in

Siamo tutti razzisti. Anche quelli che blaterano di accoglienza

Dimensioni testo

Gli immigrati a casa loro? No, assunti in televisione. Sarebbe facile risolvere la questione “migranti”. In Italia i “talk show”, dalla mattina alla sera, sono decine: centinaia gli opinionisti, i servizi speciali, le inchieste sulle “emergenze”. Il fenomeno immigrazione invade ogni canale: dai campi di San Ferdinando ai campi rom abusivi, dall’ultimo omicidio del clandestino ai negri che ci rubano la spesa sotto casa. È inutile nascondersi. Il centro di ogni dibattitto politico televisivo è questo: possono parlare di votazioni in Sardegna, di Grillo, di Berlusconi ma alla fine a far paura, tranne che all’audience, è la “sicurezza”. La paura dell’uomo nero, cavalcata o meno dai politici, ormai è una realtà: inutile lo sdegno, gli episodi da condannare. Siamo tutti razzisti. Ognuno lo è. Anche quelli che blaterano di accoglienza, di tolleranza. Ormai lo sappiamo: anche la sinistra a Capalbio non li vuole, Il Vaticano, prima agenzia immobiliare al mondo, predica accoglienza tra oro incenso e mirra.  Persino il Festival delle canzonette di Sanremo è oggetto di polemiche. Negli stadi si susseguono i “buuuh” ai giocatori di colore, ma i calciatori miliardari sembrano gli unici a essere accettati.

Occorre una soluzione. Drastica. Le espulsioni abbiamo capito che per Salvini e compagni sono promesse elettorali da rispolverare per le Europee. Intanto anche il Ministro dell’Interno dopo i Casamonica ha lasciato la ruspa a casa – tengo famiglia- e si concentra sulle divise arrivando addirittura a essere maggiormente brandizzato di Chiara Ferragni: ultima apparizione dal Mar Ligure domenica con mostrine dell’esercito e cappellino dell’Avis. Il nipotino che ogni nonna vorrebbe mostrare alle amiche come esempio di “brav fioeu”. Gli manca solo di partecipare al “Carosello” del “formaggino Mio”, quello dei bei tempi, di riesumare Pertini e di farsi ologramma e partecipare allo scopone con Pertini e Zoff e la sua immagine convincerebbe chiunque.

Salvini dalla sua ha di non avere nemici credibili: non certo Saviano che pubblicizza i suoi film, non certo Gad Lerner che “lotta continua” dai suoi social, non certo i vecchi canti contro i napoletani o “W Pontida” scritto sui cavalcavia. Salvini è il Ministro dell’Interno ma le sue promesse continuano a essere tali. Le sue battaglie sui “porti chiusi” durano il tempo di un tweet, le sue crociate contro l’Islam neanche il tempo del Ramadan. Con Salvini siamo tutti in pericolo. Perché a lui rimangono le parole e a qualche folle la macelleria anti immigrati.

E allora una proposta semplice semplice: perché da mattina a sera nei talk show, al posto dei politici, non vanno gli immigrati? Almeno sapremmo dove sono, cosa pensano e che davvero, come i politici, delinquono perché non hanno niente da fare. Nei talk show, invece, un senegalese che si confronta con Giletti, Centinaio o Di Maio sarebbe interessante. Per lo meno non saremmo certi che i politici al posto che in televisione farebbero il loro lavoro tra gli scranni, in Parlamento al posto che sui canali di ogni emittente nazionale o locale.

Gian Paolo Serino, 3 marzo 2019