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Sono positivo e non ringrazio il vaccino

del papa positivo

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E se davvero tu vuoi vivere una vita luminosa e più fragrante, cancella con coraggio quella maschera dal muso; troppe volte la saggezza è solamente la prudenza più fetente, e quasi sempre dietro la collina è il tampone. Una mattina mi son svegliato e ho trovato il Coviddì. E adesso penso positivo, perché ho il greenpass finché son vivo. Quelle due magiche lineette. Quante volte le ho aspettate, e sempre ne mancava una. Però i sintomi c’erano tutti, e crescevano (niente di che, comunque). Dimmi dimmi dimmi che senso ha, sempre negativo senza pietà. E poi… sono ancora qua. Lineette non andate via, senza la conferma che farò; quarantena, basta che sia mia; dopo dieci giorni evaderò.

Regole demenziali

La cosa demenziale, tanto per non smentirsi, è che il governo se sei positivo ti impone la reclusione, però devi uscire a farti confermare la positività in farmacia: così uno, che magari è già febbricitante, si ammala sul serio. Un capolavoro. Ma che cosa è cambiato, dopo che sono infettato? Direi non molto. Già esco poco, sto sempre al chiodo, a scrivere, a casa, lo smart working praticamente l’ho inventato, fin dal 1992, della quarantena mi accorgo per modo di dire.

Le reazioni dei lettori

Più interessanti le reazioni dei lettori, che confermano una mutazione genetica.
Intanto, anche i più scettici, i più scafati, quando sanno che sei morboso, si preoccupano: arrivano auguri, scongiuri, accorate richieste di aggiornamenti, volano ansiosi “come stai, come ti senti?”, e io vorrei rispondere: non trattatemi come fossi già morto. Curati, mi raccomando. Non fare cazzate che comunque è meglio di no. E qui scopro che gli italiani sono diventati tutti amabilmente ipocondriaci nonché esperti di medicine, alla Carlo Verdone: prenditi l’antinfiammatorio. Prenditi l’aspirina. Mi raccomando, tachipirina mai! Prenditi il Brufen, il Nimesulide, lattoferrina e quercetina. Prenditi le vitamine C e D, l’antibiotico, il peyote, l’erba della medicina di Tex Willer. Una competenza farmacologica commovente, che non possiedo neppure lontanamente e io questi adoratissimi lettori nonché amici (tendo a farmeli tali) li manderei in televisione al posto di quegli scappati dal reparto di virosaltimbanchi. Di sicuro il Paese ci guadagnerebbe.

L’altra domanda fatidica è: come te lo sei preso. E qui davvero la risposta, amico, soffia nel vento. Sarà stato quel bue che per la strada mi ha scatarrato sulla mascherina? O forse quel viaggio in corriera. No! Ci sono! È stato quando ho avuto quella riunione di lavoro a Roma! (“Non si deve mai andare a Roma, Paolo…”). Certi contagi fanno dei giri strani e poi ritornano.

E adesso, sono un uomo invidiato, uno che ce l’ha fatta. Sono anche molto richiesto: sconosciute fanciulle mi implorano di contagiarle, vogliono venirmi a trovare a casa, ce n’è stata una che mi ha scritto: fai di me quello che vuoi, sputami addosso, non ce la faccio più. Perché a questo ci ha ridotto un regime di pazzoidi: a cercare con disperazione di ammalarci pur di uscire dall’incubo. A sentirci bene quando stiamo male, e male, desolatamente male finché non abbiamo niente. Qualcuno mi dice: che culo che hai avuto. Io penso che la situazione generale sia senza speranza.

Positivo senza terza dose

Sia come sia, sono positivo e senza terza dose: fine del deserto dei tartari asintomatici, fine del conto alla rovescia, ma quando cazzo lo tolgono sto greenpass, basta col sentirsi novax di ritorno, novax di Stato dopo due dosi. Perché anche questo ci hanno fatto ingoiare, la colpa di esserci vaccinati, di avere creduto alla scienza, che scienza non era, era scemenza dei viroclown, sempre a sostenere tutto e il contrario di tutto, sempre a dire e disdire: già è partita la riverginescion, chi, io?

Ma quando mai l’ho detto? Io, guarda, l’ho detto subito che era tutto inutile, misure politiche, bisogna fare la rivoluzione. Ed è gente che definiva i per brevità chiamati novax cani, ratti, merde, poltiglia verde, mosche da ammazzare, sottouomini da rinchiudere ai Piombi, nella Rocca di San Leo o in manicomio. Questo Paese non ha dignità e non vuole impararla: sempre in sella e neanche con uno spruzzo d’autocritica al selz, avevano ragione quando deliravano, hanno ragione adesso che fingono di rinsavire. E guai a ricordarglielo, s’incazzano, fanno le vittime, sono riusciti a prendersela perfino con Checco Zalone, che invece c’è andato pure piano.