“Sliding doors” (porte scorrevoli), diretta da Peter Howitt, è due film in uno. All’inizio, la giovane Helen, affranta per il licenziamento, esce dal posto di lavoro e si dirige verso la metropolitana. Le porte scorrevoli del treno stanno per chiudersi, ma con un balzo Helen riesce a salire a bordo: comincia il primo film. Un rapido flashback riporta lo spettatore alle porte scorrevoli del treno che stanno per chiudersi, ma stavolta Helen non ce la fa: comincia un altro film. Naturalmente, la storia vera può essere solo una – non sappiamo quale – delle due narrazioni, mentre l’altra è una storia fatta con un “se”. Ben sappiamo che la Storia non si fa coi “se”, purtuttavia nessuno ci impedisce di procedere con speculazioni – fondate su ragionevolezza, logica, connessioni con altri fatti – e immaginarsi la Storia dopo un “se”: inibirsi questo esercizio mentale renderebbe vana tutta la filosofia che abbiamo studiato.
La visione del film mi ha fatto concludere – e, sia ben chiaro, quel che segue è parere solo personale che mi è stato concesso condividere – che Vladimir Putin potrebbe ben essere meritevole del premio Nobel per la Pace. I benpensanti con poca fantasia inorridiranno a leggermi, cosicché mi tocca cominciare con una considerazione preventiva. Secondo il testamento di Alfred Nobel il premio è dato a chi ha operato per la riduzione dei conflitti, la promozione della cooperazione internazionale e la creazione dei processi di pace. Il premio nulla ha a che vedere con la purezza etica o con l’assenza di violenza pregressa. Non si premia il pacifista; si premia chi ha agito per deviare un conflitto, chi ha contribuito a ridurre violenza e instabilità rispetto a più devastanti alternative. Il che spiega perché fu premiato Henry Kissinger che, pur artefice di pesanti bombardamenti in Vietnam, fu anche quello che operò per la fine del conflitto; e si spiega perché fu premiato Yasser Arafat che, pur terrorista, finì col rinunciare alla lotta armata e promosse il reciproco riconoscimento di Israele e Olp. Non si premia “il pacifista”, dicevo; il che spiega perché non fu premiato Gandhi. Alla fine, non è un premio morale, ma politico e strategico.
Torniamo alle nostre “sliding doors”. Il film comincia con la Nato che, sebbene nel 1989 avesse promesso – pur solo verbalmente – di non allargarsi ad est della Germania, dal 1997 in poi comincia a tradire quella promessa, spingendosi negli anni fino agli Stati del Baltico. Mosca borbotta, ma lascia correre. Nel 2014, Viktor Yanukovich, legittimo presidente d’Ucraina, viene spodestato e cacciato dal Paese con un colpo di Stato seguito a proteste. Era presidente legittimo perché nel 2010 aveva vinto elezioni e – a differenza di quella di Nicolas Maduro in Venezuela – la sua vittoria era stata riconosciuta dall’opposizione e da tutto il mondo. E fu colpo di Stato, primo, perché la motivazione delle proteste – sceglieva di non sottoscrivere certi accordi commerciali con la Ue – non può giustificare alcun colpo di Stato, tanto più che l’anno successivo si sarebbe andati a nuove elezioni e quegli accordi avrebbero potuto essere sottoscritti se avesse vinto la parte politica che voleva sottoscriverli; e, secondo, perché così deliberava il Tribunale di Kiev nell’ottobre 2023. Il governo russofobo che seguiva il colpo di Stato, da un lato, intraprendeva una guerra civile, mai sopita, contro i propri concittadini russi; e, dall’altro, nel 2019 modificava la propria Costituzione (che, in ottemperanza ad una “solenne” dichiarazione del 16 luglio 1990 ribadiva il Paese militarmente neutrale), ripromettendosi nella Costituzione emendata di tradire la solenne promessa (in cambio della quale Kiev aveva potuto mantenere tutti i territori russi che l’Urss aveva accorpato alla Repubblica socialista sovietica d’Ucraina) e di portare il Paese nella Nato.
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Ed eccoci ora alla soglia delle porte scorrevoli: con l’intervento militare del 24 febbraio 2022, Mosca imbocca quelle porte e sceglie di bloccare militarmente l’adesione di Kiev alla Nato. Possiamo immaginare cosa sarebbe potuto accadere se invece Mosca non fosse intervenuta e la Nato si fosse allargata includendo l’Ucraina. Ben sappiamo che la Storia non si fa coi “se”, ma qui, come Howitt, stiamo giocando alle “sliding doors”, cercando di mantenerci, per come si può, entro limiti di plausibilità.
Intanto: si sarebbe potuto innescare un conflitto tra Russia e Ucraina? Non è irragionevole pensare la cosa possibile. Sennò, perché mai la Nato si sarebbe dovuta allargare oltre la linea rossa tracciata dalla solenne dichiarazione del 16.7.90? O, per dirla con le parole che Putin profferiva il 10 febbraio 2007, a Monaco, alla riunione del Consiglio di Sicurezza internazionale: «Contro chi vi state armando?». Non dimentichiamo che nel 1962, per ragioni analoghe in Cuba, JFK aveva minacciato la WWIII. Si potrebbe obiettare: «Contro eventuali invasioni di Mosca». Ma è un’obiezione che non regge: Mosca fu la prima al mondo – era il dicembre 1991 – a riconoscere l’indipendenza, neutralità e intangibilità territoriale dell’Ucraina (avendo questa promesso di mantenersi militarmente neutrale).
Ben più plausibile, invece, ipotizzare da parte dell’Occidente il tentativo (non certo inedito, altrove nel mondo) di sovvertire la classe dirigente di Mosca, e di farlo passando per l’Ucraina, membro della Nato. Alla fine, nell’attuale conflitto la Nato ha già usato l’Ucraina nella propria guerra per procura contro la Russia. Invece, un conflitto di Mosca contro Kiev membro-Nato avrebbe significato un conflitto dalle dimensioni mondiali. E uno siffatto sarebbe un conflitto senza fine; o, più precisamente, con una sola fine, in tutti i sensi del termine. Ecco perché non sarebbe irragionevole elucubrare che Vladimir Putin potrebbe ben meritare il Nobel per la pace: avendo imboccato quelle porte scorrevoli, egli potrebbe aver contribuito a ridurre violenza e instabilità rispetto ad una più devastante alternativa. Fantasiosa? No, s’era già prospettata nel 1962, e solo la saggezza di Nikita Krushev evitò il disastro – saggezza che né Joe Biden né la Ue hanno dimostrato di possedere.
A qualcuno potrebbe sembrare eccessivo? Certo, come sarebbe sembrato eccessivo nel 1970 pensare di dare il Nobel per la pace a Kissinger o ad Arafat; pur tuttavia, furono premiati nel 1973 l’uno, e nel 1994 l’altro.
Franco Battaglia, 3 febbraio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


