Una personalità “divisiva” le cui parole “sono state usate per atteggiamenti discriminatori verso il mondo islamico”. Sono queste le principali ragioni che hanno spinto la maggioranza del consiglio comunale di Livorno a bocciare la proposta presentata dai consiglieri Guarducci e Vaccaro, rispettivamente di Forza Italia e Alternativa Popolare, di intitolare una via nella città labronica a Oriana Fallaci, i cui antenati materni erano proprio livornesi.
Del legame tra la città di Livorno e i suoi avi, la Fallaci parlò, tra l’altro, anche nel suo romanzo storico pubblicato postumo nel 2008, “Un cappello pieno di ciliege”, in cui la scrittrice fiorentina raccontò del passaggio di uno dei suoi antenati proprio dal porto di Livorno, per poi imbarcarsi alla volta del “nuovo continente”. Una relazione considerata tuttavia troppo flebile da parte dell’amministrazione livornese per poter giustificare la concessione di un simile riconoscimento alla giornalista toscana, le cui idee, secondo le discutibili motivazioni addotte dalla maggioranza di centrosinistra a trazione Pd, non interpreterebbero i valori di tolleranza e integrazione incarnati dalla città labronica.
Ancora una volta, dunque, esattamente come avvenuto nel 2022, allorquando la medesima mozione, poi bocciata, fu presentata da Fratelli d’Italia e Lega, la coalizione di centrosinistra che governa Livorno ha preferito far prevalere l’ideologismo sugli indiscutibili meriti della scrittrice, insignita proprio da un livornese doc, l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, della medaglia d’oro ai benemeriti della scuola della cultura e dall’arte, e sul suo profondo legame, anch’esso fuori discussione, con la città di Livorno.
Peggio, i miopi esponenti dem e gli altri “tolleranti” compagni del consiglio comunale livornese hanno dimostrato, con le loro ottuse prese di posizione volte ad etichettare la giornalista toscana come una xenofoba e fanatica dispensatrice d’odio, di disconoscere totalmente la storia personale di Oriana Fallaci, donna nata e vissuta sempre sotto il segno della libertà, e peraltro attiva sin da giovanissima nella Resistenza italiana, nonché il senso delle molte battaglie da essa condotte per l’emancipazione femminile e nella difesa dei diritti delle donne contro le ingiustizie e le discriminazioni di genere.
Salvatore Di Bartolo, 30 giugno 2025
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