Scuola

Studenti anti-maturità? Imparate il valore dell’umiltà

Non compete agli studenti sindacare e condannare senza appello la valutazione dei loro docenti

suor monia maturità
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Dai giovani ecovandali il passaggio ai giovani che rifiutano di sostenere il colloquio di Maturità è dietro l’angolo. Purtroppo. Temo fortemente, infatti, che si stia innescando una moda tra i giovani che sostengono il colloquio all’esame di Stato, ossia quella di presentarsi al colloquio e di fare scena muta. Quando la cronaca non riferisce di un solo episodio ma di un episodio ripetuto, ciò significa che il meccanismo dell’emulazione è scattato: come sappiamo, si tratta sempre di un’emulazione in negativo, non in positivo. Francamente non condivido neanche le ragioni che stanno dietro a questi comportamenti, anche perché non compete agli studenti sindacare e condannare senza appello la valutazione dei loro docenti.

È chiaro che il percorso di crescita è fatto di continui confronti che a volte divengono anche scontri, tuttavia, se pensiamo al nostro percorso scolastico, ci è capitato di non condividere la valutazione di una prova: non per questo abbiamo fatto scena muta all’esame o abbiamo scritto una lettera alla presidente di Commissione per contestare il trattamento subito. Tutte le esperienze in cui abbiamo sperimentato una insoddisfazione o in cui ci siamo sentiti incompresi sono servite, e lo si comprende solo a distanza, a farci crescere e a rafforzare il carattere. Spesso capita che alcuni docenti, animati dalle migliori intenzioni, instaurino con gli studenti un rapporto troppo ovattato: il risultato è che, quando lo studente si interfaccia con docenti con personalità diverse, lo stesso studente si trova impreparato e l’impreparazione emotiva fa scattare il meccanismo di difesa basato sull’accusa dell’adulto.

Se si vuole veramente apportare un cambiamento, e affermo questo a testa alta, perché è quanto faccio ogni giorno, occorre sempre agire dall’interno del sistema, mai dall’esterno. Agire dall’esterno fa ridurre il tutto ad un gesto plateale, agire dall’interno richiede, invece, volontà, determinazione e forza d’animo. La logica che sta dietro la moda che prende il nome di before I deve essere fermata in tempo: si tratta di un pensiero pericolosissimo, in quanto ispirato all’egoismo, alla egolatria, dinamiche che contraddicono al senso di responsabilità che ogni cittadino ha nei confronti dell’altro.

Bene, dunque, ha fatto il ministro Valditara a dire che chi si rifiuta di sostenere il colloquio all’esame di Stato deve ripetere il quinto anno e l’esame. Cari giovani, studiate, riflettete, fate uso del pensiero critico ma in positivo, ossia cercando di impegnarvi nel migliorare quegli aspetti che voi ritenete bisognosi di miglioramento. E, mi permetto, imparate anche il valore dell’umiltà che non nega le capacità della persona ma, al contempo, ne fa comprendere i limiti, spingendo ciascuno di noi a migliorarsi.

Suor Anna Monia Alfieri, 11 luglio 2025

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