Sarà un Sanremo in salsa Leopolda

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Più che il 70esimo Festival di Sanremo quello condotto da Amadeus si preannuncia come una nuova Leopolda. Gli indizi ci sono tutti. Il primo è l’autentico “direttore artistico” non è l’ex deejay diventato conduttore tivù ma Lucio Presta, ovvero il più potente degli agenti televisivi in Italia (rappresenta, tra gli altri, Paolo Bonolis, Paola Perego, Lorella Cuccarini, Antonella Clerici, Michele Santoro,Simona Ventura, Belèn Rodríguez) ma è anche l’agente dello stesso Amadeus.

Presta, nato a Cosenza nel 1960, ha debuttato come ballerino per poi preferire il dietro le quinte. Non soltanto quelle dello spettacolo ma anche della politica: oltre che essersi candidato nel 2016 come sindaco della propria città per il Pd, con la sua società “Arcobaleno Tre” ha anche prodotto il docufilm “Firenze secondo me” condotto da Matteo Renzi. E di Matteo Renzi è anche diventato il manager della comunicazione del nuovo partito Italia Viva. Non stupisca quindi, che contro ogni logica giornalistica, Amadeus abbia svelato i nomi dei finalisti a Repubblica invece che, come era stato concordato con la Rai, il 6 Gennaio durante la trasmissione “I soliti ignoti” in prima serata e condotta dallo stesso Amadeus.

Dal “canto nostro” quello che si prepara è più una kermesse televisiva che musicale: anche perché la maggior parte dei cantanti che Amadeus, ragioniere della conduzione cerimoniosa, provengono per la maggior parte dai talent show televisivi, per lo più da “Amici” e per lo più sconosciuti.

A parte Paolo Jannacci (laureato in clonazione del padre Enzo, povera anima) e Morgan, sfrattato da casa ma non da Sanremo come in passato, c’è Irene Grandi che, con un testo firmato da Vasco Rossi, è la vincitrice più logica. Dal “canto nostro, SanRemo si preannuncia un fallimento: telespettatori abituati a Totò Cutugno e Albano e Romina difficilmente quest’anno rimarranno incollati al “tele-scherno” di rapper e trapper che Amadeus definisce “free style”. Anche il ritorno di Gabbani la dice lunga perché le sue due precedenti apparizioni al Festival, con la scimmia e la vecchia che ballano,  sono entrate nella storia del costume più che nella storia della canzone.

I “super ospiti” sono tanti: il più accreditato sembra essere Roberto Benigni che a Febbraio avrà certamente bisogno di sponsorizzare nuovamente il suo “Pinocchio” dato che è un film coprodotto dalla Rai e, guarda caso, come si chiama il suo agente? Chiaramente è Lucio Presta. A proposito di agenti… agevolati sono anche quelli turistici perché, altra stranezza di questo Festival, se si vuole essere al Teatro Ariston si ha tempo soltanto cinque ore. Pochi lo sanno ma si può prenotare un posto soltanto dalle dalle 9 alle 14 di mercoledì 8 gennaio e solo attraverso il sito internet dedicato dal Teatro Ariston di Sanremo. I prezzi? la platea per le cinque serate costa 1.290 euro, mentre la per la galleria la richiesta è di 672 euro. Anche questo un mistero da “camera chiusa” che chiunque può risolvere ad “hotel aperto”.

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3 Commenti

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  1. Per precisare, Gabbani a Sanremo ha partecipato con Amen nel 2016 e Occidentali’s Karma( detta da chi vuole semplificare, la canzone della scimmia) nel 2017 il brano in cui c’era la signora che ballava è dello Stato Sociale. Non so lo Stato Sociale ma Gabbani, piaccia o non piaccia è entrato nella storia della musica italiana, ha introdotto uno stile musicale che ormai copiano tutti, e direi con scarsi risultati. Dunque, con queste informazioni dettagliate, in che senso ” la dice lunga” la sua partecipazione al Festival?

  2. Rula Jebreal naturalizzata italiana, dovete sapere che je bral tradotto significa “la tua violazione”,

    pienamente condiviso, la più grande rompiballe che usa la violenza verbale di parte.

    Una promessa di grande civiltà che tanto piace alla Boldrini.

  3. Caro Nicola, sulla tua nota che recita: “Ho letto alcune parti di questo articolo che non considero appropriate e ho ritenuto perciò di toglierle.”, ritengo che avresti fatto meglio a non pubblicarlo proprio questo articolo non tuo, piuttosto che tagliare arbitrariamente l’opinione altrui. Liberale un corno!

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