione di innocenza ma ha parlato di “responsabilità politiche” ineludibili.

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Ma soffermiamoci sulla sinistra  e proprio su Pd e M5s. I dem si trovano in una posizione oggettivamente scomoda: Elly Schlein ha deciso di allearsi con i forcaioli e negli ultimi mesi ha invocato dimissioni e passi indietro di chiunque, sulla scia di Conte. Ora, prima il caso Beppe Sala e poi Ricci, la mettono in grossa difficoltà. Perché se la sinistra fosse coerente, la candidatura di Ricci salterebbe subito. Invece – giustamente – traccheggiano, perché un avviso di garanzia non deve imporre le dimissioni a nessuno. Ma l’utilizzo politico delle inchieste giudiziarie non passa inosservato agli elettori.

Passiamo ora a Conte, il cui comunicato su Ricci è un trionfo dell’equilibrismo più esasperato. Un po’ manettaro un po’ no, un po’ garantista un po’ no. “Prendiamo atto dell’avviso di garanzia ricevuto da Matteo Ricci e delle sue dichiarazioni appena rilasciate” l’esordio dell’autoproclamato avvocato del popolo: “Come Movimento 5 stelle rispettiamo il lavoro autonomo e indipendente della magistratura e non sottovalutiamo le ipotesi accusatorie contenute nell’avviso di garanzia, ma ci riserviamo di valutare approfonditamente le contestazioni mosse a Ricci, al fine di comprendere se gli venga mossa una semplice contestazione per spese del Comune non corrette o se vi siano gli elementi di una condotta disonesta, che ha portato a indebiti vantaggi personali – condotta questa che sarebbe incompatibile con i nostri principi e i nostri valori”.

Insomma, solitamente parte la campagna per chiedere le dimissioni, ma in questo caso no, bisogna valutare le contestazioni mosse a Ricci. Doppiopesismo allo stato puro. I paladini della legalità e della questione morale sospendono il giudizio. E lo fanno in funzione delle convenienze politiche, per non sfasciare l’asse giallorosso. Abbastanza ridicolo, obiettivamente. Basti leggere la conclusione della nota: “Auguriamo all’interessato di chiarire al più presto con l’autorità giudiziaria questa vicenda così da diradare tutti gli eventuali dubbi e poter svolgere in piena serenità la prossima campagna elettorale”. Il dubbio allora è lecito, non  bisogna per forza agitare le manette, giusto? Quindi forse è il tempo di ammettere che la piazza contro Giovanni Toti è stata una vergogna. Ma di esempi ce ne sono tanti, perché questa sinistra giustizialista ne ha combinate di tutti i colori. La vicenda che coinvolge Ricci potrebbe finalmente suonare la sveglia.

Franco Lodige, 23 luglio 2025

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