
Sì, c’è qualcosa di sconcertante in tutto questo. E non parliamo tanto delle contestazioni al ministro Paolo Zangrillo e dei fischi alla Festa dell’Unità, ma del principio. Ovvero che a sinistra sembra essersi radicata la convinzione che nessuna opinione difforme dalla propria sia degna di essere espressa. Anche se garbatamente.
La storia del ministro Zangrillo è semplice. Invitato alla Festa dell’Unità di Torino, dice ciò che pensa sull’amministrazione locale e viene preso a male parole. Checché ne dica il Corriere, non si trattava di una “provocazione” ma di un banale confronto. Sintesi: se inviti a parlare un politico a parlare, questi è libero di affermare ciò che vuole, in maniera rispettosa certo; se invece intendi sentire solo ciò che ti pare e piace, allora sarebbe meglio chiamare sul palco il segretario del Pd e non un ministro di centrodestra.
Cosa c’entra questo con Kirk? C’entra. Perché nello sconcertante racconto fatto da media e commentatori progressisti dell’omicidio del predicatore MAGA, sembra quasi che Charlie quella pallottola se la sia cercata. E come se l’è cercata Kirk, così se la sono cercata Jospeh Ratzinger cacciato dalla Sapienza, Daniele Capezzone assediato all’Università, Eugenia Roccella zittita al Salone del Libro, Meloni appesa a testa in giù in piazza e ovviamente Zangrillo alla festa dell’Unità. Senza dimenticare i sit-in per impedire i convegni “di destra”, i banchetti della Lega buttati all’aria, le “contro-manifestazioni” degli antagonisti. Parliamo di tanti piccoli episodi, non gravi come sparare un colpo di fucile alla gola ad un oratore, ma che condividono lo stesso principio di fondo. Ovvero che se non parteggi per certe opinioni, non meriti di esporle. Quindi vai silenziato, in un modo o nell’altro.
Franco Lodige, 15 settembre 2025
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