Se è vero che il Diavolo si nasconde nei dettagli, allora forse anche le intenzioni di un Papa possono manifestarsi in essi. A cominciare dalla scelta del nome. Il primo Papa da adottare il nome Leone fu, per l’appunto, Leone I poi divenuto San Leone Magno per aver difeso non solo la Chiesa ma altresì ciò che rimaneva di Roma dall’inarrestabile avanzata di Attila e dei suoi unni. Sebbene gli storici non siano concordi nell’attribuirgli maggiore o minore rilievo nella scelta del capo dei barbari di ritirarsi, il primo Papa a chiamarsi Leone mostrò il coraggio di ergersi contro le orde devastatrici degli unni a difesa di Roma e della Chiesa cristiana.
Molti secoli dopo, Leone XIII, di cui il neo-eletto Papa ha ripreso il nome, si distinse non solo come un pontefice attento alle istanze sociali e alla necessità della Chiesa di camminare assieme alla storia, ma anche per l’importanza centrale che nella sua veste teologica attribuì alla necessità di combattere il Male. Non solo minaccia alla salvezza della Chiesa di Cristo, ma un Male nella sua più alta accezione, inteso come la presenza del demonio nel mondo; presenza che si manifesta, oggi, con l’incubo della guerra mondiale a cui si aggiungono ogni giorno nuovi fronti. Leone XIII è l’autore della celebre preghiera a San Michele Arcangelo, potente inno al più battagliero degli angeli di Dio, colui che secondo la tradizione cristiana cacciò via Satana dal paradiso; preghiera che si utilizzava, fino a poco tempo fa, negli esorcismi.
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Lo stesso pontefice è stato autore di diversi testi di esorcismo, come il celebre Exorcismus in Satanam et Angelos Apostaticos. Di nuovo dunque torna, come elemento centrale della teologia di un pontificato, la lotta tra bene e male. Il nuovo Papa ha pronunciato nel suo discorso la frase “Il male non prevarrà”, chiaro riferimento al motto evangelico “portae inferi non prevalebunt“, le porte degli inferi non prevarranno, pronunciato da Gesù nel momento in cui ordina a Pietro di fondare la sua Chiesa. Il male (ad oggi di nuovo la guerra) non prevarrà sulla stabilità e sulla forza della Chiesa.
Inoltre, seguace degli agostiniani era anche Don Giovanni d’Austria, celebre comandante della flotta cristiana nella vittoriosa battaglia di Lepanto contro i turchi ottomani nel 1571, minaccia mortale all’intera Europa cristiana. Tutti questi dettagli possono essere forse utili a svelare le possibili future attitudini di questo Papa; la visione di un mondo in cui il bene ed il male si affrontano è suggestiva e ci riporta ad un passato in cui questi termini non avevano valore solo nelle saghe fantasy. L’idea di una Chiesa come incrollabile avamposto del bene, inteso come quella pace che lo stesso ponteficie ha invocato appena apparso alla folla, e che oggi appare sempre più minacciata.
Forse tenterà il recupero di un ruolo della Chiesa in tal senso, forte della lezione dei suoi predecessori e della potenza dei simboli che abbiamo elencato. Una Chiesa non più attenta solo alle istanze sociali, ma alla salvezza del mondo che la ospita. Staremo a vedere.
Francesco Teodori, 12 maggio 2025
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