C’è un curioso fenomeno che puntualmente si ripete. Ogni volta che da qualche parte nel mondo un candidato di sinistra vince, il Partito Democratico italiano e i suoi presunti alleati si svegliano in festa come se avessero conquistato Palazzo Chigi. È successo di nuovo con la vittoria di Zohran Mamdani a New York.
Tutti a parlare di trionfo, di “vento progressista”, di “svolta generazionale”. Peccato che, a guardare i numeri, il trionfo sia più una trovata da ufficio stampa che una rivoluzione politica. Mamdani ha preso 1,1 milioni di voti, circa il 50% dei consensi. Alle ultime presidenziali, nella stessa New York, Kamala Harris aveva preso il 70%, mentre Trump si era fermato al 30%. Un solo elettore su tre a Manhattan aveva votato per il tycoon. In sostanza: New York è una città rossa, da sempre. Che vinca un candidato di sinistra non dovrebbe sorprendere nessuno. Semmai, sorprende il contrario: Mamdani ha preso molto meno di Kamala Harris, segno che questo presunto trionfo è, numericamente, piuttosto modesto.
Ma il bello, anzi, il divertente, arriva dall’Italia. Perché come sempre, anche questa volta, la sinistra nostrana ha deciso di gioire come se fosse stata lei a vincere. “Il Pd riparta da New York”, dicono. Da New York! Dove peraltro non è chiaro in che modo i democratici italiani dovrebbero gioire, visto che il protagonista della storia non è certo uno di loro. Qualcuno lo ha detto davvero: “Ripartiamo da Mamdani”. Come se bastasse un sindaco socialista americano per rianimare il Pd, dopo anni di sconfitte in patria. “Splendida vittoria!” esulta la segretaria Elly Schlein. “La sinistra – a suo avviso – torna a vincere con parole e programmi chiari”. Già, ma è andata proprio così? A New York i Repubblicani hanno perso – ma lì perdono sempre. Mamdani ha vinto, sì, ma con un profilo che in Italia ricorderebbe più Avs o i 5 Stelle, piuttosto che il Pd. Si dichiara “socialista”, una parola che negli Stati Uniti è quasi un insulto politico, e la sua campagna è stata tutta basata su slogan anti-ricchi e su redistribuzione.
Non a caso, Nicola Fratoianni non ha resistito: per lui Mamdani ha vinto “perché ha detto senza mezzi termini che a pagare devono essere i più ricchi e non la maggioranza più debole”. E aggiunge che è “la strada giusta, anche in Italia”. Eppure, a cantare vittoria è sempre il Pd. “La sinistra – commenta Elly – torna a vincere con parole e programmi chiari su stipendi dignitosi, sanità davvero universale, sul diritto alla casa, sui trasporti e i nidi gratis per chi non ce la fa”. Insomma, è già partita la corsa al “modello Mamdani”. Il problema è che quel modello non è replicabile né nel resto degli Stati Uniti né, tantomeno, in Europa. Ma in Italia la fantasia corre più veloce della realtà. “Ora, in Italia, inizierà la solita, provinciale rincorsa al modello Mamdani – ammette anche Massimo Giannini – ma nella notte trumpiana, questo è davvero un primo raggio di sole”.
E così, tra un post e un tweet, la sinistra italiana si aggrappa all’ennesimo simbolo esotico. Dario Nardella si lancia in un inglese d’ordinanza: “Si riparte da New York. E come dice il nuovo sindaco: Turn the volume up”. Nicola Zingaretti ci vede un messaggio di “speranza”, “chiaro, diretto”, ma almeno ha l’onestà di notare che i democratici vincono “anche in Virginia e New Jersey” – quelle sì, elezioni dove i riformisti hanno battuto candidati trumpiani.
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Ma niente da fare. È Mamdani, il giovane socialista musulmano, a stuzzicare le fantasie della sinistra italiana. Laura Boldrini lo celebra come prova che “la sinistra vince quando fa la sinistra. Senza timidezze, senza tentennamenti”. E Gad Lerner, in modalità profeta, annuncia che “saranno le seconde e terze generazioni degli immigrati l’antidoto che ridimensionerà per quello che sono, cioè vecchi, i nazionalisti forsennati di cui Trump è l’emblema mondiale”. Per finire, Gianfranco Pagliarulo, presidente dell’Anpi, annuncia trionfalmente che Mamdani dimostra come si possa battere “il tecnofascismo iperliberista di Trump”. Qualunque cosa sia.
Ecco, forse il vero spettacolo non è la vittoria di Mamdani, ma la reazione italiana: un Paese che da anni non vince un’elezione, ma che continua a ballare sulle note delle vittorie altrui. Con la speranza – vana – che un sindaco di New York possa salvare il Pd.
Franco Lodige, 6 novembre 2025
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