Cronaca

Silenzio, parla Bruzzone

La criminologa boccia la nuova indagine di Pavia, ma il caso Garlasco resta aperto

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Sul caso infinito di Garlasco torna a parlare Roberta Bruzzone. In una intervista rilasciata a Margherita De Bac, firma autorevole del Corsera, ci tiene a ribadire il suo ben noto punto di vista sulla complessa e molto controversa vicenda giudiziaria.

Tuttavia, lo ha fatto con i toni assai più bassi del consueto, forse in considerazione delle polemiche che hanno caratterizzato le sue ultime presenze televisive (tant’è che sembra averle diradate sensibilmente negli ultimi tempi), oltre al fatto che il prossimo 2 novembre – il Giorno dei Morti – dovrebbe partire su Rai2 un suo programma di approfondimento sulle truffe, la qual cosa forse la potrebbe aver indotta a placare, almeno per il momento, la sua indole intellettualmente combattiva.

Ciononostante, la criminologa sulla nuova indagine guidata da Fabio Napoleone continua a non avere dubbi: “finirà in un nulla di fatto”.

Idem con patate per quanto riguarda la sua attuale e granitica convinzione sulla colpevolezza di Alberto Stasi (convinzione che, vorrei ricordare, dopo le due prime assoluzioni era completamente opposta): “Ho studiato a fondo gli atti e continuo a ritenere che l’assassino sia stato già individuato. Al momento non vedo elementi, anche sul piano scientifico, in grado di cambiare il finale”, osserva.

Dopodiché aggiunge: “L’aspetto peggiore di queste storie – riflette – è che prima che si arrivi alle conclusioni, tante persone finiscono nel tritacarne mediatico, vittime di sospetti spregevoli e infondati, come Marco Poggi, il fratello, e alle sorelle Cappa (le cugine della vittima ndr), sempre al centro dei sospetti, ma escluse dall’inchiesta”.

Infine, sull’eventuale coinvolgimento di Andrea Sempio nell’efferato crimine la Bruzzone esprime totale scetticismo ritendo, bontà sua, che rispetto a ciò che ha portato alla condanna di Stasi non ci sia quasi nulla di rilevante e così sentenzia senza appello: “Fatico a capire cosa abbia convinto la procura di Pavia a ripartire”.

In realtà, anche in questo caso, analogamente alla visione di altri osservatori che credono nell’innocenza dell’attuale condannato, emerge la stridente necessità di gettare dalla torre uno dei due soggetti coinvolti in prima persona sul caso giudiziario, o Sempio o Stasi e Tertium, ovvero un colpevole alternativo.

È una visione a mio modesto parere estremamente forviante che porta a dover scagionare idealmente il primo solo a patto che venga condannato il secondo, benché su quest’ultimo occorra avere l’onestà intellettuale di ammettere che vi siano indizi assai più pesanti rispetto a quelli che mandarono in carcere il “Biondino dagli occhi di ghiaccio”.

In sostanza si ha l’impressione che la dottoressa Bruzzone, insieme ad una ridotta schiera di esperti e di opinionisti rimasti fermi alla sentenza passata in giudicato, ritenga di corroborare l’inattaccabilità di tale sentenza semplicemente mettendo in discussione i cardini della nuova indagine su Sempio.

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Tuttavia, le cose non dovrebbero funzionare così. I due soggetti in questione non sono intercambiabili, così come ammettere che la condanna di Stasi è piena di falle e di incongruenze, tali da meritare un processo di revisione, non rappresenta la prova provata che Sempio sia colpevole.

Le due cose procedono su due binari paralleli che potrebbero non incontrarsi mai. E se ciò avvenisse, con la riabilitazione di Stasi e il proscioglimento dell’attuale indagato, non sarebbe affatto una sconfitta per la giustizia. Tutt’altro!

Claudio Romiti, 12 luglio 2026

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