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La guerra al coronavirus

“Ridotta la quarantena Covid”. Ma c’è da fidarsi di Schillaci?

Continua il valzer del ministro della Salute, Orazio Schillaci, sulle ultime restrizioni da Covid-19

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Allora, possiamo fidarci del ministro Schillaci? Mario Giordano veramente ha già speso in merito parole definitive, su La Verità come su questa testata, comunque la risposta è: NO. Perché le allettanti promesse, oltre un certo limite, diventano come i vaccini: più ne assorbi e più male ti fanno. Noi tutti, alla nomina di questo scienziato alla Salute, avevamo quasi tirato un sospiro di sollievo: chi è? Non si sa, buon segno, si vede che non ha perso tempo a pontificare. Poi, cercando meglio, il sospiro ci si è un po’ mozzato in gola perché era venuto fuori qualche incarico ricevuto dal predecessore, nientemeno, e anche qualche allarmante dichiarazione in tema di coprifuoco, mascherine eccetera.

Ma, essendo pazienti, più che garantisti, ci siamo detti: vabbè, vediamo all’opera. È venuto fuori il coro dell’Opera, “La forza del destino”, partiam partiam partiamo. Ogni giorno che Dio manda in terra, Schillaci rinnova il suo voto sacramentale con gli elettori. Ecco qua l’ultima, fresca di inaugurazione dell’anno accademico all’Università del Molise a Campobasso: “Stiamo lavorando per far sì che gli asintomatici dopo 5 giorni di isolamento possano rientrare alle loro attività. A breve presenteremo una modifica alla norma in vigore”.

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Ah Orazio: so’ 4 settimane, gli direbbe il sor Brega salumiere: a breve? Come sarebbe “a breve”? Angò? Che minchia avete fatto fino adesso? E qui, all’opera sì, ma dei pupi. Noi volevan savoir quanto ci vorrebbe ancora; noi volevamo illuderci che questi qui, appena arrivati, fossero un po’ diversi dagli altri, parlare poco, agire assai: si stanno rivelando abbastanza uguali, chiacchiere, distintivo e discriminazioni che restano: per i sanitari novax, per sti benedetti 5 giorni 5 di isolamento, per tutto. È un bel governo! Un santo! Un apostolo! Solo che anche questo esecutivo pare fortemente indeciso a tutto, e in più con delle idee fantastiche in testa, che però non condivide: decreto, peraltro superfluo, sui rave, subito mezzo rimangiato; decreto aumento del tetto del contante, subito spostato in manovra; emendamento di proroga armi all’Ucraina, subito rimagnato tutto intero: insomma, c’è qualcosa che vuoi fare?

Le promesse del ministro sembrano più promesse da marinaio, ricordano la imperitura gag di Stanlio e Ollio: ariveduòrci, ariveduòrci, ma restano sempre lì. In compenso, girano intorno, come squaletti, alle nuove campagne vaccinali, sembrano indecisi se mollare la strategia del terrore o tenerla in caldo, che può sempre tornare utile. Era meglio l’altro Schillaci, il Totò di Italia 90, che coglieva l’attimo fuggente: gol!, e occhi da pazzo. Il nostro, invece, fa melina, fa giropalla che le palle fa girar, fa tikitaka, magari pure tik tok, ma, come diceva quello, “non si scorge il langio in avandi”.

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Ecco, si ha come la sensazione, sgradevole, del freno a mano tirato, del non voler davvero mettersi contro nessuno, d’aver paura di 4 virologi da avanspettacolo, annunciare, rinviare, una questione democristiana: chi ti ispira, Orazio? Donna Giorgia o ancora Roberto ‘a Mascherina? Domani si attende una epocale sentenza della Corte Costituzionale, chiamata a valutare il passato per decidere per il futuro; in realtà è lo stato che processa se stesso, circa la sciagurata, vergognosa, eversiva strategia di stampo cinese sul Covid rischio zero: considerando chi è al vertice della magistratura, saremmo propensi a farci poche illusioni, speriamo di sbagliarci ma siamo troppo vecchi per vivere le favole, sulle nuvole, come canta il Blasco.

Sia come sia, almeno un segnale Schillaci potrebbe mandarlo: finora, si è limitato a riabilitare i famigerati medici novax, ma alla maniera dei migranti delle coop di mamma Soumahoro: strappati all’inferno per ritrovarsi in un inferno peggiore, almeno a detta di quei poveretti. I medici non addict, i sanitari non Trainspotting sono stati fin qui infangati peggio degli stivali di quello, nella sostanziale indifferenza del ministero che li aveva “recuperati”. E della celeberrima commissione d’inchiesta sul Covid? Si sa niente? Sì, certo, trovarne una di commissioni d’inchiesta che abbia mai risolto qualcosa in Italia, ma se tutto si riduce alla solita lottizzazione incaricata di verificare i profili amministrativi, cioè abbiamo fatto cartocci della Costituzione ma rispettando la forma, allora meglio lasciar perdere e ci risparmiamo l’ennesima farsa autoassolutoria.

Altro aborto delle buone intenzioni, di questo passo ne mettono in cantiere più del Turbante negli anni Settanta. Dai, Orazio, se ci sei battilo sto colpo: 5 giorni che ti ho perso, quanto freddo in questa vita, ma tu, non mi hai cercato più, come cantava Michele Zarrillo. Eddai: scatta, cogli la palla al balzo, cogli la prima mela, cogli quello che vuoi ma deciditi. Non puoi sempre cavartela con l’eterno ritorno dell’uguale, “stiamo lavorando per voi”: è un codicillo o un’autostrada? Dai, forza e coraggio, più facile da fare che non da dire. Che son queste le cose che poi fanno passare per astra ad aspera, e di lì poi ritrovarsi a canticchiare, “quanto freddo in questa vita” è un attimo. Ariveduòrci, ariveduòrci, adìo.

Max Del Papa, 29 novembre 2022