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Stop al finanziamento dei quotidiani? È giusto

Ma dove sta scritto che, per l’eternità, il Manifesto debba ricevere 3 milioni di euro l’anno? O Libero 3,7? O Avvenire, il quotidiano dei vescovi, 5,9? Sia chiaro: con enorme rispetto per queste e per ogni altra testata. Si tratta di denaro pubblico. Anzi, come diceva l’immensa Margaret Thatcher, “il denaro pubblico non esiste: esiste solo il denaro dei contribuenti”. Quindi sono soldi delle tasse degli italiani.

Prospettare il taglio dei finanziamenti all’editoria in una logica vendicativa (“scrivi contro di me? E allora niente soldi”) sarebbe certamente un errore da parte di qualunque governo: ma, depurando un’eventuale iniziativa in questo senso da qualsiasi retrogusto punitivo, si tratterebbe invece di una limpida e auspicabilissima riforma liberale.

Vale per i partiti, per i sindacati, per le confessioni religiose, per la stampa: occorre creare le condizioni affinché possano liberamente fiorire e prosperare, esprimersi e cercare consenso in una società aperta. Ma – al contrario – non c’è alcuna ragione per cui tutti i cittadini debbano essere obbligati a finanziare anche le opinioni che non condividono.

Se voglio la vita di un certo giornale, lo compro. Se mi piace un partito o un sindacato, mi iscrivo. Ma non vedo perché, con le tasse di tutti, debba esserci un balzello generalizzato e un sussidio (a volte perfino selettivo) nei confronti dell’una o dell’altra testata o organizzazione o associazione.

Tutto ciò, a ben vedere, non produce solo lo sperpero di soldi dei cittadini, ma anche una progressiva parastatalizzazione dei soggetti finanziati: più ricchi, certamente, ma meno liberi e indipendenti, aggrappati alla generosa mammella pubblica.

Daniele Capezzone, 15 ottobre 2018

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9 Commenti

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  1. Complimenti al liberale Nicola Porro per aver pubblicato questo articolo assai illiberale. Ma il contenuto è assai contestabile. Nel senso che se ci trovassimo una società dove c’è un panorama di industrie e imprenditori liberi, totalmente svincolati dalla politica, questo sarebbe possibile. Ma in Italia non è così. Vorrei ricordare che non è gratis l’informazione critica né è ovvio che esista in una società organizzata. La nostra democrazia si basa su tre assi storici: potere legislativo, potere giudiziario, potere esecutivo. Servizi per i quali laicamente il cittadino paga con le tasse. Ma accanto a questi da circa un secolo e mezzo si impone anche l’informazione, la stampa (secondo un’antica dizione), il giornalismo. Ebbene, si tratta di un servizio che ha un costo. Non vedo perché lo Stato non debba sostenere parzialmente le spese. Grazie dello spazio liberamente concesso.

    • Per lo stesso motivo per cui non vedo perché’ lo Stato non sovvenziona i gestori di telefonia mobile. Anche loro, forniscono informazione. Se il quotidiano X e’ peggiore del quotidiano Y e’ bene che fallisca e non sia a carico del contribuente. Cosi’ funziona in Usa cosi’ funziona in UK.

  2. Perché lo stesso ragionamento non si applica alla Rai dato che il pagamento in bolletta Enel è coatto anche se l’utenza non ne gradisce i contenuti?

  3. Giustissimo!!! Non è corretto finanziare all’infinito un’impresa. Quindi sarebbe doveroso e giustissimo, dopo enne salvataggi falliti, portare i libri in tribunale di Alitalia e anche di Atac. Oppure la regola vale solo per i giornali ?

  4. Dipendesse da me esisterebbe solo il lavoro a “cottimo”…
    Sarebbe giustissimo togliere questo e tanti altri finanziamenti spesso occulti (alle ferrovie, ad es.).
    Scommettiamo che se anche lo faranno poi con altro nome lo reintrodurranno?

  5. Trattasi di riflessione da analfabeta della democrazia, come del libero pensiero. L’informazione critica è uno dei quattro assi su cui si poggia uno Stato libero e democratico. Noi giustamente paghiamo per avere il servizio del potere giudiziario, del potere legislativo ed esecutivo. Non vedo perché non dovremmo pagare per il decisivo pilastro dell’informazione critica. Sicuramente è il mercato a sostenere nei fatti le imprese editoriali, ma in un paese come l’Italia, se nin ci fosse un contributo dello stato nessun organo d’informazione potrebbe tenersi in piedi. E questo perché abbiamo un mondo delle imprese troppo legato alla politica e immaginare un editore puro è fantasia. Ma Porro queste cose non le sa?

  6. Sono un imprenditore e nella mia vita ho fatto tante attività.
    NESSUNO MI HA MAI AIUTATO!
    Quando ero in difficoltà mi sono dovuto vendere pure il fondoschiena!
    Perchè taluni devono ricevere aiuti e altri no?
    Assurdo.
    Venditori di chiacchiere MANTENUTI CON I MIEI SACRIFICI!
    Mentre io facevo i debiti con le banche che mi succhiuavano fino al 30% di interessi, i giornali godevano di finanziamenti per sporcare della carta.
    Che voltastomaco.

  7. Giusto!concordo pienamente. Ma aggiungerei anche di togliere i giornali omaggio offerti da trenitalia(tipo repubblica messo nei sedili dei vagoni) e altre iniziative di carattere pubblico, ricadendo sempre sulle tasche dei contribuenti. Una riforma coraggiosa dovrebbe muoversi in tal senso,altrimenti è una riforma “zoppa”. Grazie e buona giornata

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