Ogni tanto hai l’impressione che lo Zeit Geist, lo Spirito del Tempo ti picchietti sulla spalla e ti dica “guardati un po’ intorno e siccome tutto ciò che è reale è razionale, renditi conto di quali ‘ragioni’ stanno guidando il mondo in cui vivi”. Questa estate leggendo tre libri usciti tra il 2020 e il 2024 (Pierre Lemaitre Lo specchio delle nostre miserie, Jean Guenessia Sarà quel che sarà e Precipizio di Richard Harris e, in più, anche Alle corte di mio padre di Isaac Bashevis Singer, pubblicato nel 1956 ma rilanciato da Adelphi nel 2024), ho avuto proprio l’impressione che il vecchio Geist mi dicesse: renditi conto quanto è attuale la Prima guerra mondiale.
Lemaitre ambienta il suo romanzo nel 1939 ma parte decisiva del suo racconto descrive l’inizio della Grande guerra, e così Guenessia che trattando degli anni Trenta si richiama continuamente agli avvenimenti di qualche decennio prima. Mentre Harris si concentra su come in Gran Bretagna non si comprenda bene quel che succede quando Gavrilo Princip assassina l’arciduca Francesco Ferdinando, e infine Singer narra del padre rabbino e degli ebrei di Varsavia che si avviano al devastante trentennio 1914 – 1945.
La descrizione dei sonnambuli inglesi inconsapevolmente travolti dall’inesorabile avanzata del conflitto che sconvolgerà il Vecchio continente; lo strano spaesamento di una nazione come quella francese che non si è ripresa dalla caduta di Napoleone Bonaparte e che produrrà ancora dei giganti come Charles de Gaulle o seri professionisti politici come François Mitterrande Valéry Giscard d’Estaing, ma anche molti Napoleoni in piccolo pomposi e inconsistenti come Luigi Bonaparte e ai giorni nostri un Emmanuel Macron; la determinazione di un Winston Churchill ancora giovane, un po’ esaltato ma deciso a difendere la libertà del suo popolo, e poi l’antisemitismo, ben radicato nelle nostre società dal Tamigi alla Vistola, descritto nello sfondo da Singer: tutte questi temi delle letture estive mi hanno dato l’impressione che parlassero molto dei nostri giorni.
È da tempo che non concordo con chi parla di questa nostra epoca come una riedizione degli anni Venti-Trenta con alle porte il pericolo di fascismi o comunismi movimenti politici appunto prodotti dalla Grande guerra, a me sembra invece che il dopo 1992 ci abbia fatto entrare in una stagione che ricorda piuttosto la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Così la fine di un accordo tra gli Stati definito nel 1815 dal Congresso di Vienna, e poi nel 1945 dalla conferenza di Yalta. Così l’emergere di una potenza globale che sfida quella dominante: ieri la Prussia che nel 1871 unifica la Germania e contesta la supremazia inglese, oggi la Cina seconda potenza mondiale che nonostante la grande divergenza economica cerca di costruire un egemonismo alternativo a quella americano. Così la globalizzazione che raggiunse le sue vette nei primi anni Dieci dello scorso secolo, a livelli raggiunti solo negli anni Novanta del Novecento. Così il dominio delle materie strategiche ritornato di grande attualità quando Pechino ha efficacemente contrastato le minacce di dazi alti di Washington grazie al controllo sulle terre rare decisive per l’industria tecnologica moderna.
Così l’intreccio tra sviluppo scientifico e nichilismo, che duecento anni fa ebbe al suo centro un intellettuale catastrofico ma di rara profondità come Friedrich Nietzsche e oggi è più prodotto di simil-influencer. Così l’affermarsi di un’ondata di antisemitismo che ebbe (1894 caso Dreyfus) il suo epicentro in una Francia che oggi appare senza memoria di quella stagione. Così anche un certo analfabetismo in politica estera di presidenti americani come Theodore Roosevelt (sbruffone ma pragmatico) e Thomas Woodrow Wilson (con un’ispirazione generosamente internazionalista, ma una strategia catastrofica che pose le basi per la Seconda guerra mondiale): fanfaronate e scarsa capacità strategica che mi ricordano qualcosa della nuova Casa Bianca. E infine gli effetti del disgregarsi di due imperi, quello Ottomano e poi quello asburgico che stava in piedi anche grazie all’opposizione al primo, che mi paiono corrispondere a una fine dell’impero sovietico accompagnata da effetti disgregatori dei processi di unificazione europea.
Così a occhio lo spiritello dei tempi non mi pare che mi abbia ingannato e che dunque non sarebbe male se i sonnambuli europei e i fanfaroni americani, magari dando una mano al magnifico popolo israeliano che combatte anche per noi ma che ha grandi difficoltà a fare politica, riflettessero sulla lezione dell’inizio dell’altro secolo e non lasciassero andare le cose per un corso che rischia di essere sempre più accidentato. Tipo 1914.
Lodovico Festa, 12 agosto 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


