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Saviano si arrampica sugli specchi: “Bastardo non è un insulto”

L’incredibile autodifesa dello scrittore che definì Meloni e Salvini “bastardi” in diretta tv

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Il ragionamento è decisamente contorto. Quindi mettetevi comodi per seguire l’autodifesa di dell’autore di Gomorra dopo il rinvio a giudizio per diffamazione ai danni di Giorgia Meloni. Ricordate? Roberto Saviano usò la parola “bastardo” riferendosi alla leader di FdI e a Matteo Salvini durante un’intervista a Piazzapulita. Per la precisione disse: “Vi sarà tornato alla mente tutto il ciarpame detto sulle Ong: “taxi del mare”, “crociere”… ma viene solo da dire bastardi. A Meloni, a Salvini, bastardi, come avete potuto? Come e’ stato possibile, tutto questo dolore descriverlo cosi’? È legittimo avere un’opinione politica ma non sull’emergenza”. Parole di fuoco, che gli sono costate prima una querela e poi un processo. Ma soprattutto l’unanime indignazione di chi, non siamo in tanti, ritiene che la critica politica sia legittima, l’insulto invece no.

Bene. Dopo la brutta notizia giudiziaria, il nostro Saviano aveva due strade davanti:

1. chiedere scusa alla Meloni e a Salvini per essersi fatto prendere dalla foga e essere scaduto nell’insulto;

2. provare a difendersi strenuamente.

Lo scrittore ha scelto la seconda via, arrampicandosi sugli specchi. L’occasione l’ha fornita ieri sera Giovanni Floris durante la trasmissione Di Martedì su La7. Quando il conduttore gli rammenda il volgare insulto, lui risponde così: “Non lo ritengo un insulto, ma una feroce critica politica. Il mio impeto, che è nato certamente da una insopportabilità (sic!), vuole confermare questo: io non mollo la loro tipo di argomentazione che precede la politica. Perché non è gestione dell’immigrazione, ma gestione del mare laddove devono essere salvate delle vite”. Ma non hai sbagliato termine, anche solo per non invelenire il clima? “Io volevo scientemente provare a trovare una parola forte e scandalosa per impedire il dibattito. Su questo non si può dibattere: non si può dibattere sulle Ong taxi del mare, perché sono ambulanze”.

Come, scusi? Chi l’ha capito, è bravo.