Politica

Si dicono “democratici” ma difendono i dittatori

Dal Venezuela alla Baia dei Porci: tra ideologia, politicamente corretto e falsi paragoni, l’Occidente rischia di stare dalla parte sbagliata della storia

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Mi permetto di dire una parola in merito a quanto è avvenuto e sta avvenendo in Venezuela. Una premessa: è chiaro che, se l’uomo si comportasse, in tutte le dimensioni della propria esistenza, conformemente alla sua natura di creatura di Dio e rispondesse, con il suo comportamento, al nobile compito cui è chiamato, ossia la costruzione della civiltà dell’amore, l’umanità non piangerebbe i morti delle guerre, delle diverse forme di sfruttamento e di oppressione. L’uomo spesso, purtroppo quasi sempre, preferisce la dimensione dell’homo homini lupus con tutte le conseguenze cui la dimensione prescelta conduce.

Eccomi, dunque, a Maduro che è stato arrestato in un blitz e sarà processato a New York. Sappiamo che da anni il Venezuela è afflitto da un dittatore – proprio lui: Maduro – che ha privato la popolazione della libertà e l’ha ridotto in miseria: narcotraffico, corruzione, sfruttamento, violenza. Davanti a queste e simili situazioni cosa deve fare la comunità internazionale, è legittimata ad intervenire? Se lo è: in quali modalità? Il diritto internazionale risolve le questioni se lo si applica realmente e integralmente, altrimenti diventa una promessa di pace e armonia tradita. La realtà è complessa e domanda tanta conoscenza che porta a dichiarazioni prudenti, capaci di tenere insieme tutto. Il diritto di un popolo ad autodeterminarsi unito al diritto del medesimo popolo ad essere libero dalla dittatura devono essere capisaldi dell’azione degli Stati. Parimenti, devono essere tutelati e garantiti il rispetto dell’integrità territoriale ed il dovere per la comunità internazionale di non girarsi dall’altra parte rispetto ai soprusi decennali subiti da una popolazione che desidera essere aiutata e liberata.

Noi italiani abbiamo sperimentato la dittatura e la liberazione proprio ad opera degli Stati Uniti. Non sono un’illusa: so bene che l’ideale si sposa con l’interesse. Ma quale è l’interesse? Il petrolio? Non tanto: gli Usa hanno raggiunto l’indipendenza energetica da anni. Forse il petrolio del Venezuela interessa alla Cina e alla Russia? Forse gli Stati Uniti ed Europa devono tornare a parlarsi, ad unire le forze? La conseguenza dell’assenza del dialogo tra Usa e Ue è evidente in Ucraina. Vogliamo che l’Ucraina sia solo la prima tappa? Dobbiamo creare un mondo sicuro per la democrazia. Trump ha fatto qualcosa di diverso dai suoi predecessori, democratici compresi?

Dimentichiamo Kennedy e la Baia dei porci? Quando accadono eventi come l’attacco e la liberazione del Venezuela, mi rendo conto che non si può parlare per slogan, frasi fatte, espressioni contro la verità dei fatti, arrivando a ciò che ritenevo impensabile, ossia assimilare l’arresto di Maduro al sequestro di Aldo Moro. Ho pensato alla famiglia di Moro, un dolore che avremmo dovuto e potuto risparmiargli. Il paragone tra i due eventi è un modo tanto palese quanto meschino di stravolgere la verità. Mi domando: quanti ancora oggi hanno il senso della responsabilità di studiare, approfondire la storia passata e presente. Mi rendo sempre più conto del fatto che all’origine di ogni male, ideologia compresa, vi è la non conoscenza dei fatti, unita al politicamente corretto. Tra Gesù e Barabba la folla scelse di salvare Barabba: nulla è cambiato, a distanza di duemila anni: preferiamo salvare Barabba.

La democrazia e la libertà hanno bisogno di leader che sappiano anteporre a tutto il maggior bene del popolo ma loro hanno bisogno di un popolo, di cittadini che vogliano essere protagonisti di un mondo più giusto ed equo. A questo punto spetta a noi scegliere se essere cittadini responsabilmente protagonisti o folla. Il mio pensiero va al premio Nobel per la pace Maria Corina Machado: c’è sempre un giusto per il quale il mondo si salverà, un giusto che dà la vita anche per quanti feriscono, confondendola, la storia.

Suor Anna Monia Alfieri, 6 gennaio 2026

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