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Santori, da sardina a geometra Calboni

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“Fate sempre leva sui vostri princìpi” diceva Winston Churchill “prima o poi finiscono per cedere”. Il figlio naturale del geom. Calboni, in arte Mattia Sardina, sicuramente non conosce Churchill ma ha quell’istinto. Lui ha il quid, quel qualcosa, “non so cosa sia, ma ce l’ho”. Nessuno sa cos’abbia baby Calboni, in verità, ma lui, col sorriso dentato tipico della stirpe geometrica, sale, sale, sempre in alto “e a culo tutto il resto”, la decenza, la coerenza. Che andava ripetendo giurando e spergiurando da due anni il Sardina al ragù? Nessun partito, nessuna scalata, non permettetevi, siamo un movimento autonomo, di supporto, nella misura in cui, disponibile al confronto, refrattario al compromess, ahi che stress, nuntereggaepiù, qui nessuno cerca poltrone: eccolo pronto ad uno strapuntino griffato Pd a Bologna. Fossimo nei compagni pesciolini, ma anche senza squame, ci salirebbe un leggerissimo sospetto, ovvero saremmo incazzati come una bestia: ma allora questo ricciolone ci ha preso per il culo! Non sospetteranno e voteranno entusiasti, anzi compatti, anche se, come ampiamente dimostrato, votare a qualsiasi consultazione del Pd equivale a giocare il Superenalotto senza numeri, una roba alla Wanna Marchi. Del resto, se capissero qualcosa, non sarebbero piddini.

Eh no eh no, è proprio questione di cellule: dal babbo naturale (il geom. Calboni), Mattia ha ereditato la propensione alla scalata, alla bugia allegra e all’attrazione fatale per i potenti: “È un santo! Un apostolo!”. Che si tratti di Prodi, economista da un euro, Benetton, industriale pontificio, Toscani, fotografo al prosecco, Bonaccini, mascelluto padano, Letta, stratega del fallimento, o Zingaretti, fratello di un cognome, non fa differenza, “basta che ci sia posto”, come cantava Vasco Rossi.

Che dirà Mattia Calboni una volta eletto, che farà? Facile: siamo inclusivi, sì all’amore no all’odio, Salvini merda, Meloni nazista, obbligo vaccinale, ci vuole un nuovo lockdown, ci vogliono più migranti, prendiamoci tutto l’Afghanistan, beninteso non per motivi umanitari (il Pd non li conosce) ma per concretissimi affari. Ma non è da dire che Matty, erede legittimo del geom. Calboni, si limiti ad analisi geopolitiche: è anche uno concreto, come prima proposta, ancor prima d’insediarsi, tu chiamalo se vuoi bagliore di grandezza, ha lanciato la trasformazione di un’area parcheggio bolognese in un campo da freesbee, l’unica cosa in cui, a quanto pare, si destreggia. L’intendenza seguirà, come diceva Napoleone: Matty ha nel sangue gli stessi geni del babbo naturale, una certa qual megalomania e, forse, l’attitudine a fregare i compagni appena si distraggono, però consolandoli: uhé, puccettone, hai visto dove sono arrivato?

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