Cronaca

Se il poliziotto accoltellato avesse sparato

Il viceispettore Christian Di Martino ancora in terapia intensiva. Cercava di fermare Hassan Hamis in un corpo a corpo. E se avesse usato il manganello?

poliziotto accoltellato marocchino

Se il poliziotto accoltellato avesse dato una manganellata al marocchino a Milano sarebbero intervenute subito tutte le istituzioni e sicuramente ora l’avrebbero già crocifisso. E invece è in gravissime condizioni e nessuno apre la bocca. Vergogna.

Sotto gli occhi della mia immaginazione ho una scena: se avesse sparato per difendersi, lo avrebbero condannato oggi stesso per aver aperto il fuoco senza essere stato prima ucciso. Perché oggi in Italia se non ti ammazzano non puoi difenderti. Nel frattempo loro possono tutto: possono ammazzarti, tanto Caino sarà sempre difeso, pure gratis.

A noi invece, anche solo per un graffietto, arrivano fior fior di cartelle esattoriali e spese allucinanti con parti civili da mettere paura. Gli avvisi di garanzia della magistratura mettono paura tanto quanto le lame dei balordi e soldi per pagare avvocati e spese legali non ne abbiamo, visto che non godiamo degli stipendi dei politici che noi stessi difendiamo.

A questo ci avete portato: a dover passare per forza da vittime quando sappiamo fare il nostro lavoro e pure bene. Il manganello? Toglietecelo. Toglieteci il taser. Metteteci il numero sul casco. Fateci le foto quando salviamo i poveri animaletti e quando andiamo a casa delle persone anziane per un po’ di solidarietà. Poi però alla sicurezza degli italiani ci penseranno Batman o forse Spider Man.

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Detesto dirlo, ma in tutti gli altri Paesi civili i poliziotti sono rispettati e temuti perché rappresentano la legge. Qui in Italia, con la storia del fascismo e coi pregiudizi da parte di beceri politici, viziati e invasati studentelli, anarchici e associazioni che di umano hanno ben poco, il cattivo la farà sempre franca e il buono continuerà a subire. A volte rimettendoci la pelle.

Tante cose mi vengono in mente, tra cui le medaglie che ci date quando moriamo. Lo straniero che ha ucciso i due colleghi a Trieste nel 2019 è libero. Il marocchino di ieri a Milano, chissà: pure lui forse da piccolo avrà avuto qualche trauma? E forse per liberarsi dalle sue disgrazie allora oggi uccide la gente?

Il nostro compito ormai è quello di fare gli assistenti sociali, quello di comprendere i “disagi” delle persone e siccome nessuno li ha curati allora li dobbiamo far sfogare su di noi. Noi perdiamo la vita, loro stanno bene e così sono contenti quelli che ci tirano molotov e sassi.

Che pacchia l’Italia!

Chiedo a tutti i poliziotti italiani, per il bene del Paese e degli italiani, di scendere in piazza a manifestare liberamente il nostro pensiero di lavoratori. Questo è il Paese al mondo col più alto numero di poliziotti feriti e uccisi, ma anche quello col più elevato numero di poliziotti condannati. Ma sopratutto questo è il Paese dove le regole sulla sicurezza le decidono i violenti.

Ora è il momento della preghiera per il collega, anche se la scena se la prenderanno i messaggi di “vicinanza” dei politici italiani. Che poi non ho mai capito cosa significa “vicinanza” se poi proprio loro non sono disposti a cambiare le cose?

Andrea Cecchini, segretario Italia Celere

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