Per anni Beppe Sala ci ha spiegato che a Milano l’insicurezza era “solo una percezione”. Una specie di allucinazione collettiva che – a suo dire – si impossessava di cittadini troppo suggestionabili, forse vittime di troppe chat di quartiere, forse di qualche talk show di troppo. Ora, improvvisamente, il sindaco si sveglia e scopre che la percezione era realtà. E che la realtà – quella fatta di reati, di fallimenti burocratici, di violenze – presenta il conto. L’epifania del sindaco arriva dopo l’ennesima tragedia: la morte di Aurora Livoli, la 19enne strangolata in un cortile di via Paruta il 29 dicembre. Sospettato dell’omicidio è Emilio Gabriel Valdez Velazco – due alias, una sfilza di precedenti, un foglio di via non eseguito, e soprattutto una lunga storia giudiziaria che urla una domanda: ma com’è possibile che quest’uomo fosse ancora libero di girare per Milano?
Già nel giugno 2025 una ragazza peruviana di 19 anni lo aveva denunciato per violenza sessuale. Accusa gravissima, aggravata dall’ubriachezza della vittima. Poi un altro procedimento nel 2024 per aver palpeggiato una ragazza stringendole il collo. Ancora nel 2019 una condanna, a Milano, sempre per reati sessuali. E perfino una sentenza a fine 2024 per essere rientrato illegalmente in Italia. Come se non bastasse, un’inchiesta recente per tentata rapina in metropolitana, tanto per completare il curriculum. Eppure, come rivelano gli uffici di Monza, il certificato penale di Valdez risultava “nullo”: formalmente incensurato. Un fantasma giudiziario. Un cortocircuito che – se confermato – è l’ennesima umiliazione per uno Stato che non riesce a incrociare due dati, ma pretende poi di fare la morale ai cittadini su come percepiscono la sicurezza.
La reazione del sindaco Sala? Decisamente inedita per chi predicava buonismo. “Chi commette un crimine deve pagare una pena”, ha tuonato. E ancora: più presidio in città, certezza della pena, rimpatri. Avete letto bene: rimpatri. Pronunciati dal sindaco progressista che fino a ieri bollava come chiusura, paura o “narrazione” qualunque discorso sulla sicurezza urbana. Un cambio di linea così rapido da far venire il torcicollo. Ora Sala parla di un assessore tecnico alla sicurezza. “Potrebbe essere la via”, dice. Peccato che fino a dicembre avesse promesso un nome, poi tutto si è perso tra litigi interni alla maggioranza: Azione che vuole la delega, i Verdi che preferiscono un super-assessore al disagio giovanile, il Pd che media, e intanto Milano aspetta. Aspetta mentre le storie come quella di Valdez si accumulano nei corridoi delle procure, tra fascicoli pendenti, certificati penali sbagliati e fogli di via non eseguiti.
La verità, però, è più semplice: Sala cambia idea perché la realtà gli è esplosa tra le mani. E perché l’opinione pubblica non crede più alla favola della percezione. Perché quando una città vede un uomo con questo profilo lasciare scie di violenza per anni, e poi lo trova sospettato dell’omicidio di una 19enne, qualcosa si rompe. E non basta qualche parola in più sulla “certezza della pena” per rimettere insieme i pezzi. Milano non è una città insicura da sei giorni: lo è da anni, e chi governa ha preferito minimizzare, derubricare, riscrivere. Ora la realtà presenta il conto. E quando la realtà arriva, caro sindaco, non basta più chiamarla “percezione”.
Franco Lodige, 8 gennaio 2026
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