La prima pagliacciata è servita, e ne abbiamo parlato: quattro parlamentari italiani, di Avs, Pd e M5S, saliranno a bordo dell’inutile Flotilla per Gaza, la flotta di imbarcazioni che ha la presunzione di rompere il blocco navale imposto alla Striscia e portare aiuti umanitari contro il volere di Israele. Ma la seconda è pure peggio: Elly Schlein, segrataria del Pd, quindi capo del partito di due dei quattro avventurieri, chiede alla Meloni, cioè al governo, cioè ai contribuenti, di garantire la sicurezza della spedizione. Tradotto: loro si fanno lo spot elettorale e paga Pantalone.
Come, scusa? “Gentile Presidente Meloni – si legge nella lettera di Schlein recapitata a Palazzo Chigi e, ovviamente, ai giornali – come avrà già appreso dalle notizie apparse sulla stampa italiana e internazionale, la Global Sumud Flottila sta per salpare con 40 imbarcazioni cariche di molte tonnellate di aiuti umanitari raccolti con grande partecipazione della società civile e della cittadinanza, allo scopo di portare a Gaza generi di prima necessità da distribuire alla popolazione palestinese. La missione umanitaria nata dal basso, non violenta e pacifica, che si svolgerà nel rispetto del diritto internazionale, vede l’adesione di 44 delegazioni da tutto il mondo di migliaia di attiviste e attivisti tra i quali vi sono molti cittadini italiani nonché quattro parlamentari della Repubblica italiana appartenenti a varie forze politiche. Le scrivo per informarLa che tra loro saliranno a bordo anche il deputato Arturo Scotto e l’eurodeputata Annalisa Corrado del Partito Democratico, Le chiedo di tenermi informata su quanto il Governo italiano intende fare per garantire tutela e sicurezza per tutto l’equipaggio della missione umanitaria, in caso di necessità”.
Se Elly è preoccupata per l’incolumità del deputato Arturo Scotto e dell’europarlamentare Annalisa Corrado, anziché scrivere lettere dovrebbe alzare la cornetta, chiamare i suoi sottoposti e suggerire loro di restare a casetta. Perché è giusto che uno Stato difenda i propri cittadini in giro per il mondo, che riporti a casa le varie Cecilie Sala, però il discorso vale quando certi eventi accadono all’improvviso. A sorpresa. Non quando una flottiglia scientemente decide di salpare per forzare un blocco militare sapendo che il governo di Israele ha già annunciato che li tratterà come terroristi e, se va bene, li rispedirà al mittente senza tanti complimenti. Per la precisione, gli attivisti rischiano l’arresto in prigione senza privilegi speciali e la confisca delle imbarcazioni.
Anche perché, come spiegava il Corriere, non proprio dei cattivoni filo-israeliani, il blocco navale imposto da Tel Aviv a Gaza è pienamente legittimo come previsto in caso di conflitto armato. “Nel 2010 dopo che Israele ha impedito alla Mavi Marmara di tentare di violare il blocco marittimo di Gaza, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha nominato una Commissione d’inchiesta per esaminare gli eventi – spiegava il Corsera – Nel suo rapporto, la Commissione ha concluso «che il blocco navale israeliano era legale»”. E quindi forzarlo significa esporsi automaticamente alla reazione dell’esercito che lo impone. “Una volta che un blocco è stato legalmente istituito – si legge nel documento dell’Onu – è necessario comprendere che la potenza che lo esercita può attaccare qualsiasi nave che violi il blocco se, dopo un preavviso, la nave si rifiuta intenzionalmente e chiaramente di fermarsi o si oppone intenzionalmente e chiaramente a una visita, a una perquisizione o a una cattura. Tali norme non prevedono alcun diritto di protesta a violare un blocco legittimo”.
Va detto che la Flotilla non s’è rivolta solo all’Italia. Ha chiesto protezione anche al governo portoghese, che ha risposto picche, e alla Spagna. “Non è sufficiente annunciare la protezione consolare dopo un possibile abbordaggio. La Spagna deve offrire protezione diplomatica preventiva e garantire pubblicamente la libera navigazione della Flotilla verso Gaza, come previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Convemar), dal Manuale di Sanremo e dalla Convenzione per la repressione di atti illeciti contro la sicurezza della navigazione marittima”, affermano gli attivisti in una nota rivolta a Pedro Sanchez. Secondo loro, le leggi internazionali “vietano gli attacchi contro le navi civili e autorizzano gli Stati di bandiera delle navi, come nel caso della Spagna, ad adottare misure legali e di protezione”. Ma, come visto, questa lettura è tutt’altro che condivisa. “Chiediamo quindi al governo spagnolo di: dichiarare ufficialmente il proprio impegno a proteggere la Global Sumud Flotilla e la libera navigazione verso Gaza. Respingere le minacce del governo israeliano, che ha falsamente definito questa missione umanitaria come ‘terrorista’ e fornire protezione diplomatica attiva e, in caso di aggressioni in acque internazionali, attivare i meccanismi legali internazionali per esigere responsabilità”.
Il punto è che la premeditazione di un’azione simile, pericolosa e totalmente inutile, per quanto possa generare consensi, non può tradursi in un costo extra per il contribuente italiano. O spagnolo. O portoghese. Scotto e Corrado intendono salpare? A loro rischio e pericolo. Non è che se domani il signor Rossi parte per la Russia con l’intento di piantare una bandiera della pace sotto il Cremlino, magari varcando il confine senza documenti, poi tocca a tutti noi mettere una pezza.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


