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Scontro sul blocco a Kaliningrad. Mosca: “Per noi è un atto ostile”

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Sono giorni di forti tensioni nel conflitto ucraino-russo, con affermazioni – e fatti – che potrebbero far precipitare la situazione.

Solo due sere fa il presidente Zelensky, sul suo canale Telegram, ha deciso di sottoporre l’Occidente a una pressione non indifferente annunciando una settimana in cui può succedere di tutto: “Dovremmo aspettarci una maggiore attività ostile da parte della Russia e non solo contro l’Ucraina, ma anche contro l’Europa. Noi ci stiamo preparando, avvertiamo i partner”. Il presidente ci ha abituato ad una strategia comunicativa massiccia, spesso utilizzata per indurre le potenze europee a sostenere Kiev. Ma l’avvertimento di Zelensky oggi sembra assumere contorni differenti di fronte alle notizie che arrivano da Kaliningrad. L’ex capitale della Prussia, situata in mezzo a un gruppo di Paesi Nato e caposaldo strategico russo sul Baltico, è infatti da tre giorni al centro di uno scontro per ora diplomatico, ma che potrebbe presto sfociare in un nuovo attacco da parte del Cremlino.

Motivo del contendere sono le sanzioni imposte contro l’enclave russa. La Lituania ha infatti vietato il trasferimento via terra dalla Russia dei beni sottoposti alle sanzioni europee: metalli, carbone, materiali da costruzione e apparati tecnologici. Beni che normalmente transitavano da Mosca fino a Kaliningrad e che ora rischiano essere bloccati nelle stazioni ferroviarie, amputando così di fatto quel braccio commerciale che ha sempre unito l’enclave con la madre patria. “È davvero una decisione senza precedenti, che viola qualsiasi cosa e lo consideriamo illegale”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Pskov. “La Federazione Russa – ha aggiunto il ministro degli Esteri Lavrov – si riserva il diritto di agire per proteggere i propri interessi se la Lituania non riprenderà a consentire il transito delle merci a Kaliningrad nel prossimo futuro”. Dal canto suo, Vilnius getta la patata bollente nella mani di Bruzelles. “Il blocco di Kaliningrad non è un’azione della Lituania – ha ribattuto il Ministro lituano, Gabrielius Landsbergis – si tratta delle sanzioni Ue che sono entrate in vigore. Tutto viene fatto con le consultazioni e secondo le linee guida della Commissione europea”.

Quel che è certo, è che a oltre tre mesi dall’inizio della guerra non sembrano ancora aprirsi spiragli di pace. Non in Ucraina, dove si continua a combattere. E neppure nei rapporti tra Europa e Nato con la Russia, dove il dialogo è ormai ai minimi storici. Il “caso Kalinigrad” rischia di peggiorare la situazione: Mosca, infatti, si dice pronta a “reagire” qualora non venisse ripristinato il transito delle merci.

L’Unione Europea intanto getta acqua sul fuoco. O almeno ci prova. “Non si può paragonare la situazione di Kaliningrad con la situazione in Ucraina rispetto alla guerra – ha dichiarato Jospeh Borrel, Alto rappresentante dell’Ue per la Politica estera – Il resto del mondo non sarà influenzato da ciò che sta accadendo lì, ma lo è da ciò che sta accadendo in Ucraina”. La storia però ci insegna che non si può dar nulla per scontato. Quella striscia di terra potrebbe diventare la miccia di un secondo scontro militare. Anche questo alle porte dell’Europa.