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Riecco Galli: ora predice nuove sventure

Forzando per l’ennesima volta il nesso tra contagi e malattia grave, l’infettivologo spara contro le riaperture

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Con lo stabilizzarsi della guerra in Ucraina, i media nazionali tentano di riportare in auge il tema infinito della pandemia, sebbene la maggior parte dei Paesi europei sembra che abbiano realmente voltato pagina, abolendo di fatto ogni restrizione. Ed in questo inverosimile rigurgito non poteva mancare il personaggio che si candida a diventare la Cassandra sanitaria del XXI secolo: l’ex direttore del reparto Malattie infettive del Sacco di Milano, Massimo Galli.

Rilasciando una lunga intervista a AdnKronos Salute, l’uomo che considera i numeri una variabile indipendente dalle sue catastrofiche profezie ha sparato a palle incatenate contro le riaperture decise dall’attuale governo. Blande riaperture, le quali ci vedono all’ultimo posto nel Vecchio Continente, ma che per Galli rappresentano un rischio elevatissimo per la nostra salute.

Forzando per l’ennesima volta il nesso tra contagi e malattia grave, queste le sue parole di sventura: “Oggi in Italia c’è un rialzo dei contagi non trascurabile. Questi numeri raccontano un ritorno alla mancata osservanza delle logiche della prudenza. Abbiamo voluto riaprire tutto? Va bene, ma aprire ogni cosa con minori precauzioni implica pagare un dazio di questo tipo. Se la risalita dei contagi non si tradurrà in una nuova pressione sugli ospedali, e questa evidenza per ora non c’è – bontà sua – potrà forse essere sopportabile: ci causerà qualche morto in più, ci causerà tutta una serie di problemi, ma va bene. The show must go on.”

Dopodiché, esprimendo la sua dolente preoccupazione per gli abitanti dell’emisfero australe, la cui popolazione con bassi tassi di vaccinazione va incontro alle stagioni più fredde, così conclude Galli: “Non è una gara a fare il profeta di sventura. Il punto è che non ho ancora ragione per sentirmi tranquillo specie di fronte al rialzo tutt’altro che trascurabile della curva dei contagi nelle ultime settimane. Ecco perché chi vuole dire che è finita lo può anche dire e farà piacere a chi vuole sentirlo. Ma la probabilità che un giorno possa sentirsi ricordare da qualcuno ‘ma come, non avevi detto che era tutto finito?’ è maggiore della probabilità che qualcuno possa ricordare a me ‘ma come, non avevi detto che non era ancora finita?’.”

Quindi, per riepilogare in estrema sintesi il pensiero di questo genio sempre più incompreso, secondo Galli noi dovremmo tenerci le sue amate restrizioni da qui all’eternità, dal momento che è praticamente impossibile giungere all’estinzione di un virus oramai endemico. Anche perché, così come è oramai acclarato dai riscontri di oltre due anni di pandemia, la circolazione del Sars-Cov-2, al pari dei suoi effetti patologici sulla popolazione, risulta piuttosto uniforme quasi ovunque, anche laddove non sono state affatto adottate le nostre demenziali misure sanitarie.

A tale proposito vorrei segnalare all’esimio professor Galli una recente dichiarazione, rilasciata al Corriere Della Sera, del professor Massimo Puoti, direttore della Malattie infettive del Niguarda di Milano: “È possibile una convivenza col virus nelle sue varianti Omicron e Omicron 2: sono più contagiose ma causano meno sintomi. Quella da Sars-Cov-2 sta diventando un’infezione opportunistica. Al Niguarda abbiamo cinque ricoverati in terapia intensiva e 33 negli altri reparti. Sono positivi, ma in ospedale per motivi diversi. Per esempio perché pazienti ematologici. Serve un lavoro di équipe per curarli”.

Ogni ulteriore commento sarebbe, a mio avviso, del tutto superfluo.

Claudio Romiti, 23 marzo 2022