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Superbonus, i numeri che parlano più della manovra stessa

Se il bilancio è già impegnato prima ancora di iniziare, il dibattito diventa un gioco delle parti: il punto a bocce ferme

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Se vogliamo capire i limiti della manovra finanziaria di oggi, dobbiamo confrontarci con l’eredità di ieri. Il Superbonus non è solo un ricordo politico: è un impegno fino al 2030 e oltre, che continua a condizionare la nostra capacità di reagire, innovare e crescere. Meloni ha ereditato la normalizzazione, l’inflazione alta 2022-2023, la crisi energetica, il ritorno delle regole UE e una zavorra ciclopica, ovvero crediti fiscali del Superbonus 110% (introdotto dal Governo Conte II nel Decreto Rilancio 2020) prorogato e rimodulato da Draghi è stato progressivamente bloccato dal Governo Meloni (stop alla cessione del credito dal 2023, estensione rateizzazione detrazioni per spese 2024-2025 da 4 a 10 anni).

Il costo totale dell’intervento più delirante nella storia economico/finanziaria del nostro paese è arrivato a 126 miliardi di euro di detrazioni nette maturate (dato Enea/CGIA 2025). Nel solo 2025 l’impatto annuo è stimato intorno ai 38 miliardi, con strascichi fino al 2036. Il Superbonus ha generato:

  1. Un’esplosione incontrollata dei costi (previsioni iniziali 35 miliardi, reali oltre 128 miliardi), con frodi (circa 15 miliardi sequestrati) e abusi sulla cessione crediti.
  2. Impatto devastante sui conti pubblici: peggioramento deficit 2023 (+1,8-2% PIL extra rispetto a previsioni), debito/PIL gonfiato (salito a 137-138% proiezioni 2025-2026 per la compensazioni dei crediti).
  3. Redistribuzione regressiva, beneficiando prevalentemente proprietari di immobili (spesso seconde/terze case) e i redditi medio-alti.
  4. Effetto recessivo attuale con il crollo settore costruzioni (-27% previsto 2024-2025 secondo Cresme), con perdita occupazione e minor gettito fiscale.

Come è stato affrontato questo problema?

DRAGHI – approccio tecnico, espansivo post-Covid. Prorogò e razionalizzò il Superbonus (decalage aliquote, limiti per villette) per sostenere crescita, ma i costi esplosero proprio nel suo biennio (crediti “pagabili” imputati interamente agli anni di maturazione).

MELONI – impronta politica marcata su protezione ceto medio produttivo e famiglie. Ha dovuto assorbire l’eredità Superbonus (blocco cessione crediti, rateizzazione lunga), limitando drasticamente i margini di manovra: le riduzioni fiscali sul lavoro (25 miliardi annui) sono state possibili solo “nonostante” i 40 miliardi annui di Superbonus residui.

Il ceto medio ha beneficiato con Draghi di riforma Irpef immediata. Con Meloni vantaggi più mirati sul lavoro (netto busta paga), ma erosi da fiscal drag e pressione fiscale record (42,6-42,8% 2024-2025), proprio perché risorse deviate su Superbonus residuo.
Crescita forte con Draghi grazie rebound + incentivi edilizi. Debole con Meloni (0,7-1% annuo), con debito stabilizzato ma gonfiato da Superbonus (proiezioni UE: 136,4% 2025 → 137,9% 2026).

Draghi ha potuto operare una riduzione fiscale ampia (~15-16 miliardi tra Irpef/cuneo) in contesto espansivo, prorogando però il Superbonus che ha generato l’esplosione costi. Meloni ha reso permanenti quelle misure sul lavoro con spesa simile a regime, ma in economia stagnante e con vincoli come il Superbonus che ha “mangiato” margini per 38 miliardi annui, rendendo le sue manovre meno percepibili. Senza questa eredità, i tagli fiscali sul ceto medio produttivo sarebbero stati più incisivi; invece, l’assorbimento crediti ha costretto a priorità rigide, con pressione fiscale ai massimi storici.

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CONCLUSIONE: Tutto quello che si vede e si ascolta in questi giorni tende a dimenticare contesti e retaggi. Ascoltare il M5S muovere critiche alla manovra alla luce del suo ruolo attivo nella generazione di un disastro come il Superbonus 110% quasi commuove! I governo Conte II è responsabile della zavorra attuale e il Superbonus ha un padre: Riccardo Fraccaro, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio del governo già nel Conte I, che ha avuto un ruolo centrale nella sua ideazione e promozione politica e se Fraccaro è il padre, Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico dell’epoca, è la madre che ha firmato i decreti sui requisiti tecnici (scellerati… come dimenticare i 2 Castelli!) per accedere al Superbonus. Roberto Gualtieri, (PD) era il ministro dell’Economia e delle Finanze che avallò il tutto. Così tanto per non dimenticare…

Giulio Galetti, 20 novembre 2025

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