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Se rivolta dev’essere, la facciano i millennial

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Sulle terrazze e nei salotti più esclusivi, nei board old fashion foderati di radica, nelle cabine dei Gulfstream che (ri) sfrecciano nei cieli, finalmente liberi dai voli di linea e dai miserabili low cost, ci si scambia riflessioni sull’opzione principe di queste settimane. La domanda sussurrata con pudore-timore è: la rivolta scoppierà? In estate o in autunno? Quale sarà l’innesco? Sarà montante o subito esplosiva? Quale la classe sociale che la inizierà? I Vecchi sopravvissuti o i Millennial umiliati?

Le élite euroamericane, sostanzialmente dem, si stanno accorgendo del fatale errore di enfatizzare, nel processo (doveroso) di globalizzazione, la creazione artificiale in tempi brevissimi di una classe media, cinese in particolare, asiatica in genere. Statisticamente, a livello mondo, fu entusiasmante (li ricordiamo tutti eccitati dai balconi dei loro media “Abbiamo abbattuto la povertà del mondo!”), a livello dei singoli paesi fu un disastro, con il definitivo impoverimento della classe media nostrana e l’automatica necessità di sedare la classe povera. Drammatica poi la ovvia scomparsa dell’ascensore sociale, che per cinquant’anni aveva operato in funzione di mediatore culturale.

Non abbiamo potuto contare sui sociologi, sugli intellettuali, sugli scienziati, il Ceo capitalism li aveva già imborghesiti. Tronfi di consulenze markettare, si sono trasformati in cartoni animati da prima serata, estraendo loro riflessioni e ragionamenti usati per perpetuare stupidaggini vecchie di secoli, semplicemente perché erano utili alla comunicazione mainstream per trasferire terrore utile al lockdown.

Non abbiamo potuto contare sulla Sinistra, quella nobile, che sapeva da che parte stare, e posizionarsi, culturalmente, in modo acconcio. Un tempo eccelleva nell’analisi, anche se spesso sofferta, ora si è ridotta a travestirsi da butler per vivere nelle ZTL, e farsi precettore dei giovani virgulti di lor signori.

Non abbiamo potuto contare sulla Destra, stile Giuseppe Prezzolini (legalità, tradizione, educazione, cultura) perché ne erano scomparsi i maestri. Nel mondo vittorioso del Ceo capitalism, ove le religioni si stanno trasformando in sette, e la Sinistra colta origina legioni di butler, la Destra avrebbe avuto praterie davanti per farsi carico dei più deboli, di quelli destinati a diventare gli ultimi.

Cioè i ragazzi e i vecchi, il futuro e i valori. Invece la Destra (di risulta) scimmiotta la Sinistra (di risulta) sul tema delle riforme. Ma non ci sono riforme senza idee e senza cuore. L’economia da un lato e migranti ed euro dall’altro, sono problemi, non ideali.

L’aspetto positivo del “Virus” è che ci ha denudato tutti, élite comprese. Malgrado i tanti investimenti in fitness e in diete vegane, non è stato un bel vedere. Come ha scritto Fabrice Hadjadj, filosofo, ebreo di nascita e cattolico per scelta: “Il nichilismo di costoro non è rischio, ovvero è il rischio dell’assenza di rischi. Una buona parte del nichilismo infatti consiste nel rifiutare ogni forma di rischio, nel vedere la vita futura sdrammatizzata, dove non succede mai niente. Si riduce la parola a informazione, l’amore a soddisfazione, il dono a dati che si tratta di calcolare per ottenere il meglio”. Provo a dirlo con parole mie: è il CEO capitalism in purezza che il “Virus” (pardon, la gestione del “Virus”) ha rafforzato, non indebolito, purtroppo.