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La guerra in Ucraina

“Se vuole la Crimea, sarà guerra”. Cosa accade ai negoziati: “Perché è inevitabile”

Massimo Cacciari analizza lo stato delle trattative tra Ucraina e Russia. Col nodo Donbass e Crimea

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Per fare un negoziato, si dice, bisogna essere in due. E – dice Emmanuel Macron – se l’obiettivo dell’Occidente diventa quello di “umiliare Putin“, oppure di cercare un regime change, le chance di arrivare ad un accordo di pace si fanno sempre più remote.

Lo sa bene Massimo Cacciari, secondo cui uno dei nodi fondamentali di questa guerra è – o sarà – la Crimea. Volodymyr Zelensky è stato chiaro: non intende “cedere” nessuna porzione di territorio, addirittura intende riconquistare Mariupol per organizzarci l’Eurovision Song Contest, però sulla Crimea è disposto a “non parlarne”. Ovvero a rimandare il discorso a chissà quando. Tornando di fatto alla situazione post annessione del 2014.

“La guerra è l’extrema ratio della politica – dice Cacciari – se due parti in conflitto si confrontano su delle materie, su degli obiettivi incompatibili, c’è solo la guerra. E dunque si continua. Se l’Ucraina chiede indietro la Crimea, è inevitabile che la guerra continui fino a che uno risulterà sconfitto sul campo militarmente. Se Putin volesse rovesciare il governo ucraino, è chiaro sia un argomento che non può essere trattato: e dunque, guerra. Se le due parti, o chi per loro, intendono porre obiettivi di questo genere e non trattabili, in politica esiste allora solo la guerra. Vogliamo che gli ucraini continuino ad essere massacrati? Vogliamo correre il rischio di un conflitto diretto tra Usa e Russia?”

Il punto, secondo Cacciari, è questo: “Se una parte ritiene che i suoi obiettivi siano sacri e non trattabili è chiaro che continuerà la guerra. Se si chiede alla Russia di ridare indietro la Crimea, allora ci sarà solo la guerra. Si può trattare sul Donbass, con strumenti noti nel diritto internazionale, come quelli usati dall’Occidente per il Sud Tirolo. Si può chiedere a Putin di ritirarsi dal Donbass se si aprono trattative serie su quei territori che sono a stragrande maggioranza russofoni. Ma sulla Crimea non c’è la più remota possibilità di trattare”. Se invece l’obiettivo è riconquistarla, allora bisogna sconfiggere Putin. Ma non finiranno certo qui gli orrori.