Esteri

SONO DEI PAZZI

Rifiutata la mediazione proposta da Roma, ignorati gli appelli alla prudenza. Ma persino Pd e 5 Stelle iniziano a smarcarsi

Sumud Flotilla open arms

Sono pazzi. Non bisogna utilizzare troppi giri di parole, troppa filosofia. Quello che sta accadendo in relazione alla Global Sumud Flotilla non è normale né comprensibile. Ieri è giunta l’ennesima conferma: la missione composta da circa 50 imbarcazioni dirette verso la Striscia di Gaza con l’obiettivo dichiarato di fornire aiuti umanitari e “rompere l’assedio” ha respinto la proposta di mediazione avanzata dall’Italia. Avete capito bene. Il motivo? I promotori hanno spiegato che lasciare il carico a Cipro, come proposto, “non rispetterebbe l’obiettivo della nostra missione che è rompere l’assedio della Striscia. Le nostre 50 barche proseguiranno dirette fino a Gaza”. Alla faccia della missione umanitaria, alla faccia di tutti quei soloni che hanno esclusivamente parlato di un’iniziativa mirata esclusivamente a fornire aiuti al popolo palestinese.

Ma Israele non ha intenzione di restare a guardare, questo è altrettanto noto. E la navigazione verso la costa palestinese è soggetta a elevati rischi. Il governo di Tel Aviv ha ribadito la propria contrarietà al transito della flottiglia, sottolineando l’esistenza di un blocco navale considerato “legittimo” dalle autorità di Tel Aviv. Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sàar, ha chiarito che “Israele non consentirà alle navi di entrare in una zona di combattimento attiva e non permetterà la violazione di un legittimo blocco navale”.

Anche il governo italiano segue da vicino gli sviluppi. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha informato le Camere sul posizionamento della flottiglia, che si troverebbe a circa 450 miglia nautiche dalle acque israeliane, sottolineando che “a quel punto nessuno sarà più in grado di garantire sicurezza e aiuto nel caso accadesse qualcosa”. Lo stesso ministro ha chiarito che la presenza militare italiana in zona – in particolare la fregata Fasan e, prossimamente, l’Alpino – non ha funzioni di scorta e non interverrà in caso di violazioni del blocco: “Non è nostra intenzione muovere le navi militari per porre guerra a un Paese amico. Non svolgono funzioni di scorta, né usciranno dalle acque internazionali, qualora la flottiglia dovesse decidere di forzare il blocco israeliano. Noi siamo lì a tutelare i cittadini italiani”. Il titolare della Difesa ha inoltre rivolto un appello al Parlamento: “Era proprio necessario mettere a repentaglio l’incolumità di cittadini italiani per portare aiuti a Gaza? Mi sono sentito con nostri parlamentari. Noi continueremo a lavorare perché non accada nessun incidente e chiedo su questo il vostro aiuto”.

In serata la Farnesina ha inviato un messaggio ai partecipanti italiani della missione, sconsigliando di proseguire verso Gaza. “Ma chi la intraprende si assume in proprio tutti i rischi e sotto la sua personale responsabilità”, si legge nella comunicazione. Per chi decidesse di fermarsi in Grecia, l’Italia ha offerto assistenza per il rientro o la prosecuzione del viaggio verso altra destinazione. Che la sinistra non parli a vanvera con le solite patetiche accuse.

Il ministero degli Esteri israeliano ha reso noto che erano già state presentate alcune alternative per la consegna degli aiuti. Tra queste, lo sbarco del materiale nel porto di Ashkelon, a poca distanza da Gaza, da dove sarebbe stato trasferito nella Striscia. “Purtroppo, la proposta è stata respinta due volte”, ha riferito il ministero. E ripetiamo: alla faccia della missione umanitaria. Analoga sorte ha avuto la proposta italiana di mediazione, che prevedeva lo scarico a Cipro e il trasferimento attraverso il Patriarcato latino di Gerusalemme e una rete umanitaria gestita dalle Misericordie. Da parte israeliana si mette in dubbio la reale natura dell’iniziativa: “Ciò dimostra il vero scopo di questa flottiglia: la provocazione e il servizio ad Hamas, certamente non uno sforzo umanitario”, è l’accusa dello Stato ebraico.

Nonostante i richiami alla prudenza, gli organizzatori della Flotilla ribadiscono la volontà di proseguire: “Israele non ci intimidisce. Ci hanno detto di tornare indietro. Non lo faremo. Mentre i governi restano in silenzio, noi agiamo. Questa non è solo una missione, è una presa di posizione contro il genocidio e per la giustizia”. Viene inoltre contestata la legittimità del blocco: “Israele non ha alcuna autorità legale sulle acque di Gaza: appartengono alla Palestina”.

