La Ripartenza

“Serve amore per il Paese”. Segreti e prospettive tra lusso e cultura

La prima tavola rotonda che ha aperto La Ripartenza di Bari 2023. Il mercato del lusso italiano analizzato con grandi ospiti

Via libera a La Ripartenza di Bari 2023, la due giorni organizzata da Nicola Porro con le grandi voci del mondo produttivo, economico ed imprenditoriale italiano. Sul palco del Petruzzelli il lusso e la cultura italiane. Quanto vale questo asset strategico per il nostro Paese? Come le aziende italiane si rapportano coi big globali? Quanto incide il lusso del Bel Paese a livello internazionale?

Con Nicola Porro ne hanno discusso Remo Ruffini, Presidente e Amministratore Delegato Moncler, Marco De Benedetti, co-Head Europe Carlyle, Diego Della Valle, Presidente e Amministratore Delegato Hogan e Tod’s e Diana Frescobaldi, CEO Frescobaldi Retail & Restaurant. 

Rivedi tutta la diretta della tavola rotonda sul lusso.

“Fatturato? Era 50 milioni, oggi 2,3 miliardi”

Ad aprire le danze è stato il numero uno di Moncler, Remo Ruffini, che ha sottolineato quanto l’azienda sia cambiata nel giro di soli vent’anni: “Nel 2003, facevamo 50 milioni fatturato mentre oggi 2,3 miliardi. La parola d’ordine è innovazione: devo essere unico ogni volta ed in ogni ambito. Come fanno le aziende francesi a non cambiare nulla per trent’anni ed avere sempre un successo incredibile?”. Un fenomeno – appunto – da cui prendere spunto, da seguire e analizzare.

La vera sfida è però la competizione coi big internazionali: “Dobbiamo crescere perché è un nostro dovere: non è una mia ossessione, ma bisogna essere unici. E sulla base di questo mi devo difendere”, ha aggiunto Ruffini, che ha poi raccontato: “Dal 2003 non è mai uscito un prodotto dalla mia azienda che io non abbia visto, proprio perché credo nell’artigianalità, associata alla comunicazione ed al mondo”. Dal 2003 al 2013 “abbiamo imparato a dialogare con gli investitori istituzionali, loro ci hanno aiutato per portarci in borsa e ci siamo arrivati nel 2013. Io però non ho mai parlato di numeri, ho una visione a 5 o 10 anni”. Ed ecco l’aneddoto: “Quando mi sono quotato, in Piazza Affari, Marco De Benedetti mi diede un consiglio: non guardare mai il titolo. Questo ti influenza”.

Siparietto Porro – Della Valle

La parola è poi passata a Diego Della Valle, che ha subito elogiato il sistema italiano: “Questo è un Paese che avrebbe tutto per far bene. Nel complesso, siamo un grande Paese tollerante, dove nella provincia c’è ancora un rapporto umano e la gente si parla al bar. I giovani devono apprezzare tutte queste cose per fondare una vita con un rapporto umano forte”.

Non manca quindi un commento sull’operato dell’esecutivo Meloni: “Il governo ora parla di un liceo made in Italy ed il concetto è interessante; qualche imprenditore già lo fa, cioè mettere il tempo e gli utili a disposizione dei giovani. Serve amor proprio per il Paese”. E allora Porro incalza: “Ma come? Sei diventato un sovranista?”. “No, sono rimasto un provinciale“. Della Valle infine conclude: “Noi facciamo un mestiere molto fortunato: siamo in aziende nostre e il personale sta bene, facciamo utilità per il Paese. Questa è una cosa meravigliosa”. Infine, il siparietto con Remo Ruffini, mentre il numero uno di Moncler parlava del ruolo centrale che negli anni assumerà l’intelligenza artificiale: “Più che una battuta dovrei fare un annuncio, se Remo mi autorizza: si tratterà di cambiare l’imbottitura dei piumini utilizzando delle foglie di ulivi pugliesi”.

“Ora diamo fastidio ai francesi”

Il ruolo della qualità della produzione è stato poi analizzato da Diana Frescobaldi: “Produciamo vino da 700 anni, abbiamo 14 tenute. Quando parliamo del lusso, la qualità eccellente è sempre legata alla terra: i nostri vini devono riflettere il territorio”. La vera sfida riguarda però la competitività del settore italiano con quello francese. “Effettivamente – ha continuato Frescobaldi – siamo sempre stati un po’ alla rincorsa, loro partirono già con Napoleone III, mentre noi siamo arrivati un po’ dopo. Ora, però, cominciamo a dare fastidio”. E ancora: “Nel mondo dell’agricoltura bisogna avere pazienza: per una bottiglia di Brunello in tavola servono almeno 10 anni”. Mentre sul futuro aziendale, ha osservato: “Spero che la nuova generazione sia in grado di portare avanti il tutto: l’unica cosa che ci può proteggere è il sapere. Chi vuole entrare, deve essere molto preparato, con master e almeno 4 anni di lavoro all’estero”.

Essere azienda globale

Ha chiuso la prima tavola rotonda Marco De Benedetti, co-Head della Europe Carlyle, azienda che gestisce 400 miliardi di dollari. “Oggi, in qualunque settore, il mercato è quello globale. Ciò vuol dire che se perdiamo il mercato del lusso, il 60 o 70 per cento dei consumatori sono fuori dall’Europa, sono in America, in Asia o nel Medio Oriente”, ha dichiarato.

De Benedetti ha quindi sottolineato come la grande sfida del futuro sia quella di costruire “un’azienda globale”, con l’obiettivo di conciliare “l’artigianalità di Diego Della Valle, tutelando la qualità del prodotto, ma trasferendolo poi in una scala globale”. Ancora una volta, sono i francesi “ad avere un vantaggio competitivo rispetto a noi. La vera scommessa è quindi cercare di scalare nella dimensione. In questo, i capitali sono un ingrediente, ma non la sola soluzione”.

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