Esteri

Stand di Israele oscurati, lo scandaloso sgarbo del governo francese

Teli neri sugli stand delle aziende israeliane. Ira di Tel Aviv: "Decisione scandalosa"

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Come in ogni guerra le notizie si susseguono a un ritmo frenetico al punto che la novità del momento diventa obsoleta e dimenticata dopo poco tempo. Ma ai giorni nostri le Fake News (bufale incartate che nulla hanno a che fare con la squisita mozzarella) vengono lanciate in rete come verità assolute e senza un minimo di controllo creando una spessa coltre di menzogna viscida che si incrosta. Coltre che nel tempo rimane quasi indelebile nelle menti e nei ricordi di chi poi si fa un’idea del mondo in base a fatti mai realmente accaduti o raccontati in maniera completamente diversa da come si sono davvero svolti.

Se a questo aggiungiamo che queste bufale sono spesso riprese senza il minimo controllo anche da testate che fino a poco tempo fa avevano ancora un minimo di autorevolezza, la bufala (non il simpatico bovino) vola nello spazio, nel web e si insinua nella memoria collettiva, soprattutto quella più labile e fondamentalmente ignorante, e nel giro di poco tempo il bifolco più gretto viene ascoltato come fosse il guru mondiale della geopolitica.

Chi non conosce Israele, e soprattutto chi la odia con la scusa dell’antisionismo non antisemita ma che comunque non sopporta gli ebrei, non riesce e non gliene facciamo una colpa perché è al di fuori del raggio d’azione della sua comprensione, a capire che Israele, intesa come popolo, è una nazione che dice quello che pensa e poi fa quello che dice.

Non lo capì Nasser nel 1967 e altrettanto fece Sadat nel 1973 che, se non fosse stato per l’intervento americano, avrebbe visto morire di fame e sete due armate rimaste insaccate nel deserto del Sinai.

Non lo capì Arafat che dopo aver messo il Libano in ginocchio dovette scappare in Tunisia da dove continuò a organizzare terrorismo industriale fino al momento in cui il mondo ritenne giusto dargli il Nobel per la Pace che andò a ritirare in divisa militare.

La giacca e la cravatta erano probabilmente vietati dalle dottrine che diceva di seguire mentre intascava milioni di dollari.

Quando dicevo che Israele è una nazione che dice quello che pensa e poi fa quello che dice intendevo proprio questo, mi permetto di ricordare il famoso disegno che Netanyahu mostrò all’assemblea delle ONU con la bomba, che sembrava quella del coyote che aspetta Bip – Bip lo struzzo, con la famosa linea rossa da non oltrepassare.

Tante furono le prese in giro e i meme che si susseguirono in maniera virale dopo quel discorso, talmente tanti che riuscirono ad offuscare ciò che il Primo Ministro dello Stato Ebraico aveva cercato di dire al mondo: non permetteremo all’Iran di avere la bomba atomica perché ci vuole distruggere.

Era chiaro il pensiero e il proposito, ma si preferì, come si dice spesso per smorzare i termini, buttarla in caciara.

E mentre il mondo preferì ridere e guardare altrove Israele continuava con la preparazione di ciò che sta accadendo in questi giorni: la distruzione del programma nucleare iraniano e, se possibile, aiutare a dare una spallata al regime degli Ayatollah che da 50 anni tiene una delle nazioni più belle al mondo sotto il tallone della dittatura religiosa.

Ora quel momento è arrivato e chi per odio verso l’antisionismo non antisemita ma che non sopporta gli ebrei e per andare contro Israele si dichiara oggi al fianco degli Ayatollah dovrà, speriamo in tempi brevi, chiedere scusa a un popolo, quello persiano, che invece vede i “cattivi sionisti” come gli unici alleati capaci di aiutarli a scrollarsi di dosso il regime dittatoriale delle torture, degli stupri delle donne prima della loro esecuzione e delle impiccagioni, programmate sempre la domenica e il giovedì, degli oppositori, delle lesbiche e degli omosessuali con buona pace dei gay pride al segno di free free palestine

Personaggi che non provano la minima vergogna nello schierarsi al fianco di un regime sotto il quale si perde la vita se si esce di casa senza uno straccio sulla testa. Personaggi che dovrebbero vergognarsi e, sia chiaro fin d’ora, le loro scuse prossime future non saranno accettate.

Detto tutto questo per dovere di cronaca è necessario riportare un minimo di verità accertata: è una questione di coscienza.

Durante la notte l’Iran ha lanciato dozzine di missili mirando specificatamente zone civili abitate dalla popolazione e non, al contrario di ciò che sta facendo in questi giorni l’aeronautica israeliana, obiettivi militari.

Solo ieri sera sono state registrate 5 vittime e 90 feriti a Petah Tikva e Bnei Brak, città che non hanno nel loro hinterland alcun obiettivo militare. Vittime civili che si vanno ad aggiungere agli altri civili che hanno perso la vita o sono rimasti feriti perché i missili degli Ayatollah, come dall’altro anche quelli di Hamas e di Hetzbollah, sono puntati contro la popolazione civile che se non avesse avuto l’ombrello protettivo avrebbe pagato un tributo di sangue molto più grave.

Considerando che i destini del mondo si stanno giocando fra Teheran e Gerusalemme, oggi anche la Francia ha voluto, per dirla alla Andy Warhol, i suoi cinque minuti di celebrità.

Infatti ieri sera, alla vigilia dell’apertura del Salone aeronautico di Parigi, gli organizzatori della fiera a nome del governo francese, probabilmente gli schiaffi presi dalla moglie non hanno ancora fatto rinsavire il presidente Macron, hanno ordinato la rimozione delle armi offensive dai padiglioni dell’industria della difesa israeliana.

Non è la prima volta che lo fanno, per cui non sono stati neanche originali.
Per ben due volte hanno perso davanti ai tribunali francesi le cause intentate, ma continuano imperterriti.

Il Direttore generale del Ministero della Difesa, Amir Baram ha informato gli organizzatori di respingere la richiesta e di sentirsi libero di mostrare sullo spazio espositivo pagato anticipato e a caro prezzo tutto ciò che doveva andare in esposizione, comprese le armi offensive.

In risposta, i francesi hanno costruito un muro nero che blocca i padiglioni israeliani e crea una separazione tra questi e gli altri.

L’azione unilaterale è stata condotta nel cuore della notte, dopo che i padiglioni erano già stati allestiti.

In ogni caso è risaputo, si possono inventare tutti i muri che si vogliono, lo stand Israele in queste mostre è sempre il più seguito e visitato con buona pace di Macron e della sua cerchia.

Ah dimenticavo, le aziende non israeliane che partecipano all’esposizione espongono armi offensive. Si è trattato di un’azione deliberata contro Israele. Vive la France.

Michael Sfaradi, 16 giugno 2025

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