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Stefania Prestigiacomo, l’onorevole che confonde

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Stefania Prestigiacomo salendo sulla SeaWatch dà ragione a De Benoist e Pilati e torto ai suoi elettori. Più prosaicamente, vedere un esponente storico di Forza Italia che ritiene di combattere il governo guidando un gommone assistita da un esponente di Rifondazione comunista (oggi si dice Leu) e un ipereuropeista (oggi lo sono i radicali) non fornisce un messaggio chiaro all’elettore di centrodestra. Si tratta, al contrario, di un propellente favoloso a favore dei populisti.

Per un momento dimentichiamoci delle ragioni e dei torti e guardiamo al gesto, al segnale. Alain de Benoist nel suo Populismo ha dato, secondo chi scrive, una risposta convincente alla nascita e alla proliferazione dei movimenti populisti. L’intellettuale francese ha più o meno scritto che i partiti tradizionali di destra e di sinistra nell’ultimo quarto di secolo hanno dato agli elettori l’impressione di essere perfettamente interscambiabili: le loro classi dirigenti si confondevano nei loro colori e si cooptavano vicendevolmente nella gestione del potere. Insomma l’uno valeva l’altro.

Antonio Pilati, in un suo recente saggio sulle élite, ha aggiunto un pezzetto al ragionamento, sostenendo che l’intesa era allargata alle cosiddette authority indipendenti e non elette. In un impasto che, semplificando, i populisti (invenzione confindustriale) definiscono Casta, establishment. Insomma chi è in grado di distinguersi riesce ad ottenere i consensi necessari per governare.

Proprio Silvio Berlusconi, venticinque anni fa ha saputo vincere per la sua originalità, per la capacità di distinguersi e rappresentare il popolo. Fuori dagli schemi e dalla buona opinione dell’allora classe dirigente. Ha inoltre saputo occupare un’area di centrodestra che rischiava di essere schiacciata dagli eredi del Pci. Come è possibile coniugare il messaggio di un movimento politico che ha iniziato la sua carriera con uno schiaffo, con una contrapposizione plastica (copyright Galli della Loggia) alla sinistra con l'”ardita” manovra di Siracusa in compagnia dei comunisti? Quel gommone a guida forzista confonde. La politica è fatta di simboli, di messaggi. La gioiosa macchina da guerra di Occhetto è stato un grande spot per il Cavaliere, che l’ha sconfitta. Il gioioso gommone d’assalto della Prestigiacomo (che per la verità ha sempre avuto una posizione libera verso le ortodossie forzaitaliste) rischia al contrario di regalare una vittoria facile ai cugini Leghisti.

Per paradosso, se Forza Italia stesse con l’accoglienza dei sindaci di Lampedusa, con i suoi medici, e considerasse autoritari gli atteggiamenti sull’immigrazione, prenderebbe una posizione politica ovviamente legittima. Ma per quale motivo gli elettori dovrebbero scegliere la copia rispetto all’originale?

Il decreto dignità ci riporta indietro agli anni 70, il reddito di cittadinanza ai diciottenni è una follia assistenziale, l’equivalenza dei principi attivi farmaceutici uno schiaffo alla ricerca, il ritardo sulla Tav è criminale per un Paese che non cresce e la pressione fiscale sale nonostante le promesse.

Solo per citare alcuni campi in cui forse una forza liberale potrebbe far valere le proprie ragioni rispetto alle scelte dissennate del governo.

Nicola Porro, Il Giornale 29 gennaio 2019