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“Sarà un nuovo ordine mondiale”. Spunta l’ipotesi dell’Ucraina “come l’Austria”

La guerra entra nel 21esimo giorno di battaglie. Bombardamenti su Odessa e Mariupol. Continuano i negoziati

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Un nuovo “ordine mondiale”. Ecco cosa si profila dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Non solo perché bisognerà capire il futuro di Kiev, della zona a Est del fiume Dnipro, di Mariupol, Odessa, degli sbocchi sul Mar d’Azov e dei territori del Donbass. Saranno ancora ucraini? Il Paese verrà spezzato in due? Oppure si combatterà fino alla resa, all’annessione o alla sconfitta sul campo di Putin? Nessuno sa come finirà questo orrore. Quel che è certo è che nulla, o quasi, sarà più come prima.

Lo ha detto chiaramente oggi il ministro degli Esteri della Russia, Sergej Lavrov. “Questo è un momento fatidico, un momento epocale nella storia moderna – ha spiegato – perché riflette la ‘battaglia’, nel senso più ampio di questa parola, su come apparirà l’ordine mondiale”. Per capirlo non servono scienziati della geopolitica. Russia e Stati Uniti sono tornati ai ferri corti come ai tempi della cortina di ferro e della Guerra Fredda. L’Unione Europea non è stata in grado di mostrare una propria strategia, finendo col pagare (in termini di gas, inflazione e rincari) un prezzo elevatissimo per le sanzioni comminate a Mosca. La Cina sarà costretta a scegliere da che parte stare, o magari a elevarsi a mediatore delle due parti. Turchia e Israele si muovono. La guerra è tornata a lambire i confini della Nato con l’alleanza che ha schierato 100mila, dicasi 100mila soldati americani sul fronte Est. Quello più vicino alla Russia: un tempo la deterrenza nucleare ha garantito anni di pace armata, oggi aleggia come una spada di Damocle sulla testa di tutto il Mondo.

La soluzione alla crisi, mentre le navi russe hanno iniziato a bombardare Odessa e Mariupol, si spera ancora possa arrivare dal campo della diplomazia. Da giorni le delegazioni russa e ucraina si stanno incontrando in via telematica (si risparmiano tempo e risorse, dicono) per cercare un accordo. Per Lavrov il compromesso è “possibile”, anche se difficile. E tutto ruota attorno a quelle tre richieste fatte a suo tempo da Putin a Kiev e alla controparte occidentale: il riconoscimento dell’annessione della Crimea, l’indipendenza delle autoproclamate repubbliche del Donbass e la neutralità dell’Ucraina. Oltre, ovviamente, alla promessa di non entrare mai nella Nato.