in

Meloni vs Saviano

Saviano-Meloni, Violante silura la Murgia: che lezione su “bastarda”

Giorgia Meloni non vuole ritirare la querela contro Saviano. Violante: “Non è critica legittima, ma un’offesa”

Dimensioni testo

Uno strano cortocircuito, quello che sta accadendo in queste ore tra le stanze dell’intellighenzia di sinistra. Se, per anni, i progressisti ci hanno annoiato su fantomatiche battaglie sui diritti, in nome della bandiera arcobaleno e contro il maschio bianco e capitalista, sul ddl Zan, sugli asterischi, sul politicamente corretto, sulla schwa; tutto ciò sembra magicamente scomparire quando si parla sì di una donna, ma con il peccato di essere di destra: Giorgia Meloni.

Ci riferiamo ovviamente all’insulto che, dagli studi televisivi di Piazzapulita, venne sferrato dallo scrittore Roberto Saviano contro i leader di Lega e Fratelli d’Italia: “Bastardi”. Sfogo che gli costò la querela della Meloni. L’offesa, però, è suonata come un semplice diritto di critica dai salotti radical. Anzi, soggetto della colpevolizzazione non è l’autore di Gomorra, ma proprio il presidente del Consiglio in carica, il quale avrebbe utilizzato la propria posizione di potere per mettere a tacere giornalisti e scrittori.

Ovviamente, queste parole non potevano che venire da un’altra paladina di sinistra: Michela Murgia. Le libertà dei politici e di chi li critica – dice Murgia – “non sono a rischio in modo equo, perché nessuno potrebbe difendersi con gli stessi strumenti economici, mediatici e di influenza politica di un capo di governo”. Peccato che “bastardi” non può essere definito come un diritto di critica, ma per quello che è realmente: un insulto. Posto il fatto che la querela della Meloni è avvenuta quando ancora non sedeva a Palazzo Chigi.

Lo ha spiegato efficacemente il nostro Giuseppe De Lorenzo, il quale su nicolaporro.it ha commentato il caso proprio ieri: “La libertà di opinione e critica politica non è affatto “a rischio”. Altrimenti Murgia si sarebbe indignata quando un tribunale ha chiesto il carcere (il carcere!) e poi condannato i direttori di Libero per aver titolato “Patata bollente” in riferimento all’allora sindaco di Roma, leader di uno dei partiti più in voga al momento. Come mai quella “opinione” divenne “sessismo e odio” mentre “bastarda” si può dire liberamente? E se qualcuno avesse chiamato “bastarda” Michela Murgia?”.

Per approfondire:

  1. Saviano-Meloni, il clamoroso errore della Murgia
  2. Toc toc a Saviano: perché Meloni ha ragione

Lo stesso discorso è stato messo nero su bianco in un’intervista a Violante su Libero: “Io parto dal concetto che un politico non dovrebbe mai querelare. Io l’ho fatto solo una volta nella vita con Montanelli, che scrisse se non erro che avevo acquistato una casa a prezzo di favore, e fu condannato al pagamento di danni e spese processuali. Detto questo, “bastardo” non una è una critica legittima in nome della libertà d’espressione ma un’offesa e, pronunciata da un intellettuale che dovrebbe conoscere l’uso accorto delle parole, toglie il senso stesso di quel avrebbe voluto comunicare”. Lo ha ripreso anche Nicola Porro nella Zuppa di oggi. Qui sotto, potete ascoltare la sua opinione.

Insomma, non dobbiamo scomodare l’Accademia della Crusca per capire che “bastardo” sia un insulto e non un semplice diritto di critica ad un esponente politico. Sembra, invece, che si voglia rispondere ad un doppiopesismo, intrinseco a certi progressisti, che potremmo riassumere in un frase: “bastardo” è un insulto fino a quando non viene detto ad un esponente di destra. Siamo sicuri che, in caso di colori politici opposti, il mondo radical e politicamente corretto sarebbe stato così attento al “diritto di critica”? Saremo dei pessimisti, ma la risposta (almeno per noi) è negativa.

Matteo Milanesi, 1 dicembre 2022