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Speranza, il talebano del Covid usa i no vax per celare i suoi pasticci

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Al peggio sembra non esserci mai fine. In una imbarazzante intervista rilasciata a Repubblica, in cui il giornalista che l’ha realizzata raggiunge vertici inesplorati di piaggieria, Roberto Speranza ha ribadito il suo attacco virale alla destra, tacciandola di strizzare l’occhio ai cosiddetti no vax.

Incurante del fatto che persino l’Agenzia italiana del farmaco ha svelato l’inganno sui morti attuali ancora conteggiati Covid, ma in realtà deceduti per tutt’altre cause, così inizia la sua solita orazione funebre il ministro della paura per antonomasia: “A volte ci vuole coraggio nel dire la verità. Sarebbe bello dire che la pandemia ha acquistato un biglietto aereo ed è volata via su Marte, ma non è così. In campagna elettorale è scomodo dire che dobbiamo fare ancora i conti con il Covid. Finora Meloni e Salvini nella sostanza hanno strizzato l’occhio ai no vax. Sto chiedendo che si impegnino pubblicamente a continuare con determinazione nella campagna di vaccinazione dopo il 26 settembre. Perché non lo fanno? Quella campagna è patrimonio comune del Paese. Finora sinceramente ho visto troppe ambiguità.”

Dunque, secondo questo genio della letteratura del brivido prestato alla politica, la pandemia è ancora viva e lotta insieme a noi per dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che l’idea di una vaccinazione infinita, seppur al cospetto di un virus che secondo l’Aifa non causa più alcun decesso diretto, rappresenta un patrimonio comune del Paese. Quest’ultimo ovviamente ridotto a repubblica delle banane in salsa sanitaria, secondo i desiderata di Speranza&company. E, parafrasando una celebre canzone di Edoardo Bennato, “chi non salta – e non si vaccina -, è un uomo senza qualità. Al gran ballo del consenso siamo tutti qua, tutti i buoni ed è cattivo chi non salterà – e non si vaccinerà.

Ma al di là della facile ironia su un personaggio politico a dir poco molesto, egli dovrà prima o poi rendere conto a qualcuno circa il colossale danno erariale causato dalla gigantesca montagna di vaccini ampiamente scaduti acquistati sotto la sua lungimirante direzione. Si pensi che solo nel 2022 l’Italia ha comprato ben 138 milioni di dosi di un siero ampiamente obsoleto, quando anche i sassi avevano capito che con l’arrivo di una moltitudine di varianti  esso non avrebbe rapidamente perso ogni efficacia.

Ed il fatto che Speranza voglia coinvolgere i suoi avversari politici nella sua delirante vaccinazione di massa per qualcosa di simile ad un raffreddore, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, potrebbe rappresentare, tra le altre cose, il tentativo di scaricare il barile delle sue enormi responsabilità sul prossimo governo. Governo che quasi certamente non potrà più godere del contributo di questo impresentabile talebano sanitario.

Un talebano sanitario che continua a farsi forte di un concetto di evidenza scientifica tutta sua, laddove il dogma religioso di un vaccino elisir di lunga vita si fonda con il retaggio di antiche superstizioni che con la stessa evidenza scientifica non hanno proprio nulla a che fare. Tutto questo con l’imbarazzante contributo, così come dimostra l’intervista in oggetto, di una grande stampa sempre più somigliante a quella di un lontano regime a cui ancora oggi lo stesso Speranza si ispira.

Claudio Romiti, 29 agosto 2022