Cronaca
IL DIBATTITO

Roggero, sparare a chi fugge è omicidio

Perché la legittima difesa non si applica in questo caso e la condanna è stata confermata in tutti i gradi di giudizio

roggero sparatoria
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Mario Roggero è entrato nel carcere di Bollate. Cinque anni di processi, tre gradi di giudizio, verdetto identico: omicidio volontario e tentato omicidio. Quattordici anni e nove mesi a Torino, nel processo d’Appello, e ricorso respinto dalla Cassazione il 15 luglio. Invocare la legittima difesa è stata una forzatura, e i giudici l’hanno ribadito per tre volte.

LA NORMA CHE NESSUNO RICORDA

La legge applicata non è un residuo giustizialista. È la legge 26 aprile 2019, n. 36: la più permissiva della storia repubblicana. Nacque da un testo unificato di otto disegni di legge al Senato, relatore Andrea Ostellari, leghista, presidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama. La “legge Salvini”, una autentica bandiera del leader della Lega durante il primo governo Conte.

Aggiunse un avverbio, “sempre”, all’articolo 52 per rendere insindacabile la proporzione della reazione. Peccato che la proporzione sia solo uno dei tre requisiti: restano in piedi l’attualità del pericolo e la necessità di difendersi. Un avverbio non resuscita un pericolo che è già cessato, come testimoniano le telecamere che immortalano i 2 rapinatori in fuga.

IL BOOMERANG È TORNATO AL MITTENTE

Chi oggi grida allo scandalo ha scritto di suo pugno e a chiare lettere la norma non è sufficiente a salvare colui che è diventato una novella icona, al punto da voler inserire ROGGERO nelle proprie liste elettorali per garantirgli l’immunità parlamentare, come una Salis qualunque.

Un annuncio che appalesa crassa ignoranza del Codice Penale e delle Leggi vigenti, in quanto tale possibilità è preclusa dal Decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235: “Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell’articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190″.

PERCHÉ NON POTEVA BASTARE

L’articolo 52 della Legge Salvini non è stato applicato male: è stato trovato da 3 tribunali diversi “inapplicabile”. Quando Roggero spara, i rapinatori hanno già lasciato il negozio e tentano di allontanarsi in auto. I colpi mortali attingono alle spalle e al fianco. Le telecamere riprendono Roggero mentre si avvicina a uno dei due rapinatori già colpito, a terra, e gli sferra calci al volto, gesto che i giudici hanno ritenuto incompatibile con il panico difensivo invocato. Il grave turbamento non è licenza di giustiziare. Cessato il pericolo, resta solo la vendetta privata, l’odio violento che spinge a uccidere.

L’obiezione dei sostenitori delle ragioni del gioielliere di Grinzane Cavour ha un fondo serio: lo Stato che non presidia il territorio scarica sul commerciante un rischio che non gli compete. Vero. Ma la conclusione non segue. Da una tutela pubblica insufficiente si inferisce il dovere di rafforzarla, non la licenza di giustiziare il colpevole sul posto. È un’abduzione priva di premesse.

L’ARGOMENTO CAPZIOSO E CODINO

Davanti a Bollate, Roggero ha detto: “Il Presidente ha graziato la Minetti, penso dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza. Io me l’aspetterei, la grazia.”Nicole Minetti è stata graziata su una pena complessiva di tre anni e undici mesi: due anni e dieci mesi per favoreggiamento della prostituzione nel Ruby bis, un anno e un mese per peculato. Il decreto poggia su motivi umanitari, cioè sulle gravi condizioni di salute di un minore che necessita di cure presso ospedali altamente specializzati. Parere favorevole della Procura generale di Milano, parere favorevole del guardasigilli Nordio. Equiparare le due vicende è catacresi morale.

Riconoscere la difesa davanti a una minaccia reale è civiltà giuridica. Piegare quella norma a licenza di uccidere è invece una pretesa immotivata e irricevibile. La differenza sta tutta in due parole che ogni studente del primo anno conosce: pericolo attuale. Nel pomeriggio del 28 aprile 2021 Roggero quel pericolo non lo aveva più davanti.
Lo avevano (alle spalle) i suoi due target.

Giulio Galetti, 21 luglio 2026

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