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Sparò al ladro, assolto ma riparte il calvario

La vicenda di Mario Cattaneo risale al 2017, quando sparò ad un ladro che entrò nel suo ristorante

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Fine calvario mai per chi si difende. Stamattina si è tenuto il processo d’appello di Mario Cattaneo, l’oste di Lodi che nel marzo del 2017 durante una rapina, per difendere sé stesso e la sua famiglia, sparò e uccise un ladro rumeno. Ebbene, la Corte d’appello di Milano, che poteva decidere di mettere finalmente la parola fine sulla vicenda, confermando la sentenza di assoluzione di primo grado, ha invece stabilito di risentire, in data 14 marzo, due testimoni oculari del fatto, ma non due persone qualsiasi, bensì la moglie e il figlio dell’imputato stesso. Tutto ciò a distanza di sei anni dai fatti.

Una decisione legittima, per carità, ma che lascia piuttosto perplessi dato che a distanza di tanto tempo è davvero difficile, oltre che doloroso, dover rivivere una vicenda come una rapina e doverla magari raccontare razionalmente a chi ascolta e analizza per dovere professionale. Quali potrebbero mai essere gli elementi utili che non sono emersi finora? E, qualora anche venissero trovati, esiste il pericolo che si rifaccia il processo daccapo? Impossibile fare previsioni, quel che è certo invece è il dolore di una famiglia stremata.

Una doccia fredda per Mario Cattaneo e per i suoi cari. Il processo si è svolto a porte chiuse, ma all’Osteria dei Amis, dove Mario anche oggi stava servendo i suoi clienti, speravano tutti di potersi liberare di questo peso una volta per sempre. E invece non è andata così. L’avvocato di Cattaneo, Vincenzo Stochino, poco dopo mezzogiorno si è presentato nel locale, ha guadato il suo assistito e con sconforto gli ha detto: “Caro Mario, purtroppo il calvario non è finito. Mi sarebbe piaciuto comunicarti un esito diverso, ma dobbiamo tenere duro ancora per un po’”.

Cattaneo accusa il colpo e rimane in silenzio. Disperazione invece sui volti del figlio Gianluca, che dietro il bancone scoppia in lacrime. E soprattutto della moglie di Cattaneo, Fiorenza, che sembra non voler credere alle sue orecchie. “Io – dice – magari sarò già morta il 14 marzo. Spero davvero di arrivarci al giorno dell’udienza. Ho già dichiarato tante volte quello che è successo per come io l’ho vissuto. Perché devo ripeterlo ancora dopo così tanto tempo? Non so quale altre domande vogliano farmi. Non capisco. Ancora oggi solo ripensare a quello che è successo quella notte mi fa stare male. Mi sento addosso una responsabilità più grande di me. Non ne posso più”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il figlio Gianluca. “Oggi – spiega – è il compleanno di due dei miei figli. Compiono sei anni. All’epoca dei fatti avevano 2 mesi. Il solo pensiero di quello che poteva accadere quel giorno mi toglie il fiato. E oggi mi tocca spiegare a loro e al fratellino più grande, che il nonno è ancora sotto processo per averci difeso. Davvero un bel regalo. Mi piange il cuore”.
Apparentemente più tranquillo invece Mario, anche se ogni tanto si deve sostenere ad una sedia del suo locale. “Ho sempre avuto fiducia nella giustizia e continuo ad averne. Ma mi sembra di subire un accanimento eccessivo. Non capisco. Mi dispiace soprattutto che i miei familiari debbano affrontare nuovamente un interrogatorio in tribunale. Vi assicuro che non è piacevole. Avrei voluto un esito diverso oggi, ma devo guardare avanti”.

All’osteria c’è anche la presidente di Unione Nazionale Vittime, Paola Radaelli, che da sempre è al fianco di Cattaneo. “E’ con profonda amarezza e rabbia – dice – che apprendiamo che il calvario umano e giudiziario di Mario Cattaneo e della sua famiglia ancora non finisce. E quel che è peggio è che non solo non finisce, ma a quanto pare la moglie e il figlio di Mario dovranno testimoniare ancora, essendo costretti a rivivere quell’incubo e a dover sopportare di nuovo un carico di ansia insostenibile a tanti anni di distanza dai fatti. Crediamo sia arrivato davvero il momento di porre fine a questo accanimento giudiziario nei confronti di Mario Cattaneo e, in generale, di tutte le persone perbene che si difendono dai delinquenti. Questo stato di cose non è più tollerabile. E’ oggi più che mai necessario rivedere una volta per tutte, e in maniera davvero efficace, la legge sulla legittima difesa. Ne va della salute e della vita di chi alla tragedia di aver ucciso un uomo, deve aggiungere anche il peso insopportabile di un travaglio giudiziario e umano che dura anni e anni. Unione Nazionale Vittime sarà sempre al fianco di Mario Cattaneo e di chi si difende e si impegnerà in ogni sede per vincere questa importantissima battaglia culturale e giudiziaria”.

Appuntamento al 14 marzo, dunque, con la speranza di un esito diverso. Nel frattempo, all’Osteria dei Amis, Mario e la sua famiglia continueranno ad accogliere gli avventori con quel calore e quel sorriso che nasconde un’agonia che sembra non avere fine.

Nicolò Petrali, 18 gennaio 2023