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“Capezzone fascista”: delirio delle zecche alla Sapienza

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Quando ero un liceale, a cavallo tra i ’70 e gli ’80, liceo classico Carducci di via Beroldo a Milano, a due passi da piazzale Loreto, tradizione resistenziale, il liceo più proletario della grande città, le assemblee infuriavano ogni settimana e c’era sempre un ottimo pretesto; a dettare legge erano, come sempre, i figli dei ricchi che più erano ricchi e più invitavano a “capire le ragioni delle Brigate Rosse” che intanto facevano fuori Moro e i cinque della scorta.

C’era anche uno, rampollo di una famosa dinastia dolciaria, che faceva il giro dei corridoi e strappava via i manifesti dei ciellini, i riformisti, tutti tranne i maoisti che pretendeva di rappresentare. Io ignoro che fine abbia fatto, ma, se è vivo, sarà sicuramente un borghese, erede dell’impero di famiglia, che sfrutta le maestranze con gli stessi metodi di quando buttava giù i dazebao. E avrà generato figli altrettanto intolleranti che avranno a quest’ora proliferato in figli ugualmente carogne. Tipo quelli della Sapienza che, in occasione della visita del nostro Daniele Capezzone insieme al deputato di Fratelli d’Italia Fabio Rosciani per la presentazione del libro “Bomba o orologeria”, hanno inscenato la guerriglia al grido “fuori i fascisti dall’Università”. Niente di nuovo sotto il sole, neanche dalla cosiddetta informazione, compiacente e menzognera, che racconta le cose che non ci sono per omettere quelle che succedono.

Certi siti in fama cialtrona sono incredibili: i militanti valorosi, gli antifascisti eroici legnati dalla sbirraglia, la ragazza, emula di Dolores Ibàrruri, ricoverata “con un ematoma alla gamba”, quell’altro picchiato in testa col manganello. Ma chi ha esperienza di queste vicende sa che le cose sono andate all’esatto contrario. Già gli striscioni, demenziali, protervi, “fuori i fascisti dalla Sapienza”, “antifascismo è anticapitalismo”. Si sono presentati in assetto, qualcuno coi bastoni, hanno provocato a ragion veduta. Antifà ma fascistissimi, ecco qua come argomentano: “Siamo qui oggi per contestare una conferenza organizzata da Azione Universitaria, a cui sono stati invitati Daniele Capezzone e soprattutto Fabio Roscani, deputato di Fratelli d’Italia: siamo qui per dire che l’università non è la passerella dei partiti: sebbene sia al governo, sappiamo bene che Fratelli d’Italia porta ideologie fasciste – dichiara una studentessa intervenuta durante la protesta – Hanno rinominato i ministeri. Hanno creato il Ministero dell’Istruzione e del Merito, quando noi sappiamo molto bene che il merito è un’invenzione di un sistema che punta a far sentire in colpa noi se non riusciamo a laurearci, come se fosse colpa nostra. È il sistema universitario, invece, inadeguato e va rinnovato. Serve a far sentire in colpa chi non riesce a laurearsi in tempo, perché magari lavora e non ha una famiglia alle spalle che riesce a pagare i suoi studi e la sua vita. Chi riesce ci riesce, invece, viene esaltato”.

Uno della mia età legge e prova scoramento e come una vertigine, come in quei cartoni animati in cui succede un incantesimo e si ritrova magicamente a quarant’anni prima: gli stessi strafalcioni, le stesse puttanate monumentali, le stesse lagne da viziati, anche: gne gne gne, non siamo noi che non vogliamo laurearci e la tiriamo in lungo fino ai 35, 40 anni, sono loro che son fascisti e non debbono parlare, non debbono farsi vedere. Loro, la meglio gioventù, “sanno molto bene” che il merito è una invenzione del sistema: andassero a dirlo nella Cina di Xi che insistono nel mitizzare, dove le selezioni per gli studenti sono qualcosa di infernale. Questi “magari” lavorano e con famiglia alle spalle? Lavorare anche no, ma c’è del vero in questo, che la famiglia altoborghese mantiene la loro adolescenza perpetua e sclerotizzata. Frasi fatte, senza nessun costrutto, eloquio sgrammaticato tra il sindacalese e il brigatese con un pizzico di narcisismo da influencer: “Siamo qui oggi…”.

Fascista, Daniele Capezzone? Sì, per dire chiunque non allineato alla propaganda faziosa e rancorosa di chi ha perso e non se ne fa una ragione, non essendo più abituato alla democrazia elettorale se mai lo è stato. Alla Sapienza vanno in scena i soliti che non fecero parlare Ratzinger, che fanno volare i banchi ogni volta che entra qualcuno a loro non gradito, sul presupposto per cui l’università è cosa loro e solo loro e il rettore di turno si piega, li accoglie e vuole “dialogare”. Alla Sapienza oggi come ieri, a Padova come a Trento, alla Statale di Milano, nella Bologna movimentista e settantasettista, in tutti gli istituti dove il merito è come il Crocifisso per i vampiri e si può capire, sinistra e merito sono incompatibili e chi vi milita deve pur tutelarsi.

Una provocazione, con tutta evidenza, questa alla Sapienza, per poter dire che col nuovo governo i poliziotti prendono vela nel legnare i valorosi dissidenti. Talmente ribelli e dissidenti che in 30 mesi di regime umiliante non hanno trovato una sola ragione di critica. Punturati come porcospini, mascherati come ladri, controllati e costretti, ma andava tutto bene. Adesso che forse si respira, nunc demum redit animus, c’è il pericolo fascista di Capezzone e Rosciani, Giorgia che “si veste come un uomo” e tutti che vogliono far abortire la legge sull’aborto. Hai visto mami, hai visto papi, Capezzone non l’abbiamo fatto parlare. Bravi ragazzi, siete proprio figli nostri, passami una cannetta che festeggiamo, certo sarà dura con queste camicie nere che non fanno parlare più nessuno e vorrebbero perfino introdurre il merito al posto delle nostre rendite di casta.

Max Del Papa, 25 ottobre 2022