Politica

Schlein e Conte, la verità che non vogliono dirsi

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Non è un momento facile per il Partito democratico, da Milano a Torino a Pesaro, la trasparenza di tre sinistre amministrazioni viene messa in discussione dalle rispettive procure. Come spesso accade chi si riempie la bocca di moralismi, chi si arroga il diritto di dispensare patenti di disonestà, ben presto si ritrova egli stesso a dover dimostrare la propria rettitudine e di non essere in possesso di quella patente.

Purtroppo, in politica, vige questa particolare inversione dell’onere della prova, un’inchiesta sulle proprie spalle costituisce già di per sé una macchiolina che si fatica a togliere anche in caso di assoluzione. Per quanto riguarda la strumentalizzazione di questa macchia i grillini ovviamente sono i campioni in carica, ma il campo largo sembrava avesse fatto del giustizialismo un solido punto di contatto. Infatti li abbiamo visti tutti uniti a Genova per mettere alla ghigliottina l’ex governatore della Liguria, Giovanni Toti, atto che fu non solo una beffa al garantismo, ma anche intriso di vigliaccheria in quanto costituiva un attacco ad un indifeso, dato che Toti si trovava ai domiciliari, seppur non vi fosse stato ancora alcun processo. E ora è toccato a vari esponenti del Pd. Le indagini hanno portato ad un fuoco amico all’interno del campo largo.

Il sindaco di Milano Beppe Sala è coinvolto in un’inchiesta che riguarda il sistema urbanistico, il quale è ritenuto “gravemente corruttivo” dagli inquirenti, e i grillini ne chiedono le dimissioni. I 5 stelle sono all’opposizione nell’amministrazione di Milano, ma ci aspetterebbe un po’ di tatto da chi ambisce a governare insieme.

L’ultimo esponente attenzionato dalla giustizia è Matteo Ricci, europarlamentare, candidato a governare le Marche per il campo largo. Di recente Conte ha chiesto di visionare le carte dell’inchiesta. Sembra il solito giustizialismo grillino, e probabilmente lo è, ma in questo caso la questione è un po’ diversa.

È legittimo che un partito faccia le proprie valutazioni per decidere come comportarsi in campagna elettorale. Anche chi scrive questo articolo di primo impeto ha avuto una sensazione sgradevole alla richiesta del leader del movimento 5 stelle di visionare le carte dell’inchiesta che riguarda Ricci, come se spettasse a loro giudicarlo, però è chiaro che un’eventuale condanna getterebbe discredito non solo sul partito che egli rappresenta, ma anche sugli altri partiti della coalizione che ne hanno sostenuto la candidatura.

Per questo credo sia legittima un po’ di accortezza. Certo è che se da una parte il Pd ripone – e giustamente- fiducia nei propri uomini e dall’altra i grillini li appendono alla croce, questo rappresenta una frattura aggiunta ad un legame politico che non ha mai dato dimostrazioni di solidità e compatibilità.

Massimiliano Bertagna, 27 luglio 2025

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