Esteri

Siamo morti: vietati i tirapugni al lunapark. “Sono maschilismo tossico”.

tirapugni lunapark Immagine creata tramite DELL-E di Open AI
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Addio, ci siamo giocati pure la Svizzera. Paese tradizionalmente, noiosamente neutrale, pilatesco, organizzato, bancario, geometrico, gente rettangolare, ricordate gli svizzeri di Aldo Giovanni e Giacomo e “potevo rimanere offefo!”. Invece, saranno i cambiamenti climatici, chissà, anche questi cominciano a sfornare perle di puttanisticamente corretto agghiaccianti, Meloni dovrebbe riferire in Parlamento. A Basilea, per dire, la sinistra elvetica riparte dai luna-park e lo fa in un modo che un giornale locale definisce in modo organico, cioè demenziale, sentite che roba: “I tempi cambiano, e ciò che ci sembrava innocuo fino a dieci anni fa (?), oggi assume una valenza decisamente diversa se considerati (sic) con la sensibilità più o meno condivisibile di questo momento storico.

In un’epoca dove la violenza maschile è quotidianamente sulle prime pagine dei giornali, ecco che a farne le spese è un’attrazione da lune-park (sic). Stiamo parlando dei tirapugni, o meglio dei punchball (sic), tanto per usare il termine inglese: la macchina che misura la forza di un pugno…”. Scritto male, alla svizzerotta, un rosario di luoghi comuni sgangherati da fare invidia al fatto quotidiano, ma scritto bene alla luce della desolazione woke; per farla breve, da quelle parti alla tradizionale Fiera d’Autunno hanno proibito il gioco dei cazzotti, che da noi si chiama “la pera”, quello dove, per capirci, i bulletti di paese, oggi declinati in maranza, arrivano tipo in canottiera, fissano il bersaglio in pelle a forma di pera, caricano il diretto, sferrano la mazzata e si slogano un polso.

Un’attrazione alle volte comica, anche impegnativa per i trasporti al più vicino ospedale, ma nella Confederazione Elvetica non scherzano e l’hanno tolta perché può incrementare la violenza di genere. Ma per davvero: “Dietro l’apparente innocenza del gioco, però, si celava un problema più profondo: il rischio di trasformare il divertimento in un’esibizione di machismo (sic!). ‘Queste macchine attirano un tipo di comportamento che definirei maschilismo tossico‘”. Parola di Angelo Gallina, e se parla Gallina, tutti zitti. Lui poi è nientemeno allenatore e presidente del Box Club Basel. Box, mica boxe, box come scatola. Cranica. E insomma Gallina spinge e approva la decisione di vietare la pera, così il maschilismo tossico è risolto.

Poi alla Fiera possono pure scoppiare risse all’ultimo sangue di svizzeri di vecchia e nuova generazione, ma che gli fa? “Nessuna connessione con la macchina dei pugni”, e si capisce, ma allora perché proibirla? Tanto più che, secondo la polizia, quella disgraziatissima pera non ha mai e poi mai fatto salire la casistica del teppismo da fiera neppure di un punto. E vorremmo pure vedere. Anzi, a volerla proprio mettere come va messa, si potrebbe anche osservare che se metti quattro sfigati a spaccarsi le braccia contro un sacco farcito, gli fa passare abbondantemente eventuali voglie di menarsi, insomma si sfogano, è terapeutico. E allora tocca reiterare la domanda: perché proibirla?

Ma perché il woke questo è: dittatura, prepotenza, deficienza, tutto insieme; il woke vive in quanto non fa vivere, è la logica del “questo ve lo consento, quest’altro ve lo nego” (vi ricorda qualcosa, qualcuno?), ed è incompatibile con una vita sociale libera e, soprattutto, logica. La pera no perché è machismo bianco tossico. A questo punto aboliamo direttamente la boxe, anzi la box, scusate. Un secolo di scontri epici che hanno marchiato il Novecento sportivo, via, nel macero della memoria con tutti i suoi Rocky, Cassius, Tyson. Invece le attiviste che vogliono morte altre attiviste e pure attivisti che se le sco*** – ops! – però poi ci ripensano, però insomma ecco, però, in effetti, in definitiva, “deve morire socialmente politicamente e umanamente”, ecco, questo va bene, siccome, come subito hanno provveduto a stabilire, “non è vero femminismo”, che ricorda molto quell’altra del comunismo totalitario “che non è vero comunismo”. Invece è la genuinità di certe ideologie messa in pratica.

L’organizzazione della Fiera, non si sa se d’accordo con il Box Club o meno, ha escogitato un’altra attrazione, giudicata chissà perché accettabile alla luce del moralismo woke: il ripristino di quel baraccone da don Camillo e Peppone, il martello che pesta la mazzata sul bersaglio e fa schizzare in alto il contrappeso fino a far suonare la campana. Che se considerato come recupero evocativo, retorico di certe tradizioni contadine, preindustriali, vabbé, ci può anche stare, ma che prendere a mazzulate un basamento a terra sia meno violento, meno maschilisticamente tossico patriarcale che prendere a pugni un basamento verticale, questa è una conclusione talmente ardita, che la lasciamo alle attivist* e attivist* di tutto il mondo, unitevi nella scemenza.

No, non ci siamo. Si gira sempre intorno alle stesse pappole (chi individua la citazione raffinatissima vince un applauso). Ben altre possono, debbono essere le soluzioni per sradicare la violenza maschiacci dalla Fiera d’Autunno di Basilea, una potrebbe essere sostituire la pera con un grande margheritone di plastica con i giocatori ossigenati dalle unghie lunghe e laccate e i labbroni a papera che si sfidano a chi è più svelto a coglierla: zac! Il braccino pelosetto che scatta fulmineo ma il margheritone poppolone, munito di cellula fotoelettrica, si ritira dispettoso, vezzoso: chi lo becca vince un soggiorno in una beauty farm di Basilea, tutto compreso, depilazione, filler, botulino e soprattutto biostimolazione anale. Incluso corso di rieducazione sentimental-sessuale per uscire diversi da come si era entrati.

Ma la soluzione veramente radicale, definitiva, che mette tutti d’accordo, anche il Papa che benedice blocchi di ghiaccio e raccomanda alla Cop30 di fare presto, che, come dice Greta, il pianeta va in fiamme, è la seguente: considerato che il mondo si dibatte sull’orlo di una guerra mondiale diffusa, abolire le penne a sfera con cui si siglano i trattati internazionali nonché, le dichiarazioni di ostilità. Niente confini, niente conflitti. Problema risolto, e tutti a giocare al margheritone genderone alla Fiera d’Autunno di Basilea.

Max Del Papa, 8 novembre 2025

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