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Sciopero, 3 misure da prendere

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Domani è Primo Maggio. Portiamoci avanti con il lavoro, allora,  e, come piccolo antidoto liberale al catechismo sindacale della trimurti Cgil-Cisl-Uil, come antivirus rispetto alla demagogia statalista e pauperista che ci invaderà dal palco dell’inevitabile Concertone, avanzo qui una proposta forte, seria, controcorrente.

É l’ora di approvare norme più severe e restrittive in materia di sciopero. Un conto è il diritto di sciopero, che è sancito a livello costituzionale, e che ovviamente nessuno può discutere in astratto. Altro conto sono le forme e le modalità concrete del suo esercizio, specie nei servizi essenziali e in generale nel settore pubblico: queste devono essere oggetto di una revisione radicale, perché non è accettabile l’idea che l’una o l’altra sigla sindacale tengano in ostaggio o nell’incertezza la stragrande maggioranza dei cittadini e degli utenti dei servizi.

Inutile prendersi in giro o nascondersi dietro una foglia di fico: come mai la stragrande maggioranza degli scioperi avviene di venerdì? Come mai sono tollerate da decenni prassi di sciopero selvaggio, condotte con forme e modi che rendono tutto più devastante per milioni di cittadini? Come mai le stesse norme vigenti non sono sempre rispettate?

Tra l’altro (non dispiaccia alla Camusso e ai suoi adepti), andrebbero rispettati anche i diritti dei cittadini che non scioperano, che devono lavorare e sono vittime dell’altrui sciopero, che devono spostarsi e sono messi in ginocchio da forme e modalità dell’agitazione sindacale. Non sono lavoratori anche loro? Non sono pure loro cittadini che hanno diritto a essere rispettati e tutelati?

Non ci si può più accontentare di micro-cambiamenti. Nelle scorse settimane si è sfiorato il ridicolo perché la Commissione di garanzia sullo sciopero ha ottenuto (sai che risultato!) che tra uno sciopero e l’altro nei trasporti dovrebbero passare venti giorni, e non solo dieci. Sono pannicelli caldi.

È l’ora di esaminare un pacchetto di misure ragionevolissime, che sintetizzo in tre punti.

Primo: scioperi autorizzati solo se la maggioranza dei lavoratori vota a favore, ma serve (sia ben chiaro!) un quorum di affluenza al voto del 50% più uno dei lavoratori coinvolti.

Secondo: quando si tratta del settore pubblico, deve votare sì almeno il 40% degli aventi diritto al voto.

Terzo: in ogni caso, nel settore pubblico, non si può scioperare né di venerdì, né di lunedì, né in ogni altro giorno prefestivo e postfestivo.

Vogliamo iniziare a discuterne?