Ricciardi evoca “il green pass universale”

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L’Italia è quello strano paese in cui ci si strappa i capelli perché da ora in poi per andare in Inghilterra servirà il passaporto, ma poi si ritrova il consigliere del ministro della salute, Walter Ricciardi, che propone il “green pass universale” per accedere a tutte le attività al chiuso. 

Pensavate non ci potesse essere limite al peggio? Che i momenti più bui delle restrizioni delle libertà fossero ormai alle spalle? Nient’affatto. Sentite cosa propone l’accademico a “L’aria che tira”, trasmissione condotta da Myrta Merlino in onda su La7. Forse da quelli parti non si erano ancora ben ripresi dallo shock del dottor Giorlandino…

Il pensiero del consulente è chiaro. Prima di poter tornare alla normalità e alla riapertura totale delle attività al pubblico serve cautela, secondo Ricciardi, ma soprattutto è necessario il “lasciapassare universale”.

“Ci dobbiamo arrivare gradualmente – spiega – noi cioè dobbiamo vaccinare il 90% della popolazione e dobbiamo introdurre un green pass universale, per tutte le attività, soprattutto quelle all’interno, che sono le più pericolose”.

Capito l’antifona? Altro che luce in fondo al tunnel. Altro che normalità. Prima di riavere indietro ciò che è nostro dovremo tatuarci il green pass sulla pelle per mostrarlo in ogni luogo in cui entreremo. Mentre tutto il mondo sta marciando nella direzione della libertà e della normalità, l’Italia procederà ancora una volta nel verso opposto, quello del controllo e delle limitazioni. In pratica verso il precipizio.

Perché non bastava il normale lasciapassare che già è una bestialità. Qui ci vuole anche quello universale. Se già il primo green pass era uno “strumento di libertà” per i nostri governanti, non osiamo immaginare quello universale che cosa potrebbe essere. “Freedom” e “Independence” li ribattezzeranno forse un giorno.

Ma quindi per tornare alla normalità oltre al green pass universale dei diritti dell’uomo che cos’altro servirebbe? Bisogna seguire l’esempio normanno, spiega Ricciardi. Vale a dire fare “come la Danimarca” e raggiungere “una percentuale di vaccinati sulla popolazione, non sulla popolazione vaccinabile, del 90%. Bisogna avere il green pass cioè che dovrebbe prevedere un’altra restrizione: non col tampone ma soltanto con le persone vaccinate e con le persone che sono sicuramente immuni perché hanno avuto il Covid”.

C’è solo un piccolo problema: in Danimarca la percentuale delle persone vaccinate con doppia dose sul totale della popolazione è del 75% e non del 90%. Possiamo stare tranquilli, insomma, siamo in ottime mani!

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