Lo Stato italiano assume esattori, il mercato chiude. Mentre l’economia reale affonda, il governo Meloni assume – come ogni anno – altri 2.700 nuovi funzionari all’Agenzia delle Entrate, un’azienda mai in crisi. Perché in Italia chi produce è il nemico da perseguitare, l’evasore presunto da stanare, un delinquente. Nel primo semestre del 2025 oltre 330mila imprese hanno chiuso, i fallimenti sono esplosi, la produzione industriale crolla. Ma invece di tagliare tasse, contributi e burocrazia, lo Stato si espande e moltiplica il suo esercito trinariciuto.
È il solito modello: tassa, spendi, assumi, indebitati. Un sistema parassitario che premia chi vive fuori dal mercato e punisce chi lo crea. Lo Stato continua a crescere, moltiplicando i suoi inutili burocrati. L’impresa italiana no. Serviva una rottura netta ed invece siamo in perfetta continuità. Servivano meno tasse e più libertà invece avremo più esattori. Chi lavora, rischia e investe non sarà liberato dal cappio fiscale, sarà maggiormente ricattato e controllato, come abbiamo visto con il concordato fiscale biennale.
O si difende la libertà economica, o si persegue con la dittatura fiscale, questo governo prosegue con la seconda sciagurata scelta. L’esodo dalla urne proseguirà, ma al “clan degli statalesi” interessa poco, solo lacrime di coccodrillo, anzi gli conviene, così il cartello politico del “+Stato!”’ unito da destra a sinistra, avrà sempre meno seccature, meno resti da dare, più concentrata sarà la spartizione di nomine pubbliche, incarichi politici, assunzioni a chiamata diretta. Gestiranno l’oligarchia diffusa di “clientes” e capi bastone mentre cervelli e imprese continuano a scappare da questo inferno fiscale e fanno bene.
Andrea Bernaudo, 13 luglio 2025
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