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Salvini ha ragione: all’Italia serve Elon Musk

Il nuovo patron di Twitter e lo scambio di messaggio col ministro leghista

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Elon Musk, l’imprenditore americano di origine sudafricana, è non solo l’uomo più ricco del pianeta ma anche l’ultimo rappresentante di quegli “eroi del capitalismo” che hanno dato il tono e la sostanza alla civiltà moderna facendola uscire dalle secche della povertà dei molti e del privilegio dei pochi. Eroi che hanno adempiuto il loro compito non nonostante le contraddizioni del loro essere e comportarsi,  ma proprio in virtù di queste: se infatti il capitalismo ha un senso, esso, a mio avviso, più che in una discutibile “ideologia liberista”, lo trova nella sua capacità di adattarsi alle contraddizioni e all’ambiguità della vita stessa, e quindi di creare di continuo, attraverso i suoi “spiriti animali”, le condizioni per il rigenerarsi sotto sempre nuove forme di quell’energia o forza motrice di cui la storia umana ha bisogno per andare avanti.

Poco importa se l’imprenditore eroe crede, come Musk, nelle virtù di miglioramento sociale e palingenetico dell’essere umano, o in altre utopie o amenità del genere: ciò che risulta importante è la quantità e qualità delle energie messe in campo o in moto. Che è proprio ciò che in Europa e (in parte) nell’Occidente in genere, e in Italia in particolare, si è in tutti questi anni assopito. L’ideologia del “politicamente corretto”, con tutti i suoi addentellati e radicalismi (dalla cancel culture all’ideologia queer), è, in qualche modo, la perifrasi e la parodia di questo declinare, forse più che declino, o assopimento della nostra civiltà. Il che spiega bene l’ostilità da subito dimostrata dalla nostra cultura e dalla Unione Europea a trazione ursuliana verso un visionario e innovatore, un lucido “folle”, come Musk. Qualità che Dio sa quanto servirebbero a una Italia che un tempo le aveva in somma dose e che oggi si dibatte in pastoie e difficoltà di ogni tipo, e in uno “scontento” generale, per dirla con Marcello Veneziani, che è non è mai stata la nostra cifra.

Bene ha fatto perciò un altro “irregolare”, questa volta della politica italiana (perciò detestato a sinistra), cioè il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, a cogliere al volo opportunità e manifesto interesse per il nostro Paese (ove è stato due volte negli ultimi mesi) di Elon Musk, fra l’altro in questi giorni bersagliatissimo per la svolta “libertaria” che, da nuovo proprietario, vuole far compiere a Twitter. E proprio su Twitter si è svolto un botta e risposta significativo: a Musk, che, commentando l’affermazione di Salvini sull’intenzione di invitarlo “a investire e ad aprire in Italia”, ha scritto di non vedere l’ora di incontrarlo, il leader della Lega e vicepremier ha risposto dicendo che sarebbe per lui un piacere e un onore (“le porte del mio ministero sono per te sono sempre aperte”).

In effetti, l’intuito politico di Salvini lo aveva da tempo portato ad “attenzionare” le uscite pubbliche del fondatore di Tesla e SpaceX. Ne aveva apprezzato sia la promessa di togliere “lo stupido divieto a Trump” una volta conquistata Twitter, sia la presa di posizione sulla crisi demografica del nostro Paese (“L’Italia si spopolerà se non si invertirà la denatalità”), sia ancora la campagna per il nucleare pulito (“proprio questa mattina – aveva detto Salvini in campagna elettorale – quel genio di Elon Musk ha ribadito che dire no al nucleare è una follia per la sicurezza delle nazioni e la tutela dell’ambiente”). Fino a salutare come una vittoria per la democrazia e la libertà la definitiva acquisizione del social qualche settimana fa. Quello che c’è ora da sperare è che si passi presto ai fatti: è di persone e “scosse” di questo tipo che l’Italia ha maledettamente bisogno per ripartire o rinascere!

Corrado Ocone, 20 novembre 2022