Sánchez tra scandali e disastri: che brutta fine il cocco di Elly

Già in grande difficoltà, il premier spagnolo deve fare i conti con un altro incidente ferroviario. Ma la colpa sarà sicuramente di qualcun altro anche questa volta

7.2k 41
sanchez

Pedro Sánchez è sempre innocente. Qualunque cosa accada in Spagna, c’è sempre qualcun altro da additare: il mercato, l’opposizione, il clima, l’Europa, il destino cinico e baro. Mai lui. Mai il suo governo. Eppure la sequenza degli ultimi mesi racconta una storia diversa, una storia di disastri politici che stanno sgretolando l’immagine patinata del premier socialista, quello che dalla sinistra italiana – in particolare da Elly Schlein – viene ancora indicato come “modello”, come punto di riferimento, come faro progressista. Un faro che però illumina sempre meno e abbaglia sempre di più.

Prima gli scandali personali, quelli che Sánchez ha provato a liquidare come fango e complotti. Le accuse di corruzione e di presunte molestie che hanno colpito figure vicine al suo entourage non sono state affrontate con trasparenza, ma respinte con la solita litania: campagne mediatiche, attacchi della destra, macchinazioni giudiziarie. Poi sono arrivati i blackout, improvvisi, diffusi, imbarazzanti per un Paese che si racconta come avanguardia energetica europea. Anche lì, nessuna autocritica. Il governo ha spiegato che non c’entravano le rinnovabili, che era solo un problema tecnico, quasi una fatalità. Tutto vero, forse, ma resta il fatto che la narrazione della Spagna come locomotiva verde comincia a fare acqua da tutte le parti.

E infatti l’acqua è arrivata davvero, sotto forma di alluvioni devastanti. Valencia e altre zone del Paese hanno contato morti e danni enormi. Anche in quel caso, la risposta politica è stata difensiva, nervosa, più preoccupata di salvare la faccia che di spiegare cosa non ha funzionato nella prevenzione, nella gestione delle emergenze, nella manutenzione del territorio. Il cambiamento climatico come alibi universale va benissimo nei talk show, ma quando le infrastrutture cedono e l’allerta non funziona, qualche domanda seria bisognerebbe farsela. E sia chiaro: se c’è un colpevole, quello è il governatore andaluso di destra.

Ora ci mancavano i treni. Deragliati, bloccati, in ritardo cronico. L’ultimo incidente ferroviario – l’ultimo avvenuto a Gelida, in Catalogna, dove un muro di contenimento dell’autostrada è crollato al passaggio di un regionale: morto un macchinista e diversi feriti – è solo la punta dell’iceberg di un sistema che mostra crepe evidenti. Anche qui, Sánchez non c’entra. Colpa del maltempo. È sempre così: il premier spagnolo governa, ma non risponde. Decide, ma non paga. Annuncia, ma non ammette errori.

Il punto politico però è un altro ed è quello che interessa anche a casa nostra. Pedro Sánchez viene raccontato come il campione della sinistra moderna, europeista, riformista, vincente. È il nome che circola nei salotti progressisti italiani, il riferimento implicito – e a volte esplicito – di Elly. Guardate la Spagna, ci dicono: crescita, diritti, stabilità. Peccato che sotto la superficie il modello scricchioli. L’economia non è quella favola che viene venduta, la coesione sociale è fragile, i servizi pubblici arrancano. Altro che locomotiva.

Il bluff sta tutto qui: una narrazione potente, sostenuta da media compiacenti e da una rete politica europea che si autocelebra, ma che fatica a fare i conti con la realtà. Sánchez è abilissimo nella comunicazione, nel ribaltare la frittata, nel trasformare ogni critica in un attacco reazionario. Ma governare non è solo raccontare. È assumersi responsabilità, soprattutto quando le cose vanno male. E in Spagna, ultimamente, vanno spesso male.

Chi in Italia guarda a Sánchez come a un esempio dovrebbe forse fermarsi un attimo e osservare meglio. Non i tweet, non gli slogan, ma i fatti. Blackout, alluvioni, treni che deragliano, scandali personali gestiti con arroganza. Sempre la stessa risposta: io non c’entro. Alla lunga, però, anche il più solido castello di carta rischia di crollare. E quando succede, non basta dare la colpa agli altri.

Franco Lodige, 21 gennaio 2026

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version