Attualmente, la flottiglia si sta spostando da Creta verso est. La stima è che occorreranno circa quattro giorni per raggiungere la zona delle 12 miglia nautiche al largo della costa di Gaza, limite che Israele considera parte delle sue acque territoriali. Le condizioni meteo avverse potrebbero complicare la traversata. Nella notte tra martedì e mercoledì, droni israeliani hanno lanciato granate stordenti (flashbang) nei pressi delle imbarcazioni, come segnale di avvertimento. Sul piano operativo, le navi militari italiane monitorano la situazione. L’Alpino è pronta a sostituire la Fasan, mentre è stata prevista la possibilità di utilizzare sistemi di contrasto ai droni (jammer), qualora necessario. L’attenzione resta alta anche per via del precedente del 2010, quando un’altra flottiglia – la Freedom Flotilla – fu bloccata dalle forze armate israeliane: nell’intervento morirono dieci civili.

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Ma occhio all’ennesima follia. Flotilla, tramite i propri legali, ha inviato una diffida formale a diversi rappresentanti delle istituzioni italiane, chiedendo un intervento diplomatico a tutela della missione e dei suoi partecipanti. Il documento, reso pubblico dagli attivisti attraverso i canali social, è indirizzato alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ai ministri Guido Crosetto (Difesa) e Antonio Tajani (Esteri), nonché a vari rappresentanti del corpo diplomatico italiano: l’ambasciatrice d’Italia a Cipro Federica Ferrari Bravo, l’ambasciatore a Tel Aviv Luca Ferrari, il rappresentante diplomatico presso la Repubblica Ellenica Paolo Cuculi e l’ambasciatore Michele Quaroni presso l’ambasciata italiana in Egitto.

Nel testo si chiede alle autorità italiane di adottare misure concrete per garantire l’incolumità dei passeggeri e la libera navigazione delle imbarcazioni dirette verso Gaza. In particolare, i legali sollecitano l’invio di “comunicazioni diplomatiche formali e pubbliche al Governo israeliano, sollecitando la non interferenza con le navi della Global Sumud Flotilla, e la protezione delle imbarcazioni, del loro carico di aiuti umanitari, e dei passeggeri”. La richiesta include anche una condanna preventiva di eventuali azioni ostili: “Condannare fermamente e prevenire qualsiasi ulteriore tentativo o atto di intercettazione delle navi e di detenzione dei loro passeggeri”. Si chiede inoltre alle autorità italiane di “riconoscere e affermare lo status di missione umanitaria della ‘Global Sumud Flotilla’”, e di “attivarsi per l’immediato accertamento delle responsabilità relative di ogni atto ostile e illegittimo ai sensi del diritto internazionale e integrante gli estremi di reato contro la vita e l’incolumità delle persone”. Infine, la diffida invita il governo italiano a “prevenire ogni forma di arresto o trasferimento forzato di cittadini italiani in Israele”.

Ma attenzione, perché le prime certezze della sinistra iniziano a cadere. Schierato fin dall’inizio al fianco della Flotilla con tanto di parlamentari a bordo delle navi, il Pd sta iniziando a scaricare gli attivisti pro Pal. Sì, perché i dem sembrano aver fatto i conti con la realtà e con il buonsenso, comprendendo che in scenari così delicati è vietato scherzare e allo stesso tempo provare a cavalcare la tendenza per qualche percentualina in più nei sondaggi. Dopo il rifiuto della mediazione offerta dal governo – e la conferma che si tratta di un atto politico – ecco la presa di posizione di Peppe Provenzano: “Crediamo che vada ringraziato il Patriarcato latino in Terra Santa per la disponibilità a una mediazione che, fuori da ogni strumentalizzazione politica, possa raggiungere l’obiettivo di far arrivare gli aiuti a Gaza e salvare le vite palestinesi deliberatamente affamate” l’analisi del responsabile Esteri nella segreteria nazionale dem: “Auspichiamo che il canale di mediazione rimanga aperto e prosegua con la discrezione doverosa di fronte a una situazione che di ora in ora diventa sempre più preoccupante. Ancora una volta mandiamo un abbraccio ai nostri parlamentari, impegnati a offrire una scorta istituzionale alla missione umanitaria della Global Sumud Flotilla che, autonomamente, assumerà le sue determinazioni”.

Stesso discorso per il M5s. In prima fila per sostenere la Flotilla e incassare gli applausi degli ultrà filo-Gaza, i pentastellati potrebbero aver compreso l’entità dei pericoli. Tant’è che è intervenuto direttamente il leader Giuseppe Conte: “Ho sentito il nostro senatore, Marco Croatti, sulla Global Sumud Flotilla. Personalmente sono in contatto costante e sono molto preoccupato, ovviamente, per il prosieguo della spedizione e ovviamente sono decisioni che stanno prendendo – il suo intervento a margine di un evento a Firenze – Lo vorrei chiarire, il nostro parlamentare e gli altri che si sono si sono uniti a questa iniziativa umanitaria, non la governano, non abbiamo nessun ruolo di direzione e di indirizzo, però è chiaro che siamo in costante contatto. Adesso ho letto i comunicati: la Flotilla ha deciso di proseguire perché vogliono realizzare questa iniziativa sino in fondo e consegnare questi pacchi a favore della popolazione di Gaza”.

Franco Lodige, 25 settembre 2025

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