
ALBANY. Nubi nere, foriere di brutte notizie e di ancor più sciagurate previsioni, si addensano sopra i tetti del Campidoglio di Albany, sede del governo dello Stato di New York. La favola sembra essere finita: il sistema fiscale e assistenziale, così com’è, non regge più e rischia di crollare. Negli ultimi quattro anni, lo Stato simbolo del progressismo americano si trova oggi ad affrontare un buco di bilancio stimato in circa 14 miliardi di dollari. Le cause? Fondamentalmente due: l’arroganza della classe dirigente e un welfare estremamente dispendioso, messo in crisi dall’ondata migratoria.
L’ARROGANZA POLITICA
Gli antieroi di questo racconto sono coloro che ricoprono i ruoli di maggior peso politico nell’“Empire State”: il neoeletto sindaco di New York, Zohran Mamdani, e la governatrice dello Stato, Kathy Hochul. Entrambi sono democratici, anche se – teoricamente – appartengono a due correnti contrapposte del partito.
Mamdani, 34 anni, appartiene alla corrente socialista del partito, quella guidata da Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez. È stato eletto primo cittadino alla fine del 2025 grazie a un programma imperniato sull’assistenzialismo alle classi più deboli e sulla lotta a quelle più ricche. Sia durante le primarie sia alle elezioni, è riuscito abilmente a cavalcare il malcontento della working class cittadina, promettendo, tra le altre cose, assistenza all’infanzia e trasporto pubblico gratuito, affitti bloccati, salario minimo e supermercati comunali a prezzi calmierati.
Ma l’onda populista di sinistra non si è fermata qui, perché era chiaro a tutti che propositi come questi avessero bisogno di ingenti risorse per essere finanziati. La soluzione? Secondo il rampante neosindaco, sarebbero i “ricchi” (chi guadagna oltre il milione di dollari) e le imprese a dover pagare: la proposta è quella di aggiungere un’ulteriore tassa cittadina del 2% sui redditi personali e di portare quella sulle società dal 7,25% all’11,5%.
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Hochul, 67 anni, apparterrebbe – teoricamente – alla corrente centrista dei democratici. È stata la vice di Andrew Cuomo e, in seguito alle sue dimissioni per presunti casi di molestie sessuali (poi archiviati), ne ha preso il posto, diventando governatrice. Il 2022 è l’anno della svolta: durante un comizio diventa protagonista di uno dei più clamorosi casi di hybris politica, invitando platealmente gli avversari repubblicani – rei, a suo avviso, di non rappresentare i valori dello Stato – a “prendere un bus ed emigrare in Florida”. Riconfermata governatrice, ha progressivamente radicalizzato la propria azione su temi come tasse, ambiente e politiche verdi.
UN WELFARE DISPENDIOSO – LE CAUSE
La spesa pubblica per ogni singolo cittadino è estremamente elevata. Negli anni, le varie amministrazioni democratiche hanno deciso di incrementare gradualmente i finanziamenti a sanità, istruzione e assistenza in generale. I dati sono impressionanti: basti pensare che la sola New York City ha un bilancio di circa 116 miliardi di dollari, una cifra quasi pari a quello dell’intero Stato della Florida.
Le tasse statali sono tra le più elevate degli Stati Uniti, con aliquote che arrivano fino a circa l’11% per i redditi più alti. Il sistema contributivo è già progressivo: i “ricchi” forniscono più del 40% dell’imposta totale sul reddito, pur rappresentando meno dell’1% della popolazione.
A un quadro già traballante ha dato il colpo finale la crisi internazionale, che ha portato a un’ondata migratoria senza precedenti. Sebbene queste migrazioni interessino tutti gli Stati occidentali, a Manhattan e nei sobborghi la situazione è aggravata da una legge del 1981, la “New York City’s Right to Shelter”, che obbliga le istituzioni comunali a fornire alloggio, cibo e servizi essenziali a chiunque entri nella città.
In breve tempo, i ricoveri cittadini si sono riempiti e il municipio è stato costretto ad affittare a prezzo di mercato diverse strutture alberghiere per l’accoglienza. Si stima che questa normativa abbia comportato una spesa di circa 10 miliardi di dollari negli ultimi quattro anni (solo l’istruzione dei figli degli immigrati costa circa un miliardo e mezzo). Se i ricchi piangono, anche la classe media non se la passa meglio, schiacciata da costi sempre più elevati, soprattutto quelli legati alla casa e all’assistenza all’infanzia.
GLI EFFETTI
Dal 2020 a oggi si è assistito a una crescente migrazione inversa: all’aumento dei rifugiati in ingresso si contrappone l’uscita di milionari, imprese, membri della middle class e persino pensionati, spesso – ma non solo – di orientamento repubblicano. Oppressi da una pressione fiscale sempre più elevata, decidono di trasferirsi altrove.
Le destinazioni principali sono Florida e Texas, Stati con politiche economiche e fiscali più liberali. Il risultato è il già citato buco erariale di 14 miliardi e una progressiva perdita di popolazione, fenomeno simile a quanto sta avvenendo in California.
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PASSI INDIETRO E SUPPLICHE
A quattro anni di distanza dall’invito “Get out of town! You are not New Yorkers” rivolto agli avversari repubblicani, Kathy Hochul ha fatto marcia indietro, invitando i milionari democratici a recarsi in Florida per convincere gli “esuli” a tornare. È consapevole che senza di loro il sistema rischia il collasso.
La governatrice ha inoltre rallentato alcune politiche green: dopo avervi investito quasi 90 miliardi e averne compreso tardivamente l’impatto economico, ha deciso di rinviare gli obiettivi, dilatandone i tempi di attuazione.
DURI E PURI (PER ORA)
Diverso è il caso di Mamdani. Il sindaco non ha intenzione di fare passi indietro all’inizio del mandato, né di compromettere l’immagine di socialista “duro e puro” costruita durante la campagna elettorale. Tra manifestazioni per Gaza, Cuba, contro l’ICE e contro la discriminazione dei musulmani americani, mantiene una linea coerente con la tesi cara alla sinistra radicale: “Every billionaire is a policy failure” (“Ogni miliardario è un fallimento del sistema”). Ancora a metà febbraio, Mamdani sosteneva con forza la necessità di aumentare le tasse ai più ricchi.
Jacopo Gobbi Frattini, 5 aprile 2026
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