Cultura, tv e spettacoli

Sanremo 2024, la Rai ci ha rifilato il pacco

Il Festival si è da tempo trasformato in una grigia e incolore fiera delle banalità, quest’anno più che mai

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Personalmente non seguo più il Festival di Sanremo con la stessa attenzione di una volta, sebbene ogniqualvolta la Rai ci propina questo polpettone musicale estremamente indigesto tendo a dare qualche sbirciatina a scopo puramente informativo. Di fondo, e non certo dall’edizione di quest’anno, vige il concetto che Oscar Wilde mette in bocca al suo celebre Dorian Gray, il quale trasposto nella mentalità attuale così verrebbe espresso: “Parlate bene o male di me, purché ne parliate!”

Ed è proprio su questa linea che pure quest’anno il carrozzone condotto da Amedeo Sebastiani, in arte Amadeus, ci propina a tambur battente le baudate che tanto audience fanno, come quella piuttosto ridicola del “Ballo del Qua Qua” con John Travolta protagonista. In sostanza, l’idea di fondo sembra quella di realizzare una sorta di sensazionalismo molto telecomandato da salotto, con lo scopo di tenere incollati allo schermo i telespettatori durante l’estenuante maratona di canzonette e di stucchevoli siparietti che costituiscono la struttura portante della manifestazione.

Inoltre Sanremo, sempre secondo una consolidata tradizione, assume anche i connotati di una sagra dell’ipocrisia nazionale, dando voce ai fermenti sociali del momento – su tutti quello dei cosiddetti trattori – e selezionando alcuni brani musicali che si richiamino alle problematiche più in voga nel mondo dell’informazione. Ma in ogni caso, analizzando con attenzione il caos organizzato all’interno dell’Ariston, è evidente che tutto ciò che può aiutare a mantenere alto lo share viene gettato senza alcun ritegno in pasto ai telespettatori del cosiddetto servizio pubblico.

In realtà, a ben guardare, il pretenzioso Festival della canzone italiana appare come una sorta di lussuoso complemento della cultura televisiva, se così vogliamo definirla,  dei “pacchi”. Ovvero di quei leggerissimi programmi di intrattenimento della fascia preserale, o di quella appena successiva, che tra i principali e più popolari conduttori annoverano lo stesso Amadeus.

In estrema sintesi, potremmo dire che oramai Sanremo, più che una fiera della vanità, si è da tempo trasformato in una grigia e incolore fiera delle banalità, nel quale persino il pur bravo Fiorello sembra non trovare alcuno spunto di rilievo per la sua trascinante comicità. In questo senso la sua gag di venerdì in cui, celato sotto il cappuccio di un piumino, ha interloquito col conduttore ha rappresentato, a mio avviso, uno dei momenti più imbarazzanti della manifestazione. Fingendo platealmente di non riconoscerlo, uno “spaventato” Amadeus lo blocca esclamando: “Oh, mamma mia, che paura . Non l’avevate riconosciuto manco voi”, rivolgendosi al pubblico. “Hai fatto spostare i bagni? Qual è il tuo personale, quello col velluto rosso?”, ha esordito Fiorello -. “Devi  andare in bagno?”  ha chiesto il conduttore. “No, sono venuto così per romperti le palle”, la risposta di un Fiorello caduto al livello di comicità da prima liceo.

Insomma, per concludere con una battuta, in quanto emanazione dei “pacchi” televisivi di mamma Rai, anche Sanremo 2024 per i milioni di cittadini che pagano il canone, dei quali solo una minoranza lo seguono realmente, si è rivelato essere un vero e proprio “pacco”.

Claudio Romiti

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