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Sinistra come Ultima generazione: la ridicola sceneggiata al Senato

Approvato in via definitiva il dl Sicurezza, ma Palazzo Madama è stato teatro dell'ennesima sceneggiata dell'opposizione

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Con 109 voti favorevoli, 69 contrari e 1 astenuto l’aula del Senato ha approvato la questione di fiducia posta dal governo sul dl Sicurezza, ovvero su ddl di conversione in legge del decreto contenente disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, nel testo approvato dalla Camera. Il provvedimento è dunque diventato legge. Ma questa non è l’unica notizia purtroppo. Dobbiamo constatare ancora una volta la disperazione della sinistra, che pur di strappare qualche titolo di giornale e qualche post sui social si è ridotta a imitare gli attivisti di Ultima Generazione.

Oltre ad aver ribattezzato il provvedimento con toni polemici come “decreto Repressione”, accusandolo di avere un’impostazione autoritaria e propagandistica, i senatori del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra hanno messo in atto un sit-in nell’emiciclo di Palazzo Madama, sedendosi al centro dell’Aula e voltando simbolicamente le spalle ai banchi del governo. Un gesto che richiama le forme di protesta di movimenti ambientalisti, e che si oppone in particolare alla norma contenuta nel decreto che trasforma in reato penale — e non più solo amministrativo — l’occupazione delle strade durante le manifestazioni.

Durante la protesta, sono stati scanditi a più riprese slogan come “Vergogna, vergogna”, finché il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha deciso di sospendere la seduta. Le opposizioni, da parte loro, hanno chiesto la convocazione urgente della Conferenza dei Capigruppo. Prima dell’interruzione, Carlo Calenda aveva preso la parola per rivolgersi direttamente ai senatori in protesta: “Non cadete in questo tranello: con questo atteggiamento state facendo il più grande favore alla destra. Le misure come questa si combattono nel merito, non con show plateali. Così facendo, si legittima il governo e lo si rafforza”.

Alla ripresa dei lavori, è intervenuta la senatrice leghista Nicoletta Spelegatti, che ha attaccato le opposizioni accusandole di mettere in scena “un teatro dell’assurdo” e di non essere disposte ad ascoltare. Il suo intervento, però, è stato disturbato dalle continue proteste, in particolare dai banchi di PD e M5S. L’atmosfera si è ulteriormente surriscaldata quando il senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni, presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, rivolgendosi ai gruppi contrari al decreto ha affermato: “Capisco che vogliate stare dalla parte della criminalità”. L’affermazione ha fatto infuriare i senatori del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle, che si sono alzati dai loro banchi e si sono diretti con veemenza verso quelli della maggioranza, alimentando il caos e la tensione in Aula.

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Molti esponenti di sinistra, tra cui il presidente del gruppo Misto Peppe De Cristofaro di Avs, si sono alzati in piedi e sono andati verso i banchi della maggioranza per controbattere a Balboni, ma sono stati bloccati al centro dell’emiciclo dagli assistenti parlamentari. Alcuni hanno gridato “Fuori!”. La frase di Balboni è stata stigmatizzata anche dalla presidente di turno Anna Rossomando (Pd). Balboni ha prima detto che la sua era stata una sorta di “domanda retorica” e poi si è scusato. A quel punto i lavori sono ripresi. Ma l’intervento di Balboni è stato contestato anche perché aveva accusato il centrosinistra di essere “radical chic” e di non pensare alle fasce più deboli della popolazione.

Insomma, dopo aver visto il “fantasma” Magi, la sinistra conferma di essere preparata solo quando si tratta di fare sceneggiate. Oggi abbiamo assistito al salto di qualità, una sorta di omaggio a tutti gli attivisti per l’ambiente che solitamente bloccano le strade, arrecando disagi ai comuni cittadini. O semplicemente si tratta dell’ennesima testimonianza di un’opposizione a corto di idee, attaccata con le unghie e con i denti ai gesti plateali per continuare ad esistere…

Franco Lodige, 4 giugno 2025

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